Agnya chakra: simboli e tradizioni

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20 settembre 2010 In Agnya

Il sesto chakra del nostro sistema sottile è l’Agnya chakra. L’Agnya è il chakra del perdono.
Esso si trova all’incrocio dei canali destro e sinistro e proprio per questo è il chakra più difficile da attraversare da parte della Kundalini. È un passaggio molto stretto perché l’ego e il super-ego (generati dai canali destro e sinistro) premono fino ad occluderlo.
Quando i due “palloni” dell’ego e del super-ego si gonfiano a dismisura, essi invadono le sfere dei chakra sottostanti: il Vishuddhi e il Cuore. Per cui risulterà molto difficile in questa situazione percepire la gioia che viene dal Cuore, ovvero dal nostro Sé, e gioire della collettività. Perderemo il senso dell’unione con il Tutto e con tutti.
Una volta che i “palloni” dell’ego e del super-ego si sgonfiano, allora essi si ritirano dal Cuore, permettendo ad esso di “aprirsi”, e dal Vishuddhi, permettendoci così di sentirci completamente integrati sia dentro di noi che con il resto del mondo. Nello sgonfiarsi, i due “palloni” vengono riassorbiti dai canali e noi settiamo la nostra testa leggerissima e serena. L’Agnya allora si presenta nella sua vera essenza, come un cristallo purissimo e trasparente: non ci sarà più niente che ci potrà ferire o disturbare, perché tutte le tensioni che potrebbero condizionare il nostro Agnya semplicemente gli passeranno attraverso.

Simboli

Elemento: Luce

Colore: Bianco

Pianeta: Sole

Giorno: Domenica

Pietra: Diamante

Tradizioni

Una cosa interessante da notare è che esiste, a livello del sistema nervoso autonomo, una connessione diretta fra il plesso pelvico e il cervello; naturalmente in modo analogo esiste una connessione diretta fra il Mooladhara e l’Agnya chakra. Ora abbiamo visto che il principio del Mooladhara chakra è quello di innocenza, ovvero del nostro fanciullo interiore, ed è rappresentato tradizionalmente con un bambino dalla testa di elefante (l’elefante rappresenta la saggezza), detto Shri Ganesha. Il Mooladhara chakra si trova proprio sotto l’osso sacro dove risiede la Kundalini, ovvero il principio della nostra Madre Interiore, ed è noto che esiste un rapporto di purezza assoluta fra la madre e il figlio; questo è molto importante, perché tanto più il nostro Mooladhara è puro, più è facile la nostra Kundalini rimanga in alto nel Sahasrara e non torni a riavvolgersi nell’osso sacro.

La chiave che apre la porta del Settimo Cielo: il perdono

Madonna con bambino di William BlakeQuesto principio appena descritto lo ritroviamo anche nell’Agnya, proprio in virtù della connessione diretta che esiste fra i due chakra. A livello dell’Agnya chakra, questo principio ha però preso forma, si è incarnato e ha dedicato la sua vita ad aiutare il mondo a pulire il proprio Agnya chakra insegnando e dimostrando con la sua stessa vita, il valore della qualità del perdono, che è lo strumento fondamentale per liberare la mente da ogni tensione.
Shri Gesù è colui che ha permesso il passaggio della famosa “porta stretta”, attraverso la quale è possibile accedere al paradiso. Tutti gli insegnamenti di Gesù furono rivolti al perdono e alla misericordia e più volte ci ha ricordato che ciò che più dobbiamo temere non è il male che viene da fuori, ma quello che si trova in noi.
Il suo intervento ebbe un importanza straordinaria nel corso dell’evoluzione umana. Ora, dopo più di duemila anni che sentiamo parlare di perdono, lo diamo un po’ per scontato, ma dobbiamo ricordarci che all’epoca di Gesù non era così. In quei tempi vigeva la legge del taglione: “occhio per occhio, dente per dente”. Il perdono era una virtù di pochi, davvero molto pochi. Quindi il lavoro svolto da Gesù è stato davvero difficile, ma ha concesso a tutti gli esseri umani di attraversare la porta stretta dell’Agnya chakra.

L’aspetto femminile del chakra (shakti) è la Madre di Gesù, Shri Maria, proprio come avevamo detto a proposito del Mooladhara chakra. Niente è avvenuto per caso.

Il distacco dall’Ego

A livello di Agnya destro, che si trova nella parte sinistra della testa, si manifesta un aspetto della nostra personalità detto Ego. Il Signor Ego (in sanscrito Mara) è il più grande illusionista di tutti i tempi, perché lui ci fa credere che tutto quello che facciamo è per il nostro bene, per aiutarci, per essere migliori; per cui è davvero difficile capire quando esso entra in azione. Colui che nella storia dell’evoluzione (spirituale) umana ha dato una svolta in questo senso è Shri Buddha Siddhartha Gautama.

King Bimbisara and the Buddha

Siddhartha Gautama era il figlio di un re. Si racconta però che, proprio alla sua nascita, un veggente rivelò al re che il figlio si sarebbe dedicato alla liberazione del mondo dalle sue pene. Per cui, il re, che non voleva perdere il suo successore, fece di tutto affinché il figlio crescesse nella bambagia, ignaro delle sofferenze del mondo. Fino a che un giorno, Siddhartha riuscì ad uscire dal palazzo reale e a vedere tre cose che finora aveva ignorato: la malattia, la vecchiaia e la morte. E si chiese perché gli esseri umani fossero vittime di tanta sofferenza e come potessero uscirne.

Abbandonò tutto: il regno, famiglia, moglie e figlio per cercare la Verità e poterla rivelare al mondo.
Inizialmente condusse una vita di rinunce e penitenze, pensando che mortificando il suo corpo potesse liberarsi da ogni attaccamento e ambizione. Ma il momento in cui finalmente riuscì nel suo intento fu quello in cui si arrese, ovvero si rese conto che la Verità è nel mezzo: “se tiri troppo la corda si spezza, ma se la tieni troppo lenta non suonerà”; la vita di austerità che aveva intrapreso non lo stavo portando da nessuna parte, allora molto tranquillamente si sedette sotto un albero di banyan e rimase lì in silenzio e in meditazione. Allora, si dice che tutte le tentazioni del Signor Ego, Mara, giunsero di fronte a lui e lui, Siddhartha, le guardava e lasciava fuori di sé; l’ultima, la più difficile, fu: “Io sono te stesso”, ma neanche questa fece più presa nel cuore di Siddhartha e allora ottenne il risveglio (Buddha significa proprio risvegliato).

Il distacco dal Super-Ego

Se distaccarsi dall’ego non è facile, non lo è nemmeno distaccarsi dal Super-Ego. Tutte le paure, le angosce, gli attaccamenti, i condizionamenti ristagnano nelle pozze del nostro sub-conscio.
Ma c’è di più, il super-ego racchiude in sé tutti i nostri ricordi e quindi il succo della nostra vita, dal primo vagito all’ultimo sospiro; noi non abbiamo una visione globale della nostra esistenza, ma solo quella della vita corrente, alla quale siamo follemente attaccati e ne desideriamo il successo. Questo è il più grande attaccamento: l’attaccamento alla vita!
E ci voleva un personaggio altrettanto valoroso, come coloro che ho appena menzionato, per aiutare gli essere umani in questa vittoria: Shri Mahavira. Contemporaneo del Buddha, anche Mahavira nacque da una famiglia reale come principe Vardhamana e in seguito decise di dedicarsi alla vita ascetica. Il suo scopo era di liberarsi dalla schiavitù del samsara, il ciclo delle vita-morte-rinascita (vedi articolo La teoria dell’evoluzione spirituale nella tradizione orientale), per poter finalmente svincolare l’essere umano dalle catene del super-ego.

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Come abbiamo visto nell’articolo dedicato al Nabhi chakra (Il Nabhi chakra: simboli e tradizioni), esiste un filo conduttore che lega le nascite di questi grandi personaggi che hanno segnato delle tappe importanti nella storia dell’evoluzione (spirituale) umana. Più volte Dio si è manifestato come Maestro per aiutare il Nabhi a stabilizzarsi. Shri Rama ha lavorato sul principio del Cuore Destro e Shri Krishna sul Vishuddhi. Successivamente Shri Gesù ha permesso agli esseri umani di aprire il loro Agnya chakra tramite il perdono; la tappa successiva è naturalmente arrivare al Sahasrara chakra, come sta accadendo in questi tempi.
Anche Buddha e Mahavira sono incarnazioni di principi altrettanto importanti: il primo di Shri Hanumana, che è il principio del lato destro, e il secondo di Shri Bhairava, per il lato sinistro (vedi I canali energetici e i loro principi sottili). Il loro compito, naturalmente, è quello di aiutare gli essere umani a sviluppare le qualità di questi canali: il puro desiderio e il puro amore nell’Ida Nadi (sinistro) e l’azione distaccata e la pura devozione nel Pingala Nadi (destro).



di Silvana Donato

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