Agnya chakra

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19 settembre 2010 In Agnya

L’Agnya chakra è situato all’incrocio dei nervi ottici nel chiasma ottico ed è conosciuto anche come “terzo occhio”. Esso è situato anche all’incrocio dei due canali sottili destro e sinistro ed è collegato agli altri centri sottili tramite il midollo allungato. È scientificamente dimostrato che i lobi destro e sinistro del cervello controllano i lati opposti del corpo, proprio come viene affermato nella conoscenza yoga da millenni.
L’eccessiva attività dei due canali tende a gonfiare i due lobi (petali) del chakra, fino a occluderlo impedendo il passaggio della Kundalini nella sua ascesa verso l’ultimo centro, il Sahasrara, dove avviene l’unione, lo yoga. Per questo l’Agnya è descritto come la “porta stretta” che conduce nel Regno dei Cieli.

La parte destra del chakra corrisponde con la terminazione del canale sinistro (Ida Nadi): esso si sviluppa nella parte destra e posteriore della testa. Quindi in questa parte del chakra sfocia il flusso di energia emozionale, dando nutrimento ai pensieri rivolti verso le nostre emozioni e il nostro passato. Definiamo questo aspetto con il termine superego. In esso vengono accumulati anche tutti i condizionamenti che acquisiamo con la crescita e tutti i nostri istinti; infatti esso è la connessione non solo con il passato della nostra vita corrente, ma di tutto il passato dell’evoluzione, tramite quello che è denominato “sub-conscio collettivo”.
Nella parte sinistra, analogamente, il chakra corrisponde alla terminazione del canale destro (Pinagla Nadi) e si sviluppa nella parte sinistra e frontale della testa. È quello che viene denominato ego. L’ego è quello che ci fa dire “Io faccio”, in quanto esso è l’espressione ultima del nostro canale dell’azione; esso ci fornisce pensieri d’ambizione, rivolti quindi al futuro, e/o di dominazione. Esso è connesso con il “sopra-conscio collettivo”.

Quando i due lobi che formano l’ego e il superego sono ridotti a zero, spariscono e allora quello che succede è che sarà solo il canale centrale (Sushumna Nadi) ad attraversare il chakra e la Kundalini potrà passare indisturbata e connettersi con quello che viene denominato inconscio collettivo, e la nostra attenzione risulterà illuminata. In questo stato, i pensieri non ci sono o se vengono sono pensieri che ci danno solo benessere perché vengono direttamente dal nostro Sé e dall’inconscio collettivo, ovvero dall’energia onnipervadente divina.

Una cosa molto importante da capire è che tutti i nostri attaccamenti, tutte le nostre preoccupazioni, tutta la nostra sofferenza sono generati dalla nostra mente. “Cogito ergo sum” è la più grande illusione alla quale siamo stati sottoposti, perché ci ha portato a credere che il pensiero ha un valore superiore allo Spirito. Il pensiero, come lo Spirito, non si vede, ma è sempre e costantemente presente nella nostra vita: ci guida, ci trova le soluzioni, ci fa “credere” in qualcosa… ma anche ci inganna.
Infatti anche lo Spirito può comunicare tramite i pensieri nell’Agnya, ovvero nel cervello, ma se il nostro cervello è continuamente bombardato da mille pensieri provenienti dall’ego e dal superego,  non riuscivamo a capire quando è lo Spirito a farsi sentire. Lo Spirito è Puro e ci dà la Pura Conoscenza di noi stessi e del mondo, per cui tutto ciò che viene dallo Spirito non può che essere per il nostro bene.
Se ci riflettiamo, spesso quando stiamo svolgendo un’attività o anche ci fermiamo per un po’, cominciano ad arrivare pensieri che difficilmente riguardano il presente: o sono verso qualcosa da fare o da dire, oppure verso il passato. E poi molti pensieri si ripetono in continuazione, come delle nenie. Questo genera continua tensione nel nostro povero cervello e uno spreco di energia. Durante la meditazione (magari dopo alcuni giorni/mesi di pratica), è possibile percepire una tensione nei nostri lobi del cervello (destra o sinistra a seconda della qualità del pensiero), oppure una pressione sui globi oculari, al sopraggiungere di un pensiero dopo aver raggiunto uno stato di silenzio mentale anche breve.
Il pensiero che viene dal nostro Spirito è come un’ispirazione, è leggero e non genera tensione nel cervello, anzi ci dà una sensazione piacevole. Il significato della parola Anahat rende proprio l’idea di questa caratteristica. Come sappiamo lo Spirito risiede nel chakra del Cuore, che in sanscrito è detto Anahat; in musica, Ahat Naad indica un suono prodotto tramite frizione o percussione, mentre Anahat Naad indica un suono che è creato senza attrito che è proprio quello proveniente dal nostro Sé.

Trattamenti per l’Agnya chakra

Liberarsi dai pensieri è quindi il primo passo verso il proprio benessere.
Nel tempo che dedichiamo giornalmente alla meditazione, permettiamo ai nostri chakra di rilassarsi e liberarsi dalle tensioni, da cui anche lo stimolo dell’Agnya proveniente dai canali diminuisce e i due “lobi” dell’ego e del supergo riducono la loro dimensione; finalmente la Kundalini può passare e raggiungere il Sahasrara. A questo punto, si crea uno spazio fra un pensiero e l’altro (detto in sanscrito vilamba) che diventa ogni giorno più ampio, fino a che il silenzio mentale si protrarrà per tutta la giornata.
Come potete sperimentare nell’esperienza della Realizzazione del Sé, il mantra (affermazione) che ci aiuta a liberare questo chakra è: “Io perdono tutto e tutti, anche me stesso”. Il perdono è il potere che ci consente di liberare il nostro Agnya da tutte le tensioni.
È più facile perdonare se riusciamo a liberarci dal senso di colpa, perché di solito giudichiamo gli altri (e noi stessi) quando vediamo una colpa nell’errore (vedi articolo Vishuddhi sinistro: stima di sé e sensi di colpa).
Altri mantra per l’Agnya sono specificati nella sezione mantra.

Un altro modo di trattare l’Agnya è prendendosi cura dei propri occhi. Spesso succede, camminando per strada, che i nostri occhi vengano continuamente mossi da una parte all’altra, come delle palline da ping pong; ecco, questo dovrebbe essere evitato perché stanca molto l’Agnya. Meglio sarebbe guardare verso terra. Analogamente a quanto avevamo visto per il Mooladhara chakra (il primo), sarebbe davvero utile potersi recare nella natura e lasciare che i nostri occhi rilassino tramite la vista di essa, di prati, alberi, del mare, e quant’altro.
Un punto importante infatti è che attraverso gli occhi noi possiamo assorbire le energie di ciò che ci sta attorno, positive e negative a seconda di quello che si incontra. Quindi è importante dedicare del tempo a rilassarli.

Nota

Il punto rosso che si usa fare sulla fronte ha senso sapendo che è posto proprio in corrispondenza dell’Agnya chakra; esso si chiama Bindi (che significa “punto”), è fatto con una terra rossa detta Kumkum (che abbia buone vibrazioni naturalmente) e serve per proteggere l’Agnya stesso. A parte questo punto rosso, la fronte dovrebbe essere sgombra (dai capelli), perché è bene che riceva sempre luce; inoltre questo eviterebbe di avere problemi con la vista.

L’angolo del buonumore

Una tendenza comune negli esseri umani è quella di credere di essere al di sopra di tutto… proprio come indica questa simpatica vignetta.

Roba da elefanti

Tratto da un vecchio numero della Settimana Enigmistica.



di Silvana Donato

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