Shabari, una storia di amore e benevolenza

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20 luglio 2012 In Racconti

Tanto tempo fa, ai tempi in cui era ambientata la magnifica epica di Shri Rama, viveva una donna di Shabari. Shabari era la figlia di un cacciatore e apparteneva alla comunità dei Nishadha. La notte prima del suo matrimonio ebbe un sogno, un sogno terribile in cui migliaia di capre e pecore sarebbero state uccise per festeggiare il suo matrimonio. Mossa da compassione, nelle prime ore della mattina scappò via e decise di seguire un Maestro spirituale per la propria ascesa.
Dopo giorni di cammino, incontrò il maestro Matanga e gli chiese di essere una sua discepola. Lo servì con devozione per tutta la vita e quando il Maestro fu sul punto di morte, lei – che ormai era diventata vecchia – gli chiese se anche lei avesse potuto raggiunge la dimora di pace dove lui si stava recando. Ma il santo le rispose che, grazie alla sua virtù, aveva meritato di avere un darshan di Shri Rama (darshan è la visione di un’incarnazione; in questo caso Shri Rama è un’incarnazione divina, precisamente di Shri Vishnu).

Secondo la storia, c’erano molti altri yogi che attendevano di avere un darshan di Shri Rama. Infatti, durante il suo esilio Rama aveva attraversato la valle nel Maharastra vicino a Nassik, e aveva visitato diversi posti. Shri Rama però visitò proprio l’ashram di Shabari, di cui conosceva la virtù.
Lei rimase estasiata e nella sua umiltà e povertà non sapeva cosa potergli offrire.
Così decise di offrirgli dei frutti di bosco che lei stessa aveva raccolto e aveva assaggiato. Li aveva assaggiati perché voleva assicurarsi che fossero tutti dolci e saporiti. Ora il punto è che in India non è uso mangiare qualcosa che è stato assaggiato da qualcun’altro, tanto meno si usa offrire qualcosa che è stato già mangiucchiato.
Ma Shri Rama, conoscendo la virtù e il cuore della donna, accettò i frutti di buon grado, e disse: “Oh, hai fatto questo per me, grazie, posso averli?”
Il fratello di Rama, Laxmana, vedendo il comportamento maleducato della donna si arrabbiò molto e cerò di lamentarsi. Ma Shri Rama sembrava gioire tanto dei frutti, “Ma come sono buoni questi frutti, non ne ho mai mangiato così buoni in tutta la mia vita!” diceva Shri Rama, che, vi ricordiamo, era un re della nobile dinastia Raghu.
Allora sua moglie, Shri Sita, disse, “Perché non me ne dai un po’?”
Lui rispose, “No, questi sono per me, non posso darteli.”
Sita allora disse, “Ma mio caro, io sono tua moglie e tu devi condividere tutto con me!”
Così Rama acconsentì, “Va bene, mi sembra giusto, prendine un po’ anche tu.”
Quando Sita li assaggiò, subito commentò, “Questi frutti sono buonissimi come l’ambrosia, mai mangiati così buoni!”
A quel punto, Laxamana mise da parte la sua rabbia e fu preso dalla curiosità e disse a Shri Sita, “Dammene un po’ così che anche io possa assaggiarli!”
“No, no, no, non posso, dopo tutta la fatica che ho fatto per averli da tuo fratello… chiedili a lui, se ne vuoi!” rispose Sita.
A quel punto Shri Rama disse, “Va bene dagliene qualcuno.”
Ma l’anziana donna, innocentemente disse, “No, ne ho ancora, non c’è bisogno di dargliene, gli darò io altri frutti!”
A quel punto, finalmente, anche Laxmana, tutto contento, poté mangiare i deliziosi frutti.

Questa storia mostra il volto della benevolenza nel Re Rama, che accetta il dono di una umile anziana donna. E mostra che Dio vede nei nostri cuori e va incontro a coloro che hanno il cuore puro.



di Silvana Donato

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