Ritorno al Futuro

Se è la tua prima volta su questo sito, prendi prima la tua Realizzazione del Sè
1 luglio 2012 In Testimonianze

The men of God will become prophets and they will have power to make others prophets.

Diceva tre secoli William Blake (il noto poeta visionario inglese) che arriverà il giorno in cui coloro che hanno cercato Dio (nelle vite precedenti) diventeranno profeti e avranno il potere di rendere gli altri profeti. Un’espressione poetica per dire che arriverà il giorno in cui i ricercatori della Verità otterranno la Realizzazione del Sé e potranno dare la Realizzazione agli altri. Questa profezia si è effettivamente concretizzata ai giorni nostri: così tanti hanno ottenuto la Realizzazione!
Comunque, quando William Blake ha parlato di “profeti”,  non ha usato un termine metaforico: in realtà diventare profeti è proprio uno degli effetti collaterali della Realizzazione. In merito a questo vorrei presentare qui la mia esperienza.

Silvana in visita alla zia suoraLa mia storia risale alla mia infanzia. Non sono stata una bambina prodigio, ma spesso mi capitava di sapere delle cose che nessuno mi aveva insegnato… almeno non in questa vita. Alcune cose erano riferite ad un futuro un po’ lontano nel tempo per poterle verificare subito; ma il modo in cui arrivavano nella mia consapevolezza, così chiare e ovvie, sembrava non dare adito ad alcun dubbio.
Una delle intuizioni che mi arrivò riguardava proprio il mio incontro con Shri Mataji e, ovviamente, con Sahaja Yoga.
Da sempre avevo sentito dentro di me un forte impulso verso la mia ascesa spirituale che in quel periodo manifestavo andando regolarmente a messa la domenica. In verità non mi soddisfaceva particolarmente andare a messa e di tutta l’ora eterna che stavo in chiesa, l’unico momento in cui stavo veramente attenta era quello in cui si leggeva il Vangelo; per il resto del tempo sonnecchiavo o pensavo ad altro: era tutto troppo monotono e poco interessante per suscitare un qualche interesse in me. In verità, avrei tanto preferito esprimere la mia religiosità in un posto più ameno e naturale, per esempio un bosco, un lago, il mare,  o persino il bellissimo parco del nostro quartiere.

Un giorno, all’improvviso, arrivò la profezia, che diceva grossomodo che un giorno avrei incontrato un Maestro, non una persona comune, ma qualcuno con tutti i poteri e maestoso come Gesù Cristo, praticamente della Sua stessa natura; grazie a questo Maestro avrei potuto andare avanti nella mia evoluzione spirituale e avrei anche potuto aiutare gli altri nella loro ascesa.

Le profezie, così come le intuizioni, arrivano improvvisamente come un fulmine a ciel sereno, delle sentenze che non ammettono repliche, obiezioni. Arrivano e lasciano un senso di assolutezza, un silenzio profondo nel cuore e limpidezza nella mente. Questo stato di chiarezza, che va un po’ oltre il Nirvichara samadhi (che è lo stato di consapevolezza senza pensieri), viene detto Nirvikalpa samadhi ovvero stato di consapevolezza senza dubbi; è lo stato in cui il nostro cuore (il nostro Sé) e la nostra mente sono una cosa unica. Nel momento in cui questo stato di Nirvikalpa si stabilizza in noi, sappiamo che la nostra Realizzazione si è stabilizzata.
A seguito di questa principale intuizione, ebbi anche il sentore che questo Maestro sarebbe arrivato nel periodo della mia vita che si estendeva dai miei dieci ai dodici anni di età.

I dieci anni arrivarono, anche gli undici, i dodici… il tempo passava ma nella mia vita sembrava non arrivare nessuno e la mia presunta profezia era diventata ormai un lontano ricordo quando cominciai l’università.
Un giorno, improvvisamente, mi accorsi di non essere soddisfatta di me stessa, di come ero diventata e di certe attitudini che sentivo essere sbagliate, ma che non riuscivo ad abbandonare perché non avevo praticamente dei modelli di riferimento a cui rifarmi. Così decisi che avrei dovuto trovare il modo che mi permettesse di cambiare, un modo naturale e che agisse nel profondo, pur continuando a svolgere le mie solite attività (intendo dire senza dover andare a vivere in qualche eremo lontano per purificarmi).
La mia ricerca non durò a lungo. Infatti mi ricordai presto di aver letto da qualche parte (sul manuale delle Giovani Marmotte, pensate un po’) di una disciplina chiamata yoga, che sembrava proprio fare al caso mio.
Subito è partita la ricerca nella biblioteca locale, dove trovai un libro “Lo Yoga in 10 lezioni” che lessi con avidità, seguendo tutte (o quasi) le indicazioni pratiche. Il libro era interessante, un interessante spunto, ma quello che cercavo era un’esperienza vivente, qualcosa che si realizzasse in me, anche se non sapevo cosa esattamente. Inoltre sentivo il desiderio di incontrare alte persone che, come me, stessero intraprendendo lo stesso cammino, persone con cui potermi confrontare e con cui potersi aiutare a vicenda.

Accadde così che nel gennaio del 1994, vidi i manifesti di Sahaja Yoga proprio nella piazza principale del mio quartiere. Mi colpirono subito due cose:

  • Primo: che nel poster ci fosse la foto della fondatrice; questo mi dava l’impressione che quel maestro si prendesse la responsabilità di quello che stava insegnando.
  • Secondo: il corso era gratuito; la mia osservazione non era dovuta ad una questione di avarizia, ma credevo che certe conoscenze che riguardassero la nostra evoluzione interiore fossero troppo importanti per avere prezzo. Secondo me, un vero maestro non poteva farsi pagare per tramandare certe vitali conoscenze; al massimo i discepoli, ritenendo di voler seguire quel maestro, si sarebbero presi cura di lui anche a livello materiale, in modo spontaneo per riconoscenza (come voleva la tradizione orientale, qualcosa che probabilmente era rimasta impressa nella mia memoria da qualche esperienza di vita precedente). Questo almeno era ciò che credevo.

Detto ciò, senza esitazione andai al primo incontro ufficiale e poi ad un paio di incontri seguenti.
In tutta sincerità, nei primi incontri non mi riusciva di capire molto bene questa storia dei chakra e della Kundalini e sentivo pochissimo le vibrazioni. Ero molto scettica riguardo a tutto, per quanto fossi comunque di mente aperta e pronta ad ascoltare. Poi rimasi anche condizionata da un episodio spiacevole a cui avevo assistito, proprio al secondo incontro, in cui proprio l’insegnante di yoga si arrabbiò con una partecipante psicologa che aveva fatto una domanda (secondo me neanche così terribile) e allora pensai che “questi parlano bene e razzolano male”. Insomma alla fine lasciai perdere.
Però, a quanto pare, quando uno incontra la Verità, per quanto provi ad ignorarla, ormai quell’incontro lascia una traccia indelebile nella propria anima. Specialmente quando questa Verità è espressa dalla Kundalini. In altre parole la mia Kundalini aveva continuato ad agire sui miei chakra ed ad un certo punto cominciai a sentirlo a livello del fegato. Anche se era da tanto che non pensavo più a Sahaja Yoga, la prima cosa che mi venne in mente, per giustificare quella particolare sensazione che avevo nel mio fegato, fu la Kundalini.

Così ritornai a frequentare il corso, che nel frattempo aveva cambiato locazione ed era praticamente dall’altra parte della città (circa un’ora e mezza di viaggio). La cosa non mi scoraggiò minimamente.
Fatto sta che al terzo o quarto incontro, misero una video in cui Shri Mataji veniva intervistata in una trasmissione televisiva dalla presentatrice Enrica Bonaccorti. Quella era la prima volta che vedevo Shri Mataji in azione e in quel momento, in cui la osservavo attentamente e la ascoltavo, percepii chiaramente nel mio cuore che Lei era il Maestro della mia profezia.
È difficile spiegare come si realizzino certe intuizioni. In quel momento sentii chiaramente nel mio cuore che Lei era l’Essere Perfetto, con i pieni poteri proprio come predetto; una persona capace di trasmettere delle conoscenze così antiche e anche complesse con la massima semplicità, in modo che tutti potessero comprenderle. Lei era lì non per farsi conoscere, ma per farci conoscere, per dare. Le cose che sto dicendo le percepii in un attimo. E in quel momento, se avessi potuto, mi sarei inchinata a Lei con la massima gratitudine.

Da quel momento, naturalmente non ho avuto più dubbi e ho anche capito una cosa importante: che Shri Mataji è il maestro e gli altri sono come me, sulla via della propria crescita interiore. Dopo di allora sono sempre andata avanti per la mia strada senza stare troppo a guardare quello che facevano gli altri, visto che alla fine ognuno è solo responsabile di se stesso.
In ogni caso, poi ho saputo che anche la seconda parte della mia intuizione  si era in qualche modo realizzata, infatti Shri Mataji venne la prima volta a fare programmi a Roma proprio quando avevo circa 10-11 anni!

Ho sentito altri sahaja yogi aver avuto delle profezie molto più interessanti di questa, anche e soprattutto attraverso i sogni. Nel momento in cui ci si connette con l’inconscio collettivo, con la realtà, questo è naturale che avvenga.
Ma è bene tener presente che forzare questa capacità in noi con delle pratiche di cui non conosciamo il meccanismo e la fonte, potrebbe essere pericoloso. Per avere conoscenza del futuro, molte persone hanno usato e ancora usano la connessione con entità che si trovano nel sopra-conscio, ovvero con delle anime non reincarnate (quelle che si chiamano bhoot in sanscrito); loro credono di poterle controllare, ma quello che veramente succede è che ne vengono possedute e le conseguenze potrebbero essere davvero deleterie.

Quello che ci porta lontano dal presente non può mai essere buono. Una profezia, quando arriva, non ci porta lontano dal presente; è un qualcosa che arriva come un auspicio, ma che non ci coinvolge, ne siamo distaccati, anche quando riguarda noi stessi.

Sperando di poter conoscere le vostre storie un giorno, qui finisce la mia, una delle mie.

 



di Silvana Donato

Ci sono 9 commenti

  1. mary84 ha detto:

    troppo bellaaaaa la tua storiaaaaa!!!!!!su un punto ho riscontrato una cosa ke capitava anke a me….e cioè….quando ero piccola io e mio padre la domenica andavamo in chiesa e anke io come te lo trovavo abbastanza noioso sentivo e ora piu ke mai sento ke ce qualcosa ke nn va….nn so neanke come spiegarlo però sento ke è cosi….poi mi sono sempre detta..perkè si va in kiesa a pregare quando la natura ke ci circonda è la pura manifestazione di Dio!!!cmq ho una domanda?ma tu hai incontrato shri mataji di persona???

  2. Silvana Donato ha detto:

    L’estate gli incontri di meditazioni si fanno al parco in moltissimi centri 🙂
    Sì ho incontrato Shri Mataji di persona, però non è mai stato un incontro ravvicinato ma sempre in ambito collettivo, tipo seminari, conferenze.
    Avrei tanto voluto avere l’occasione di incontrare Shri Mataji da vicino e di poterLe fare delle domande importanti, ma purtroppo non è mai successo. Però devo dire una cosa, è che a volte le risposte alle mie domande arrivano comunque: attraverso un’intuizione oppure attraverso altre persone.

  3. Barbara ha detto:

    Cara Silvana,
    sono davvero felice che tu abbia avuto questa grande intuizione e la tua profezia si sia realizzata. L’aver riconosciuto Shri Mataji e l’aver intrapreso questo meraviglioso percorso che è Sahaja Yoga, oggi permette a me e a molti altri ricercatori di avvalerci del tuo straordinario lavoro.
    Voglio dirti “GRAZIE”, per questo sito splendido, per tutta la ricerca e l’amore che hai messo in quest’impresa, dove ho trovato e trovo sempre tante risposte e tanto amore. L’aver messo la tua professionalità, il tuo tempo, la tua dedizione al servizio di noi ricercatori è una splendida manifestazione del senso della collettività.
    Spero davvero di conoscerti presto, magari in un giovedì a San Lorenzo, da Valter, o in un’altra occasione collettiva.
    Un grande abbraccio.
    JSM
    Barbara

    • Silvana Donato ha detto:

      Ciao Barbara, sono contenta che il sito sia di aiuto ai ricercatori e spero che sempre più trovino la loro strada per la Realizzazine del Sé.
      Sicuramente un giorno passerò per il vostro centro, ora però sono fuori città, o meglio proprio fuori dell’Italia, e non posso venire.
      Per cui al momento non posso nemmeno più seguire e aggiornare il sito come facevo prima… ma sono sicura che il contenuto già presente è una buona base di partenza per successivi approfondimenti che vengono dalla propria esperienza diretta in cui applichiamo quanto abbiamo imparato. La conoscenza è importante, ma poi è l’esperienza che ci fa diventare quello che impariamo teoricamente, che ci fa diventare maestri.

  4. viviana ha detto:

    Cara Silvana,
    Bellissima storia!
    spero di non essere troppo indiscreta nel farti una domanda.
    Come hai gestito il tuo nuovo cammino con i tuoi familiari? Leggendo ho dedotto che sei stata la prima della tua famiglia a “sperimentare” Sahaja Yoga.
    La domanda, oltre ad essere scaturita dalla semplice curiosità, non è casuale. Io stessa non saprei come parlare ai miei genitori di questa nuova esperienza che sto intraprendendo nella mia vita…essi, fortemente cattolici, so che potrebbero essere molto scettici e “spaventati” vedendomi un giorno stare seduta in silenzio e ad occhi chiusi davanti alla foto di una donna a loro sconosciuta…ecco non so se sono riuscita a rendere l’idea 🙂
    Inoltre sto frequentando gli incontri della mia città, mi trovo molto bene anche perchè abbiamo creato un incontro settimanale solo per noi ragazzi, che siamo diventati amici, e nutro il desiderio di andare con loro quest’estate a cabella. Penso che potrebbe essere una bella esperienza.
    Insomma, cosa mi consigli secondo la tua esperienza?
    Ti ringrazio in anticipo se potrai rispondermi!

    • Silvana Donato ha detto:

      Ciao Viviana, la tua domanda non è per niente indiscreta e penso un po’ tutti si siano posti la domanda all’inizio, specialmente coloro che hanno cominciato molto giovani.
      Nel mio caso, quando ho cominciato avevo 23 anni, non ero proprio giovanissima, ma neanche troppo grande. I miei genitori sono cattolici non praticanti, nel senso che rimangono fedeli alla fede cattolica, ma non frequentano nessuna chiesa.
      Ecco, nel mio caso non ho avuto nessuna opposizione da parte dei miei genitori. Ho cominciato a meditare subito con la foto (dapprima molto piccola) in camera e poi piano piano ho messo su il mio angolo della meditazione. L’unica cosa è che mi prendevano un po’ in giro all’inizio.
      Però so di altri casi in cui i genitori in cui erano molto preoccupati e si sono quindi opposti tenacemente; non sono tanti casi, però ci sono.

      Quindi, il suggerimento non può venire dalla mia, ma dalla tua esperienza. Se sai che i tuoi genitori hanno fiducia in te e che sono di ampie vedute, allora non dovrebbe esserci problema nel parlare di sahaja yoga con loro – presa un po’ alla larga come metodo di rilassamento e di miglioramento. Magari se si verificasse un evento musicale nella tua città fatto da sahaja yogi per i nuovi, allora potresti invitarli così che possano rassicurarsi.
      Oppure potresti invitare qualcuno dei tuoi amici a casa, in modo informale, magari provando la meditazione insieme ai tuoi famigliari stessi in modo molto tranquillo.
      Ecco, nel mio caso c’era stata la storia dell’India. Volevo andare in India, ad un seminario, ma i miei proprio non erano d’accordo (penso avessi 28-29 anni all’epoca) perché dicevano che era pericoloso. A quel tempo frequentavo una yogini che anche loro avevano incontrato e alla fine ho detto lor “Anche lei va in India, perché io non posso andare?” e così alla fine hanno cambiato idea.
      Diciamo che se per qualche motivo la fiducia non c’è, la si può costruire, in modo semplice e spontaneo.

      • viviana ha detto:

        Ciao Silvana! Grazie davvero ma davvero tanto per la tua risposta! ho fatto come dicevi tu. Riscrivo infatti con buone notizie :)ieri sera , senza che me lo aspettassi minimamente, mi sono trovata improvvisamente a parlare di Sahaja Yoga con i miei genitori,ed è stata mia mamma a chiedermi di provare a meditare con me. Incredibile, ha ammesso di essersi sentita molto bene, rilassata e quasi senza pensieri – ha detto che non le era mai successo – e si è mostrata molto curiosa di saperne di più (non me lo sarei mai aspettata). Le ho perciò dato un piccolo libro che mi avevano donato in uno degli incontri settimanali, affinchè potesse leggerlo. Era molto presa e “stupita” …le ho anche accennato, in modo del tutto spontaneo, dell’esperienza che mi piacerebbe fare e si è mostrata d’accordo. Wow!
        mi piace averle fatto scoprire una cosa che mi fa stare bene, e mi piace poterla condividere con lei. Ora vuol provare anche mio padre. Grazie davvero dei consigli 🙂
        spero che questo mio piccolo aneddoto possa aiutare anche altre persone a condividere le loro esperienze coi loro parenti e amici.

  5. samuele ha detto:

    O:-)

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