I Cicli dell’Attenzione

Se è la tua prima volta su questo sito, prendi prima la tua Realizzazione del Sè
27 marzo 2014 In Testimonianze

I Cicli dell'AttenzioneOggi è Martedì ed è Primavera. Camminando per la strada mi viene voglia di un gelato; nel pomeriggio, verso le sei, penso che mi piacerebbe fare un lavoretto per Sahaja Yoga; prima di cena decido di telefonare ad una sorella che non abita più nella mia città. Sembrerebbero pensieri e decisioni dettati dal momento: in realtà sono proposte cicliche che vengono dal mio karma passato (azioni che ho compiuto – karma – azione).
La prima volta che mi venne voglia di un gelato in primavera è accaduto quattro anni fa, era di martedì, ed è stata un’esperienza piacevole (si può immaginare…). Da allora ogni anno, in primavera, magari di martedì mattina, mi viene voglia di gelato. Per molti anni ho frequentato i programmi di Sahaja Yoga il Martedì pomeriggio; adesso li frequento il Giovedì, ma ogni Martedì, verso le sei, ho voglia di dedicarmi a Sahaja Yoga. L’anno scorso, in primavera, ho telefonato a una sorella che non sentivo da tanto tempo: la stagione mi ha ricordato quell’esperienza e mi ha suggerito di rifarla.

Cosa vuol dire tutto questo? Che le azioni, i pensieri, i sentimenti che viviamo tendono a riproporsi ciclicamente, all’infinito, finché non intervengono nuovi elementi che si sovrappongono a quelli precedenti, riproponendosi a loro volta periodicamente. Chi è che cambia questi cicli, creandone altri? È la nostra attenzione, è il nostro modo di reagire agli eventi.

Dandoci la Realizzazione del Sé una volta, Shri Mataji ha innescato un processo che continuerà a svilupparsi, a meno che noi non reagiamo negativamente, cancellandolo. L’esperienza dello stato meditativo tenderà a ripetersi in modo ciclico. Alcuni, i più pronti, prendono a meditare tutti i giorni da subito; altri meditano, all’inizio, una volta la settimana; altri ancora torneranno l’anno prossimo (qualcuno lo rivedremo la prossima vita!).

Dice Lao-Tze: “Quando l’uomo evoluto sente parlare del Tao, con cura lo mette in pratica ogni giorno; quando l’uomo mediamente evoluto sente parlare del Tao, se ne ricorda di tanto in tanto; quando l’uomo poco evoluto sente parlare del Tao, si mette a ridere: se non ridesse, non sarebbe il vero Tao”.

Come però le esperienze meditative tendono a ripetersi, così fanno anche le azioni, i pensieri e i sentimenti negativi. Se di tanto in tanto vi capita di cadere in preda all’ira o alla depressione o all’attaccamento emotivo o alla noia, possiamo star certi che, ciclicamente, questi stati d’animo di ripresenteranno. Ma fino a quando? Fino a quando attraverso la meditazione e l’introspezione, non avremo ‘bonificato’ questa tendenza ciclica.
Se di fronte ad un impedimento tendiamo a cadere nella depressione o nell’ira, in quel momento, con la nostra attenzione illuminata, possiamo osservare quello stato d’animo e dirci “Nati neti”, cioè “Non è questa la verità, io non sono così, questo stato non è una manifestazione del Sé”.

Questo per quanto riguarda la parte introspettiva. Shri Mataji però ci ha spesso ricordato che è indispensabile lavorare con le vibrazioni e con gli elementi, per poter eliminare durevolmente certe tendenze dell’attenzione. Se il nostro fegato è in cattive condizioni, noi possiamo anche distaccarci dalla tendenza all’ira; ma finché non lavoriamo bene il fegato, non saremo in grado di correggerci in profondità, quindi: pediluvi, dieta per il fegato, bere acqua, ghiaccio, dare vibrazioni, eccetera eccetera.

Nel ritrarre l’attenzione da quel sentimento negativo avremo però creato un importante precedente: la prossima volta che ci capiterà un’esperienza  simile, tenderemo a reagire allo stesso modo.
Ricordo il mio sconcerto quando, dopo aver ricevuto la Realizzazione, mi ritrovavo a provare ancora degli stati d’animo negativi. Quando stavo bene e sentivo le vibrazioni, credevo che sarei sempre stato così. Quando mi ricordavo ‘catchato’ (gergo sahaj italiano che significa ‘avere un catch’, ovvero avere un blocco ad un chakra), anche lì credevo che sarei sempre stato in quelle condizioni.
Invece la ruota ha continuato a girare, finché ho capito il trucco: torna, torna, tutto torna. E allora? Allora bisogna stare all’erta e lavorare ogni istante di questo ciclo, illuminarne ogni centimetro e non dare niente per scontato.
È una lezione di umiltà e contemporaneamente di dignità: non serve credersi già perfetti solo perché lo si è una volta ogni tanto, e neanche ha senso credersi un disastro perché lo si è una volta ogni tanto.

Quindi… buon lavoro a tutti!

 

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Shri Mataji ha detto sull’attenzione:

“La capacità d’attenzione che possedete è il vostro solo mezzo per conoscere la realtà.”

“In questi tempi moderni, questa confusione è peggiorata, perché tutto il tempo la vostra attenzione è fuori di voi. La vostra attenzione è tale che, da qualsiasi cosa siate attratti, l’attenzione va in quella direzione. Una tale attenzione è proprio come un cavallo senza briglia. Non potete controllare un’attenzione così.”

“La vostra attenzione è importante, non l’attenzione di altri o la vostra attenzione sugli altri. Questo deve essere chiaramente capito. Se voi capite questo punto, ovvero che l’intera cosa è per il vostro usufrutto, affinché con la vostra attenzione vi eleviate ad un livello più alto, allora funzionerà.”

“La natura dello Spirito è che è chitta, è l’attenzione. Che Esso sia l’attenzione significa che quando diventate spiritualmente illuminati, la vostra attenzione diventa illuminata.”

“Voi siete qui col fine di elevare sempre più la vostra attenzione al punto da divenire Uno con l’attenzione di Dio.”



di Antonio Saracino

C'è un commento

  1. vito ha detto:

    un grazie per avermi ricordato che l’atttenzione sul Sé è importante,quindi sta a noi essere attenti…

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