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Sai che gli alberi parlano?

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3 maggio 2011 In Racconti

Nativi americaniSolo se facciamo silenzio possiamo ascoltare.

Quello che chiamiamo “consapevolezza senza pensieri” (Nirvichara Samadi) non è altro che uno stato in cui siamo vigili e in completo silenzio interiore. Quando la mente si acquieta, noi siamo pronti a ricevere, ovvero ad ascoltare e comprendere i suoni della Natura.
I nativi americano lo sapevano bene, avevano imparato a conoscere il mondo intorno a loro, a recepirne tutti i suoi segreti, ad essere in completa armonia con esso.

Ma se non siamo ancora così, possiamo sempre diventarlo, con il semplice desiderio e un po’ di pratica. Tutto è pronto dentro di noi per raggiungere una dimensione più profonda e sottile del nostro essere e per connetterci con il “Tutto”.

Ecco alcuni estratti da “Sai che gli alberi parlano?” una raccolta di testimonianze di alcuni indiani d’America.

***

SAI CHE GLI ALBERI PARLANO? Sì parlano, parlano l’uno con l’altro, e parlano a te, se li stai ad ascoltare.
Ma gli uomini bianchi non ascoltano. Non hanno mai pensato che valga la pena di ascoltare noi indiani, e temo che non ascolteranno nemmeno le altre voci della Natura. Io stesso ho imparato molto dagli alberi: talvolta sul tempo, talvolta qualcosa sugli animali, talvolta qualcosa sul Grande Spirito.
Tatanga Mani
Capo della Tribù Stoney – Canada

L’EDUCAZIONE AL SILENZIO, al tacere, iniziava molto presto. Insegnavamo ai nostri bambini a sedere in silenzio e a gioirne. Insegnavamo loro a utilizzare i sensi, a percepire i diversi odori, a guardare quando all’apparenza non c’era nulla da vedere, e ad ascoltare con attenzione quando tutto appariva totalmente tranquillo.
Un bambino che non sa sedere in silenzio, è rimasto indietro nel suo sviluppo.
Un comportamento esagerato, appariscente, noi lo respingevamo come falso, e un uomo che parlava senza pause era considerato maleducato e distratto.
Un discorso non veniva mai iniziato precipitosamente né condotto frettolosamente. Nessuno poneva affrettatamente una domanda, fosse stata anche molto importante, e nessuno era costretto a dare una risposta. Il vero modo cortese di iniziare un discorso, era un momento di silenziosa riflessione insieme; ed anche durante i discorsi, facevamo attenzione ad ogni pausa, nella quale un interlocutore rifletteva e pensava.
Per i Dakota il silenzio era eloquente. Nella disgrazia e nel dolore, quando la malattia e la morte offuscavano la nostra vita, il silenzio era un segno di stima e di rispetto; altrettanto quando ci colpiva l’incantesimo di qualcosa di grande e degno di ammirazione.
Per i Dakota il silenzio aveva una forza ben più grande della parola.
Orso in Piedi, tribù dei Dakota

A CHE COSA CI SERVE IL TEMPO?

Allora, nei tempi antichi,
non ne avevamo mai bisogno.
Noi ci orientavamo secondo il sorgere
e il calar del sole.
Non dovevamo mai affrettarci.
Non avevamo mai bisogno di guardare l’orologio.
Non dovevamo essere al lavoro
ad una determinata ora.
Noi facevamo quello che doveva essere fatto
quando per noi era opportuno.
Ma stavamo attenti a farlo
prima che il giorno volgesse al termine.
Noi avevamo più tempo,
poiché il giorno era ancora intatto.
Scott Eagle, 11 anni



di Silvana Donato

Ci sono 2 commenti

  1. angela spissu scrive:

    Bello!
    è nel silenzio che l’anima viene purificata e nutrita
    è nel silenzio che il cuore s’espande nel profondo per elargire amore al mondo
    è nel silenzio che l’intelligenza intuitiva si sviluppa ed abbraccia la conoscenza pura
    è nel silenzio che l’Io si immerge in Dio

  2. ERIKA CIONI scrive:

    “Grazie”, Silvana!
    Hai riportato alla memoria uno dei miei libri preferiti e che, insieme a “Il Vento è mia Madre”, mi fa compagnia dal lontano 1999!
    “Brava”…un momento di magica sospensione e “Riconoscimento” per chi sa, da sempre, che “Il Silenzio” – Quello Vero! – Educa e Rigenera.
    Ed è in questa “Pausa” di Magnifico Silenzio che Abbraccio Te e Tutti coloro che presteranno Vera Attenzione alle Parole dei “Nostri Antenati”…Erika.

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