La Purezza della Regina Padmini

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21 luglio 2012 In Racconti

Questa storia risale al tredicesimo secolo, quando il Sultano di Delhi si recò nel regno di Chittor per conquistare la sua regina.
Il regno di Chittor era governato dal valoroso e nobile Re Rawal Ratan Singh che, oltre ad essere un bravo marito e giusto sovrano era anche patrono delle arti. Nel suo palazzo c’erano molti artisti di talento, tra cui Raghav Chetan. Ma Raghav Chetan celava un terribile segreto, egli usava la magia nera per liberarsi dei suoi rivali. Un giorno però fu colto sul fatto e il re, terribilmente arrabbiato, decise di bandirlo dal regno, dopo averlo debitamente umiliato.
Così facendo, il Re Ratan Singh si era guadagnato un pericoloso nemico. Infatti, Raghav Chetan si diresse immediatamente verso Delhi, per cercare il patrocinio del Sultano Ala-ud-din Khilji. Il Sultano fu colpito dal suo talento musicale, ma il desiderio di vendetta spinse Ratan Singh a sfruttare quel momento per recare danno al Re di Chittor.

Il malizioso stregone disse infatti al suo nuovo benefattore, “Perché accontentarsi di un ordinario musicista, quando a dilettare le tue giornate potrebbe essere una donna dall’incomparabile bellezza?” Così facendo, gli parlò della bellissima Rani Padmini, regina di Chittor. Il lussurioso Sultano fu subito colto dalla brama di fare sua quella donna e decise di partire alla volta di Chittor, per fare sua quella donna, volente o nolente.
Appena arrivato con una scusa si presentò a corte e con altra scusa chiese di voler vedere la bellissima regina, gioiello del palazzo reale. A quel tempo non era riguardoso mostrare la regina; ma pur di tenere buoni rapporti, il re di Chittor acconsentì.
La bella Padmini, però, non era molto convinta delle intenzioni del Sultano e gli permise di vederla solo attraverso uno specchio. Il suo tentativo di attenuare la lussuriosa cupidigia del monarca servì a ben poco. perché persino attraverso un specchio egli poté ammirare la dote della regina e rinnovare il desiderio di farla sua. A quel punto, rivelò le sue intenzioni e ricattò il Re Ratan Singh che se non avesse ceduto la sua regina, avrebbero attaccato e distrutto il suo regno. Questa era decisamente la richiesta più offensiva che si potesse fare, quella di calpestare l’onore della regina; naturalmente il Re rifiutò.
A quel punto il Sultano assediò il piccolo regno per costringerli ad arrendersi. A quel punto, essi giocarono la loro ultima carta. Certo un drappello di uomini non poteva avere la meglio su un’armata così numerosa, ma con trucco forse avrebbero potuto ottenere un vantaggio.
Così mandarono a dire al Sultano che avevano deciso di accettare la sua richiesta e che avrebbero mandato la regina con le sue ancelle quella sera, ma alla condizione che solo la mattina il Sultano avrebbe potuto incontrarla. Il Sultano fu così entusiasta per quella vittoria che fece baldoria, insieme ai suoi uomini quella sera. Fatto sta che nei baldacchini, nella guisa di fanciulle vi erano i valorosi guerrieri di Chittor; colsero alla sprovvista i soldati del Sultano che erano intontiti dall’alcol e cominciarono a combattere.
Ma, per quanto il trucchetto diede loro molto vantaggio, erano sempre troppo pochi per poter avere delle speranze di vittoria. Ora, vi era un accordo fra loro che se stessero vincendo, avrebbe dato un segnale per le donne di Chittor. Quel segnale non arrivò, per cui le donne capirono che la disfatta era vicina e che presto i nemici sarebbero arrivati e le avrebbero disonorate.
Fu così che Rani Padmini prese la decisione di salvare l’onore delle donne. Prepararono un pila, vi diedero fuoco e tutte le donne della città vi si gettarono dentro.
Quando il Sultano vittorioso entrò nella città, non trovò altro che cenere a soddisfare la sua brama.

Questa storia mostra il coraggio degli abitanti di Chittor di difendere l’onore e la castità della propria regina ad ogni costo, anche a costo della vita.



di Silvana Donato

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