Come superare il retaggio animale in noi

Se è la tua prima volta su questo sito, prendi prima la tua Realizzazione del Sè
8 giugno 2012 In Discorsi, Guru Tattwa

Estratto da un discorso di Shri Mataji Nirmala Devi sul principio del guru (maestro). Cabella Ligure (Italia), 1 Agosto 1999.

Shri Mataji Nirmala DeviAvere la conoscenza assoluta è molto importante, ma riuscire ad assimilarla lo è addirittura di più. Anche se abbiamo questa conoscenza, non la assimiliamo come dovremmo e non siamo in grado, di conseguenza, di andare in fino in fondo.
Qual’è la causa? Dobbiamo renderci conto che siamo tutti venuti dal mondo animale, è questa la nostra ‘eredità’. Siamo evoluti a partire da questo regno e, di conseguenza, ci sono ancora tanti tratti ereditari animali che persistono nel nostro carattere. Aggressività, dominazione, irritabilità, paura, conquista: questa è l’eredità che abbiamo ricevuto e questi atteggiamenti ancora continuano in noi.
Vogliamo impossessarci delle cose degli altri!  Era normale impadronirsi di territori, catturare persone per farne degli schiavi, e, mai soddisfatti, hanno continuato ad appropriarsi di regni, ricchezze e via dicendo. Tanto per il gusto del possesso, senza alcun diritto ma per il gusto di arraffare. Tutto questo sembra grottesco, inumano, ma è conseguenza di quel che abbiamo ereditato.

Ci sono, poi, molti altri aspetti. Ad esempio la gelosia per il successo degli altri. In realtà di questa, tra gli animali, ce n’è poca, non è così forte come quella che si è sviluppata negli esseri umani e che è eredità della nostra attitudine a reagire e a pensare. C’è chi, spinto dalla gelosia, cerca di annientare gli altri; se qualcuno nella propria vita non è riuscito a raggiungere un buon risultato, tenta di distruggere quelli degli altri. Gli esseri umani, quando questa gelosia li afferra, si sentono giustificati a seguire qualunque comportamento.

Insomma il guaio è che nonostante siamo ora esseri umani, abbiamo ereditato moltissime caratteristiche del regno animale. Un’altra è la ferocia, poi c’è l’ira: andiamo in collera proprio come fanno gli animali.

Ma oltre che per l’eredità del passato, gli esseri umani reagiscono perché pensano, e l’attività mentale può trasformare in perversione quella che originariamente era soltanto una caratteristica animale ereditata: quando si vuole danneggiare un’altra persona non lo si fa in modo diretto, così come avviene nel regno animale, ma ci si mette a pensare, ad escogitare tutti i metodi e i marchingegni più subdoli per farlo.
Il problema più grande che hanno gli esseri umani è proprio questo: conservano ancora il temperamento molto violento che hanno ereditato. Questa irascibilità deve essere tenuta sotto controllo, la bisogna vedere.

Quando vedete qualcosa che non vi piace, che va contro il vostro volere, o qualcosa del genere, andate immediatamente a fuoco. Proprio qui, adesso, per accendere il fuoco [per l’arti] al posto della canfora, per sbaglio, era stata messa una zolletta di zucchero. Hanno provato varie volte ad accenderla ma niente, non ci riuscivano. Allora ho chiesto di mostrarmi cosa fosse e ho visto che era una zolletta di zucchero. Se fosse stata canfora avrebbe preso fuoco immediatamente.
Lo stesso vale per le caratteristiche di una persona. Se alla più  piccola provocazione uno salta su tutte le furie significa che l‘attitudine di questa persona non è buona. Non è un guru. Come guru non dobbiamo reagire o andare in collera. Non dobbiamo cercare di opprimere gli altri.

Cosa si può fare per superare la rabbia?

Abbiamo un altro metodo: si chiama amore. Amore. Invece di arrabbiarvi, mostrate affetto, mostrate compassione alle persone! Quello che accadrà è che non ci sarà rabbia in voi e, di conseguenza, non provocherete ira nell’altro. La rabbia genera rabbia. Se vi adirate con qualcuno, quella persona forse non reagirà subito, magari perché avrà paura di voi, ma nel cuore e nella mente sentirà un desiderio di vendetta, e penserà che, un giorno, ve la farà pagare.

Per favore ricordate questo:  l’amore è l’unico modo per risolvere i problemi.

Se accade di avere dei problemi, arrabbiandovi con chi ne è la causa quali risultati otterrete?
Quella persona nutrirà del rancore contro di voi. Forse, se è una brava persona, in un modo o nell’altro accetterà la vostra correzione. Ma se non è ancora giunto ad un buon livello, se non è ancora in grado di capire, avrà solo la sensazione di essere stato insultato, denigrato, e nel suo cuore desidererà vendicarsi di voi.

Fra gli animali questo insieme di azioni e reazioni è molto limitato. Non credo che abbiano molto sviluppato il senso della vendetta, eccettuate forse alcune specie. Si dice che se fate del male ad un serpente quello si vendicherà, anche dopo tanto tempo. Dal momento che siamo passati, nel corso dell’evoluzione, attraverso tutte queste specie animali, forse è probabile che qualche aspetto di questa o quella specie persista in noi. Forse siamo stati dei serpenti, anche.
Se ‘il serpente’ è ancora presente in noi, sentiremo per tutta la vita il desiderio di vendetta verso chiunque ci abbia fatto del male: “Mi ha fatto del male, un giorno lo metterò a posto, mi prenderò la mia vendetta”. Questo se dentro di noi c’è ancora un serpente. Se invece c’è una tigre, allora diventeremo feroci, reagendo con rabbia alla più piccola provocazione, pieni di collera. Non è una bella cosa mantenere ancora vivo questo livello animale e che questa eredità possa pesare ancora tanto sul nostro comportamento.

Bisogna essere consapevoli e compassionevoli

Dobbiamo stare all’erta, essere bravi guru; e per essere tali dobbiamo avere un temperamento molto pacifico, compassionevole, amorevole. Dobbiamo essere consapevoli che nella gente esiste questo retaggio, chi ne mostra un aspetto e chi ne mostra un altro.
Se vi arrabbiate, qualunque ne sia la ragione, questo non servirà né alla persona che vorreste correggere né a voi. Se invece le mostrate compassione e amore, e  le spiegate qual’è il problema e cosa sarebbe meglio che facesse, allora, vi assicuro, migliorerà. Sicuramente progredirà e sentirà il vostro affetto.
Naturalmente, alcune volte è anche necessario perdonare quella certa persona, perdonarla totalmente. Questo non significa che, se qualcuno sbaglia, voi perdonate e quello continua a fare le stesse cose. Non vuol dire questo. Perdonare significa dimenticare. Se qualcuno si è comportato male, quindi, scordatevelo, dimenticavene completamente. Per un guru è molto importante, in particolare per un guru che sia un sahaja yogi.
Devo dire che gli altri guru non erano così. Erano estremamente irascibili e perdevano la pazienza facilmente. Una volta ne ho incontrato uno che mi ha rimproverato di essere troppo clemente con i miei discepoli: “Con tutta questa gentilezza non potrà creare delle buone persone!”. Diceva che aveva avuto con sé un buon numero di persone fatte in un certo modo e che alla fine aveva creato due guru ma, in seguito, uno si era perduto dietro al denaro. Chiesi: “E cosa è accaduto all’altro?”  Rispose: “L’altro s’è perduto appresso alle donne” (ride) Dissi: “Va bene, ormai se si son persi, si son persi. Ma se puoi aiutarli con il tuo amore, con la tua compassione, prova a insistere con loro!”. Come guru, di fronte a questo genere di persone dovreste arrivare alla conclusione che il retaggio animale è ancora molto presente in loro.

Attenzione all’ego: non bisogna umiliare gli altri

Il secondo problema è ancora peggiore, ed è che gli esseri umani hanno la facoltà di pensare.
Anche gli animali, ovviamente, lo fanno ma come riflesso dei loro istinti: si comportano in relazione a dei condizionamenti codificati; ma non hanno ego. O almeno non il tipo di ego che gli esseri gli umani, tutti, hanno sviluppato.
Insomma, anche i guru hanno un pessimo ego. Una prima forma di ego è questa, che ho sentito asserire da alcuni di loro: “Noi abbiamo dovuto lavorare molto duramente e soffrire per raggiungere questo stato; perché dovremmo dare la realizzazione ad altri? Se raggiungeranno la realizzazione, che avranno fatto per averla?” Ne fanno una questione di confronto tra i loro sforzi e quelli degli altri. E allora escogitano continuamente metodi per torturare i loro discepoli, per dar loro dei problemi. C’è chi li ha fatti stare a testa in giù per tanto tempo; c’è chi li costretti ad abbandonare le famiglie, chi li ha picchiati – son pure capaci di picchiare! – o li ha fatti stare a lungo nell’acqua o in piedi su una gamba sola. Queste son le punizioni….

Tutta questa durezza forse andava bene prima ma adesso, dopo l’avvento di Sahaja Yoga, dev’esser chiaro che non è affatto necessario infliggere punizioni corporali ai discepoli. E neanche mentali: c’è chi dice loro un sacco di cattiverie! Se uno trova qualcosa che non va in qualcuno comincia a dirgli: “Sei proprio fatto come tuo padre, come tuo nonno, e come tutti i suoi antenati, e per forza, di conseguenza, sei anche tu fatto così!” O gli dirà qualcos’altro di offensivo, che ferirà quella persona.
Ma non è con le offese o con le ferite, che si aiuta! Per esempio, se mentre camminate vi fate male, non potete più camminare. Anche nell’ascesa spirituale avviene la stessa cosa: se uno viene ferito non può continuare a progredire. É molto importante non umiliare, non fare del male alle persone. Se lo fate significa che non siete un buon guru, non siete uno che vuole il bene del discepolo, e che ne ha comprensione.

In Sahaja Yoga oltretutto è completamente diverso perché tutti avete ottenuto la realizzazione senza aver fatto penitenze, senza che fosse sfruttato alcun vostro senso di colpa, senza confessioni, nulla. Si riceve la realizzazione così come si è. Nessuno ha avuto bisogno di stare in piedi sulla testa, di abbandonare marito, moglie, famiglia, niente del genere. Proprio così come siete, con il vestito che avete, con i condizionamenti che avete, ricevete la realizzazione. È un dato di fatto. Non dovete pagare, né fare nessuno sforzo. La ricevete standovene tranquillamente seduti lì dove siete.
Dopodiché, quel che segue dovrebbe per voi essere la prova del fatto che c’è il potere dell’amore, della compassione in voi: è per questo amore che date la realizzazione. Non ce ne rendiamo mai conto, ma quando vi recate nelle città o nei villaggi a dare la realizzazione, con quale scopo lo fate? Non per ottenere fama, ricompense o lodi: ma per amore e compassione, perché pensate di voler trasmettere agli altri tutta la gioia che avete sentito nel cuore e che loro ancora non riescono a percepire. In questo modo trovate la strada per aiutare la gente: far sì che abbia la realizzazione.
Adesso siete diventati degli esseri umani più evoluti e vi sentite coinvolti quando vedete altri procedere verso sentieri di distruzione. Questo vi disturba, vi fa star male, e volete aiutarli. Per lo più non è affatto necessario dir loro alcunché di duro, di aspro; al massimo si cercherà di fargli notare gli errori che hanno commesso, ma è importante trovare dei modi dolci, gentili, in modo che le persone assolutamente non restino scosse.

È importante liberarsi dall’attaccamento alle persone o alle cose

Tutto questo vale anche per gli attaccamenti. Alcune persone hanno troppo attaccamento per la famiglia, la moglie, i figli e, anche quando diventano yogi, continuano così. Ma non importa: il punto è vedere per quanto tempo ancora continueranno ad avere questi attaccamenti. Bisogna essere distaccati, ma non è sufficiente che io lo dica: il distacco è uno stato, uno stato della mente. Quando si è in questo stato e ci si deve prendere cura delle persone che si amano, si riesce, veramente, a dare loro tutto ciò di cui hanno bisogno senza che ci sia attaccamento.

Come descrivere una persona attaccata? È sempre preoccupata, pensa continuamente alla persona alla quale è attaccata e questo gli impedisce di pensare alla propria crescita interiore. È permalosa e quando qualcuno esprime dei giudizi riguardo a suo fratello o a sua sorella, o a chi sia, salta su immediatamente.

L’attaccamento si può manifestare anche nei confronti del nome che uno ha raggiunto. Se una persona ha un nome famoso o ha conquistato un certo livello sociale ed economico, che fa? Qualunque cosa gli sembra un’offesa, una mancanza di riguardo al suo nome e alla sua posizione, e addirittura si aspetta che anche il suo maestro mostri considerazione per questo attaccamento.

Dare amore agli altri e a se stessi

In che modo si può risolvere questo problema? Supponiamo che qualcuno sia molto attaccato alla moglie, è meglio non cercare di discuterne. È una persona che sta crescendo piano piano, è uno yogi  non ancora perfetto. Cosa dovete fare allora, se costui ha questo attaccamento? Non ve ne occupate! Ci penserà il Divino ad intervenire e a lavorare su di lui, e in quel momento quel ricercatore si renderà conto che, qualsiasi cosa stesse facendo o pensando, era totalmente sbagliata. Quando lo scoprirà da sé allora sì, diventerà distaccato! Ma se cominciate a fargli delle prediche, a contrastarlo per cercare di convincerlo, ebbene non funzionerà mai.

Dovete capire che, così come da esseri umani avevate dei problemi, anche come yogi ne avete; e questi problemi vanno dissolti gradualmente, non litigando, non discutendo, ma attraverso l’amore, la compassione.

Se mostrate affetto nei confronti di qualcuno…  vi meraviglierà, ma il 99% delle persone dà valore a questo sentimento. Questa è la terza caratteristica che hanno gli esseri umani. La prima è il retaggio dal mondo animale; la seconda la capacità di pensare e la terza è quella di dare valore all’amore: quando qualcuno ama, chi riceve quell’amore ne percepisce l’importanza, pensa: “Quella persona sta amando me, non la mia ricchezza, non la mia bellezza, non la mia posizione, ma proprio ‘me’!”

L’amore di cui parlo è qualcosa che aiuta ad essere completamente distaccati dalle persone che amiamo, e molto facilmente. Ma questo è possibile solo dopo la Realizzazione del Sé, quando diventate sahaja yogi [ovvero avete preso la Realizzazione e meditate quotidianamente]. Quando siete sahaja yogi, il vostro stato mentale è tale che siete allo stesso tempo completamente distaccati e completamente attaccati.
Come?
Per esempio io ho una figlia. Ebbene, ne sono distaccata, non le telefono mai. Non mi preoccupo per lei perché grazie a Sahaja Yoga si riesce a sentire come sta un’altra persona, tramite le vibrazioni [si possono sentire sulle proprie mani anche le vibrazioni di altre persone, lo stato dei loro chakra]. Se le vibrazioni sono a posto, perché telefonarle? Perché parlarle, perché mettersi a chiedere a lei? Non ce n’è bisogno, attraverso le percezioni sapete quel che volete sapere e questo vi permette di essere distaccati.
Nel caso in cui però le vibrazioni non siano buone e vi indichino che c’è un problema serio,  metterete allora piena attenzione su questa persona. Totale attenzione, ma non attaccamento [l’attaccamento implica l’essere coinvolti, preoccupati, etc]. L’attaccamento non risolve il problema, quel che lo risolve è l’attenzione.
Quando non siete distaccati la vostra è un’attenzione piena di attaccamento, è un’attenzione non più disponibile per tutti ma che si fissa, si blocca, si blocca completamente su quel qualcuno con cui siete identificati.

Cercate di capire: essere identificati con qualcuno non vuol dire di fatto mettere l’attenzione su quella persona!

E invece l’attenzione funziona [con attenzione si intende la pura attenzione].
Nel caso in cui siate a un certo livello [spirituale], ogni qual volta metterete l’attenzione su chi ne ha bisogno, funzionerà. Ma se sprecate ed esaurite l’attenzione dirigendola sempre su una persona perché le siete attaccati, allora l’attenzione, stanca, non funzionerà.
Sembra un gran paradosso, ma se siete attaccati, l’attenzione non funziona; se invece non lo siete potete impegnarvi in qualsiasi altra attività. Se adesso devo fare un discorso lo faccio; se poi devo cucinare cucino, e così via. Pensare incessantemente ad una persona, desiderare incessantemente di essere connessi con lei, non è necessario! Quella persona sta bene, che bisogno c’è di esserne continuamente preoccupati?

Dopotutto dovete dedicarvi a Sahaja Yoga, alla vostra crescita interiore, dovete fare tante cose, dovete alzare la Kundalini a così tante persone, che senso ha rimanere attaccati a qualcuno da qualche parte? Con l’attaccamento la vostra attenzione diventa inutile, inservibile. Lasciamola libera, invece!
Non dovrebbe essere legata dagli attaccamenti, dev’essere assolutamente libera e così agirà automaticamente. Vi sorprenderà constatare che senza neanche mettersi volontariamente ad usarla, l’attenzione funziona per conto suo.

È una grande cosa avere l’attenzione spirituale che non è altro, poi, che amore. Agisce, punto e basta; ed è sorprendente come riesca a farlo.

È un altro mondo quello di cui vi sto parlando; non il mondo ordinario, ma un mondo più alto, dove l’attenzione funziona. Lavora così bene che lascia sorpresi per i suoi effetti. Ma non legatela con i vostri attaccamenti, perché altrimenti vivrete in una sfera molto limitata, composta soltanto dalle persone a cui siete attaccati.

Ecco perché l’identificazione non rappresenta la maniera più giusta attraverso cui un guru deve agire. Immaginatevi che ci siano dieci discepoli ed un guru, e che costui ne apprezzi soltanto uno, e pensi: “È il migliore! Dev’essere incoraggiato, bisogna dargli tutte le possibilità!” Non è un buon metodo. Al contrario egli dovrebbe dirsi: “Quello lì è certamente bravo, è andato molto in profondità, meglio spostare l’attenzione verso gli altri che non sono così!” – e parlare loro nel modo più gentile, spronandoli, esortandoli con dolcezza ad ascendere e a migliorarsi.

Le soluzioni arrivano quando la nostra attenzione è libera

Dovete parlare con gli altri, con quelli che non sono ancora lì e stanno ancora lottando: dovete capire, osservare cosa fanno. Cosa impedisce loro di migliorare, perché non riescono ad emergere, ad ascendere, a migliorare la loro attenzione? Cosa impedisce al Divino di scorrere in loro? E scoprirete che la ragione per cui non hanno una buona attenzione è che la focalizzano sempre e soltanto su qualcuno. Sentono che questa è la loro responsabilità ma è solo una giustificazione: “È naturale che mi debba preoccupare di questa persona…” Ma è solo una razionalizzazione. Se non vi fissate esclusivamente su una persona, o sempre su quelle dieci persone e basta, vedrete che l’attenzione stessa potrà prendersi cura del mondo intero: riceve tutte le informazioni che le servono e allo stesso tempo le rimanda e impartisce istruzioni su ciò che deve essere fatto.

Bisogna quindi salire a quello stato in cui non si va in collera, in cui non ci si sente disturbati in alcun modo.

Accade, allora, di poter osservare la situazione senza esserne coinvolti; la  vedete ma ne siete anche lontani. In questo stato si possono trovare meglio delle soluzioni. Se invece si è parte integrante di quel certo problema, non si riesce a risolverlo. È come quando ci sono delle parti in guerra che si combattono: non possono risolvere il conflitto; la soluzione può essere trovata da una terza parte che non ne è coinvolta. È una cosa molto semplice da capire: se vi immedesimate in qualcuno o in qualche situazione, ci rimarrete incastrati dentro. L’attenzione deve, al contrario, essere sempre libera così da poter agire in modo vasto, ovunque ce ne sia bisogno. Questo è lo stato da raggiungere. Se riuscite ad arrivare a questo stato mentale…  Non sto dicendo che non dovete far nulla, ma che dovete raggiungere questo stato mentale.

Ma come si fa, allora, a raggiungere questo stato interiore?
Solo attraverso l’introspezione. Attraverso l’introspezione comprenderete di aver bisogno di aiuto per risolvere i problemi. A cominciare da come affrontare voi stessi, cosa che vi crea un po’ di disagio, o nervosismo. Al momento opportuno vi accorgerete che questo nervosismo è insensato. Quando cercherete di forzare le cose con la volontà vedrete che nulla cambierà, ma quando sarete sahaj [spontaneo, senza forzare] allora tutto funzionerà.

Lasciare agire il Paramchaitania

Arriviamo, così, ad un altro punto. A parte l’attenzione, la questione è che dovete arrendere tutto nelle mani del Paramachaitania [il Potere Divino Onnipervadente che regola tutto l’universo e anche le nostre vite].
Se sorge qualche problema lasciate che sia Lui a trovare la soluzione. Voi vedete il problema, ma lasciate che a risolverlo sia il Paramachaitania. Non preoccupatevene. In questa maniera si stabilizza il distacco. Lasciategli ogni cosa e prendete le distanze, non restateci ‘nelle’ difficoltà!
Tutti pensano di essere responsabili di qualcuno o di qualcosa, e si preoccupano. Questo è il motivo per cui la società odierna è diventata così complicata e la gente soffre di una quantità di malattie per le quali è responsabile soltanto l’attività mentale. Pensando continuamente a questa o a quella persona, a questo o quel problema non concludete nulla. A questo punto quel che dovete fare è arrendere tutto al Paramachaitania. Quando gli arrivano i problemi che non riuscite a risolvere è Lui a trovare le soluzioni appropriate.

Vi racconto, a questo proposito, di un’esperienza che ho vissuto.
Ero stata invitata in America per celebrare un puja e doveva partecipare gente proveniente da tutto il mondo. I sahaja yogi stranieri avevano espresso il desiderio di portare dei regali dai loro paesi d’origine ma pensavano ai problemi che sarebbero potuti sorgere alla dogana. Risposi loro: “Molto semplice! Non portate niente!” Ma non volevano neanche sentirla una cosa del genere e insistevano: “Ma vogliamo proprio, solo che magari avremo problemi con la dogana…” Mentre stavamo parlando notai che nell’edificio di fronte stavano effettuando una grande liquidazione: vendevano a prezzi scontati oggetti di un certo valore. Dissi: “Che bello! Vorrei andare a dare un’occhiata!” Non potevo crederci: trovai delle cose bellissime e molto costose ma a prezzi stracciati; fu incredibile! Dissi al negoziante che avrei voluto fare un certo ordinativo di merce ma che avrebbe dovuto poi spedirmela a Canajoare [una località in America che era una terra abitata dai nativi e ha delle vibrazioni molto forti; per questo là è stata creata una scuola]. Mi diede il suo assenso e così fu: pagai lì, loro imballarono e spedirono il tutto ai Sahaja Yogi che, senza alcun problema di dogana, ricevettero e portarono al puja quei bellissimi doni. Vedete quindi come le soluzioni arrivino semplicemente!

Questi episodi ci danno l’opportunità di comprendere qual’è la cosa più  importante di tutte: amare.

L’amore è verità e la verità è amore.

Qualunque cosa vogliate fare per qualcuno che amate di un amore autentico, sarà facile, perché sarà un’azione vera e sincera; qualsiasi cosa gli diciate la recepirà chiaramente, perché sarà una parola vera e sincera.

Nell’avere rapporti con gli altri, quindi, dovete avere questa onestà. Non dovrete dire cose che possano urtare o ferire, ma usare dei modi e delle parole che assolutamente non facciano del male al vostro interlocutore, cosa che non avrebbe certo un effetto positivo su di lui. È questo il tipo di guru di cui ora abbiamo veramente molto bisogno.

È un discorso molto lungo e che potrebbe essere senza fine. I guru devono sapere quali sono i loro doveri, e perché hanno questo compito. Compito molto importante, che deve essere esercitato mostrando di saper capire i discepoli. Allo stesso tempo deve essere loro ben chiaro lo scopo da raggiungere. Un guru dovrebbe evitare di far sorgere dubbi nei suoi riguardi, evitare di dar modo alla gente di interrogarsi rispetto ai suoi atteggiamenti. Non deve esserci alcun mistero, ed essere una persona assolutamente chiara che fa tutto alla luce del sole.

L’importanza della meditazione e di sentire bene le vibrazioni

Tutte queste cose ve le dico oggi perché oggi son dieci anni che stiamo qui a Cabella [Cabella Ligure è una località montana in cui ci sono seminari internazionali di Sahaja Yoga dal 1990].
Cabella è stata veramente gentile nei miei confronti: ha portato una grande quantità di persone in Sahaja Yoga, veramente tante. È un posto impervio da raggiungere, così lontano, tant’è che tutti mi chiedevano come avremmo fatto. Ma ha funzionato, bisogna ammetterlo a riprova del fatto che Sahaja Yoga fa cose miracolose.
Ma la cosa più  importante è che conosciate le vibrazioni, altrimenti come potete fare Sahaja Yoga? Quando sono venuta la prima volta a Cabella tutti mi dicevamo:… “Madre, che va a fare lì? È un posto sperduto, c’è la mafia, sono soltanto quattro case…” Tutti mi sconsigliavano. Io sono venuta qui e immediatamente ho detto: “Lo compro! Domani stesso darò i soldi”. Tutti erano sorpresi: come facevo ad essere così sicura? Dissi: “Non preoccupatevi, va tutto bene!” Avevo sentito le vibrazioni e la mia ferma decisione era dettata dal fatto che le vibrazioni mi avevano indicato che questo era un buon posto. Nonostante tutti mi volessero scoraggiare, come vedete, ha funzionato. Dov’è tutta questa mafia qui? Io non la vedo.

Sapete cosa fare. Dovete meditare e migliorare la vostra visione: deve apparire chiara e netta. Non deve sembrare un’opinione, frutto di vostre particolari idee. Deve essere una visione nitida. Dovete sapere che la protezione della Devi è su di voi. Niente vi può accadere, nulla vi può danneggiare. Sono certa che ce la faremo. Quando inizio a parlare in questi termini entro in un profondo stato meditativo e sento che un giorno tutti voi potrete diventare così.

Questo temperamento meditativo, o meglio chiamiamolo ‘stato’, emette vibrazioni. Emette vibrazioni e crea dei sentieri: per il vostro lavoro, per la vostra vita, per ogni cosa. Non dovete combattere con nessuno, lottare con nessuno, litigare con nessuno. Cercate solo di meditare e raggiungere quello stato che vi ho descritto, in cui potete vivere completamente circondati di amore e di affetto.

Che Di vi benedica!

Video del discorso



di Shri Mataji Nirmala Devi

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