Il vaso spaccato

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13 settembre 2010 In Racconti

Portatore d'acquaUn portatore di acqua in India aveva due grandi vasi, ognuno penzolante all’estremo di un asse che egli portava sulle sue spalle. Uno dei due vasi era di perfetta manifattura e non aveva mai provocato alcuna perdita. L’altro, invece, aveva una fessura e nel tempo impiegato dal portatore per raggiungere la casa del suo padrone, perdeva così tanta acqua che rimaneva pieno solo per metà!
Questa storia andò avanti per ben due anni, ogni giorno, con il portatore che consegnava al suo padrone solo un vaso e mezzo di acqua. Naturalmente il vaso perfetto era orgoglioso del suo successo. Mentre il povero vaso spaccato si vergognava da morire della sua imperfezione e si autocommiserava per il fatto di essere in grado di portare a compimento solo metà del suo compito.

Dopo due anni di quello che il vaso credeva essere un amaro fallimento, un giorno in cui erano vicino al torrente esso infine parlò al portatore d’acqua: “Mi vergogno così tanto di me stesso e voglio chiederti scusa”. “Perché?” si meravigliò il portatore “di cosa ti vergogni?”. Esso rispose sospirando: “Negli ultimi due anno sono stato capace di consegnare solo metà del mio carico a causa della mia crepa che determina la fuoriscita dell’acqua lungo la strada verso la casa del padrone. A causa dei miei difetti, tu devi fare tanto lavoro, senza prendere il completo compenso che meriti per esso”.
Il portatore d’acqua si sentì dispiaciuto per il vaso spaccato e pieno di compassione disse: “Come ritorneremo verso la casa del padrone, vorrei che tu notassi i bellissimi fiori lungo il cammino”.
Invero, come essi si avviarono su per la collina, il vecchio vaso rovinato notò il sole riscaldare i bellissimi fiori selvatici che popolavano il lato del cammino e questo lo confortò un po’. Ma alla fine del sentiero, esso si sentiva ancora a disagio perché ancora una volta aveva perso metà del suo carico e di nuovo il vaso si scusò per il suo fallimento.

Fiori selvatici

A questo punto, il portatore disse: “Non hai notato che i fiori si trovavano solo sul tuo lato del cammino, ma non sul lato dell’altro vaso? Questo è perché ho sempre saputo del tuo difetto, ma ne approfittato. Ho piantato dei semi di fiori sul tuo lato del cammino e, ogni giorno, mentre ci avviavamo di ritorno dal torrente, tu li hai annaffiati. Per due anni, ho potuto raccogliere questi bellissimi fiori per decorare la tavola del padrone. Se tu non fossi stato come sei, non avrei potuto abbellire la sua casa come ho fatto!”.

Racconto indiano



di Silvana Donato

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