Mantra per l’Agnya chakra

Cristo e Madre MariaL’Agnya chakra è sito a livello dell’ipotalamo e corrisponde alla famosa “Porta stretta” di cui parlò Gesù Cristo. Questa definizione deriva dal fatto che le tensioni dei pensieri tendono a gonfiare i due lobi corrispondenti alla terminazione del lato destro e del sinistro; in questo modo il canale centrale è occluso e impedisce l’ascesa della Kundalini verso il Sahasrara chakra (Il Settimo Cielo) e quindi dell’attenzione verso un livello superiore. Così l’attenzione rimane intrappolata nella rete di pensieri costruita nella mente.
Il nostro compito – arduo compito – è di riuscire a ridurre i pensieri fino a giungere ad uno stato di consapevolezza senza pensieri. È un compito arduo, ma non impossibile, se no non staremmo qui a parlarne. Per alcune persone è più facile che per altre, ma tutti possono riuscire ad ottenere questa silenzio mentale.
Rinunciare ai pensieri potrebbe sembrare una cosa assurda, in quanto si è talmente convinti che essi siano una guida da sembrare quasi impossibile poterne fare a meno. Ma una volta che si riesce a stabilizzare questo stato di consapevolezza senza pensieri, ci si rende conto che quella convinzione era sono una falsa idea: non solo si può fare a meno di quella marea di pensieri che inondano la nostra testa, ma riusciremo a vivere davvero molto ma molto meglio.

In questa sezione, vedremo quali sono i mantra che aiutano a ridurre la pressione esercitata dall’EGO e dal SUPEREGO. L’ego si manifesta nell’Agnya destro, ma è localizzato nella parte sinistra e frontale della testa; il superego si manifesta nell’Agnya sinistro ed è localizzato nella parte destra e posteriore della testa. Questo è molto importante da ricordare nel momento in cui, dicendo i mantra, volessimo portare la mano in corrispondenza del chakra.

Bija Mantra

Per primi andiamo a vedere i Bija Mantra. Bija significa seme e il bija mantra è il mantra base del chakra, in quanto usa dei suoni base, elementari; esistono per tutti i chakra e verranno poi visti tutti in una lezione a parte. Però vorremmo anticipare quelli per l’Agnya chakra perché vengono comunemente usati in Sahaja Yoga (vedi Friends).
Essi sono Ham e Ksham. Ham significa “Io sono” e si riferisce all’Agnya sinistro; Ksham significa “Io perdono” e si riferisce all’Agnya destro.
Un “trattamento” che si fa con questi due bija mantra è il seguente: si usa dare dei colpetti (leggeri) con le mani sui lati della testa; mentre si colpisce il lato destro si dice “Ham”, mentre si colpisce la sinistra si dice “Ksham”; si ripete per un po’ di volte.

Neti Neti

Un altro mantra breve (se si può definire così) è Neti. Neti significa “non questo” e di solito si dice “neti neti”, oppure anche in italiano “non questo, non questo”. I pensieri non vanno bloccati, non si deve fare uno sforzo, ma vanno lasciati andare.
Come si usa dire: lascia scorrere. Questo detto è davvero indicato.

Mantra sui principi sottili

Questi sono i mantra che fanno uso dei nomi dei principi sottili per beneficiare i nostri chakra. I principi sottili li abbiamo visti nella lezione Agnya chakra: simboli e tradizioni. Per il centro sono Shri Maria e Shri Gesù (lo chiameremo Yeshu nel mantra, ma si può dire tranquillamente Gesù); per il sinistro Shri Mahavira; per il destro Shri Buddha; aggiungiamo qui Shri Mahaganesha per l’Agnya posteriore (alla nuca).
Quindi i mantra sono:

OM Shri Maria Yeshu Namo Namaha

OM Shri Mahavira Namo Namaha

OM Shri Siddhartha Gautama Buddha Namo Namaha

OM Shri Mahaganesha Namo Namaha

Per il principio dell’Agnya destro, che è Gautama Buddha, si possono usare anche i seguenti mantra tradizionali (“sha” si legge “scia”; “cha” si legge “cia”, e in “chha” va pronunciata anche la ‘h’ in mezzo – l’acca è pronunciata come suono aspirato proprio come in inglese):

Buddham sharanam gachhami
mi arrendo al mio essere illuminato/realizzato (ovvero il mio Sé)
Dharmam sharanam gachhami
mi arrendo alla legge assoluta di rettitudine detta dharma
Sangham sharanam gachhami
mi arrendo all’essere collettivo (dato da tutti gli esseri realizzati)
Satyam sharanam gachhami
mi arrendo alla Verità

Affermazioni

La prima e fondamentale affermazione per l’Agnya (l’abbiamo vista nella prima meditazione) è:

Io perdono

ovvero

Io perdono tutto e tutto, anche me stesso

Per il lato sinistro possiamo usare la seguente affermazione, che – precisiamo – va detta senza sentirsi in colpa:

Dio, per favore, perdona tutti i miei errori; aiutami a liberarmi dall’attaccamento al passato e dai falsi condizionamenti.

Per il destro:

Io perdono tutti e me stesso. Dio per favore liberami da tutte le mie ambizioni, dalle mie proiezioni verso il futuro e da tutti i dubbi.

Io non sono questi pensieri.

Per concludere, ma non meno importante, vi indicheremo come ottimo trattamento per l’Agnya chakra proprio la preghiera che ci ha insegnato Gesù Cristo (dopotutto è venuto sulla terra proprio per insegnarci il perdono!); infatti, ognuna delle parti di questa preghiera va ad agire su un aspetto sottile del chakra. Per esempio parla di perdono – Rimetti a noi i nostri debiti… , di arresa al Divino – sia fatta la Tua Volontà…  ecc.
Al di là del nostro credo (cattolico, tendenzialmente ateo o altro), possiamo verificare da noi stessi, in meditazione, se questa preghiera ha un effetto positivo sul nostro Agnya o meno.
Potete recitarla come la conoscete.
A me viene da recitarla in un modo leggermente differente (un po’ sulla scia della traduzione inglese): mi sembrava strano parlar di debiti e per cui ho scritto “perdono”. Ma, ripeto, che uno segua quello che sente nel proprio cuore e va benissimo.

Padre Nostro che sei nei Cieli,
sia adorato il Nome Tuo,
venga il Tuo Regno,
sia fatta la Tua Volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il pane quotidiano.
Perdonaci come noi perdoniamo gli altri.
E non ci indurre in tentazione, ma liberaci da ogni male.
Perché Tuo è il Regno, Tua è la Potenza e la Gloria nei secoli.
Amen.

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5 commenti

  1. Ciao,

    Anche raggiungendo la stato di consapevolezza senza pensieri diciamo “stabilmente” ci sarà sempre la stessa vita frenetica da gestire, il compromesso con le “cose materiali”:dover lavorare per vivere, dover pensare alla famiglia, siamo pur sempre qualcosa di fisico in questa realtà.

    E poi ad esempio nel mio caso, il lavoro non mi permette tanti altri spazi (a volte non riesco a seguire il “corso”) a causa degli orari.

    Come si può conciliare l’insegnamento di Sahaja Yoga con la vita superfrenetica di tutti i giorni?

  2. Ciao Marco. Se comprendo correttamente il tuo dubbio affermi che la vita è ormai così frenetica che anche ritagliarsi il tempo per meditare può risultare difficile o può sembrare una perdita di tempo a fronte di tutte le cose che una persona deve fare durante la giornata. Per me che sono una persona tendenzialmente iperattiva, meditare è diventato fondamentale proprio per vivere al meglio le mie giornate “intense”. Se non riesci a partecipare ai corsi un validissimo supporto può essere questo sito dove puoi fare le lezioni on line): io lo visito periodicamente (anche se partecipo ai corsi ) per vedere se ci sono nuovi discorsi o esercizi. Quanto al conciliare l’ insegnamento di sahaya yoga con la ns vita frenetica per me è fondamentale proprio per imparare il distacco dalla frenesia e quindi, in ultimo, per vivere più serenamente e con gioia piena ogni evento positivo della giornata (o con meno paura o angoscia i fatti negativi). MI spiego meglio: al mattino non riesco a svegliarmi quasi mai in tempo per meditare quei 10 minuti in modo da iniziare la giornata “centrata” : appena arrivo in ufficio, però, vado in bagno dove mi alzo la kundalini, mi faccio i 7 bandan e, davanti allo specchio, chiedo al mio sè di guidarmi lui, di mantenermi “connessa con il mio spirito”, testimone del suo operare. Così quando durante il lavoro mi capita magari di arrabbiarmi cerco di portare l’ attenzione sulla mia kundalini e di affidare a lei il mio problema: questo mi consente di cambiare prospettiva e solitamente mi “giungono” ottime intuizioni sulle soluzioni possibili. Oppure prova, dentro di te, quando qualcuno ti offende, con tutto il cuore a cercare il perdono anzichè la controaggressione: è difficile, lo sa (a me, purtroppo riesce ancora troppo raramente) , ma, quando succede a livello di benessero psico fisico è fantastico. Per concludere mi viene in mente una frase che ho letto in un discorso di shri matayi (non ricordo le parole esatte ma ti riporto il concetto) :”in consapevolezza senza pensieri resti nel mare delle emozioni ma esse non ti travolgono perchè non ci sei più dentro ma sopra, su una barca…le guardi distaccato”. Distaccato non nel senso di “freddo” privo di emozioni, ma centrato dentro di te per cui il “marasma” che c’è fuori non ti tocca (nella migliore delle ipotesi) o ti “tocca” molto meno. Questa al mia esperienza. ciao

  3. Pur trovando un enorme beneficio nel praticare sahaja yoga mi chiedo se è possibile continuare a professare la propria fede, nel mio caso la religione cattolica, seguendo questa filosofia di vita.
    Quindi chiedo è normale che sorgano dei dubbi in proposito?

    1. Certo che puoi. Però è chiaro che se Gesù ha avuto un ruolo così importante, quale quello di aprire l’Agnya chakra (a livello universale e quindi per tutti gli esseri umani, sia quelli che lo riconoscono o meno), allora è importante dirlo.

  4. Ciao Silvana! Vorrei sapere cosa ne pensi del viaggio astrale, mi puoi dire un po’ di cose su questa tecnica? è pericoloso? Grazie in anticipo 🙂

    (Scusa se lo scrivo qui ma mi è venuto in mente dopo che meditavo sull’ Agnya chakra)

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