Bhagavad Gita – Capitolo 1

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1 luglio 2011 In Bhagavad Gita, Testi antichi
  1. Dhritarastra disse: Nel campo della verità[1], nel campo di battaglia della vita, che cosa è accaduto Sanjaya, quando i miei figli e i loro guerrieri hanno affrontato quelli di mio fratello Pandu?
  2. Sanjaya disse: Avendo visto schierato l’esercito dei Pandava, il re Duryodana, tuo figlio, andò dal suo maestro di armi e gli disse queste parole:
  3. “Guarda, maestro, il vasto esercito dei Pandava ben allineato per la battaglia dal figlio di Drupada, anch’egli tuo saggio allievo.
  4. Possiamo scorgervi eroici guerrieri, arcieri potenti, uguali in battaglia a Bhima e Arjuna, Yuyudhana e Virata e il re Drupada dal grande carro di guerra.
  5. Dhrishtaketu dallo stendardo resoluto e Chekitana, il re dei Chedis. Vediamo l’eroico re di Kasi, Purujit il conquistatore e suo fratello Kuntibhoja, e Saibya, il più potente fra i combattenti,
  6. il vittorioso Yudhamanyu, il potente Uttamauja, Saubhadra, il figlio di Arjuna, i cinque principi della regina Draupadi, guardali tutti nei loro carri da guerra.
  7. Ma ascolta anche i nomi dei nostri più grandi guerrieri, i capi del mio stesso esercito. Te li riporterò alla memoria.
  8. Ci sei tu, il mio maestro in guerra; Bishma, anziano e saggio; Karna e Kripa, vittoriosi in battaglie. Cè il tuo stesso figlio Asvatthama e anche mio fratello Vikarna. C’è Saudamatti, re dei Bahkas,
  9. e molti altri eroici guerrieri pronti a dare la loro vita per me, equipaggiati con le armi più varie, tutti maestri nel guerreggiare.
  10. Possiamo contare le nostre armate condotte da Bishma, ma le loro, guidate da Bhima, sembrano innumerevoli.
  11. Stando quindi tutti fermi sulla linea della battaglia, difendiamo il nostro capo Bishma.”
  12. Per incoraggiare Duryodhana, Bishma, il glorioso ed anziano guerriero dei Kurus, strillò il suo urlo di guerra forte come il ruggito di un leone e poi soffiò nella sua conchiglia che risuona lontano.
  13. Allora il rullo dei tamburi di guerra, l’eccitante suono dei piatti e delle trombe, il rimbombo delle conchiglie e dei corni riempì il cielo come un tuono frastornante.
  14. A quel punto, Krishna e Arjuna, il figlio di Pandu, eretti nel loro glorioso carro tirato da cavalli bianchi, risposero alla sfida soffiando nelle loro conchiglie divine.
  15. Krishna, il Signore dell’anima, suonò la Sua conchiglia detta Panchajanya, Arjuna quella chiamata Devadatta. Suo fratello Bhima, dalle tremende imprese, suonò la sua potente conchiglia detta Paundra.
  16. Il loro fratello maggiore, re Yudhishtira, soffiò nella sua conchiglia Anatavijaya (vittoria eterna), Nakula e Sahadeva in quelle dette Sughosha e Manipuspaka.
  17. Ed il re di Kasi dal potente arco, Sikhandi dal grande carro da guerra, Dhristadyumna e Virata, Satyaki l’imbattuto e il re Drupada ed i figli di sua figlia Draupadi, Saubhadra, l’eroico figlio di Arjuna, fecero echeggiare da tutte le parti le loro conchiglie da guerra.
  18. Al terribile suono, i cieli e la terra tremarono, e tremò il cuore di Duryodhana e dei suoi guerrieri.
  19. Il volo di frecce stava per cominciare e Arjuna, il cui vessillo aveva l’effige di una scimmia, vedendo Duryodhana e i suoi guerrieri schierati, pronti per la battaglia, afferrò il suo arco
  20. e disse queste parole a Krishna:
  21. Arjuna disse: Guida il mio carro, o Krishna immortale, e fermalo tra i due eserciti,
  22. perchè io possa vedere coloro che stanno dinanzi a me bramosi di combattere, coi quali devo ora lottare dando inizio a questa guerra.
  23. Che io possa vedere coloro che sono giunti qui pronti alla battaglia, desiderosi di fare la volontà del malvagio figlio di Dhritarashtra.
  24. Sanjaya disse: A queste parole di Arjuna, Krishna arrestò il suo glorioso carro in mezzo ai due eserciti.
  25. E davanti a Bishma, Drona e agli altri condottieri regali disse: “Guarda, o Arjuna, le armate dei Kurus, radunate qui su questo campo di battaglia”.
  26. Arjuna vide allora fronteggiarsi padri, nonni,
  27. figli, nipoti, padri di mogli, zii, maestri,
  28. fratelli, compagni e amici.
    Quando vide i suoi parenti faccia a faccia, chi in un esercito, chi nell’altro, fu sopraffatto dalla pietà e dallo sconforto e così parlò con cuore afflitto.
    Arjuna disse: Vedendo tutti i miei parenti, Krishna, giunti qui per combattere,
  29. le membra mi vengon meno, la bocca diventa arida, un tremore invade il mio corpo e mi si rizzano i peli per l’orrore;
  30. il mio potente arco Gandiva mi sfugge di mano, m’arde tutta la carne, non riesco più a reggermi perché la mia mente è confusa e smarrita.
  31. E vedo segni nefasti. Non mi è possibile prevedere alcun bene nell’uccidere i miei parenti nel sacrificio della battaglia.
  32. Io non desidero la vittoria, Krishna, nè il regno, né i suoi piaceri. Come possiamo volere un regno, Govinda, o i suoi piaceri o la vita stessa,
  33. quando coloro per cui desideriamo il regno, i suoi piaceri e le gioie dell’esistenza, proprio essi sono qui in questo campo di battaglia, sul punto di abbandonare la loro ricchezza e la loro vita?
  34. Coloro che ci fronteggiano sul campo di battaglia sono i nostri maestri, padri, figli, nonni, zii, suoceri, nipoti, cognati.
  35. Anche se mi dovessero uccidere io non desidero ucciderli, neppure per il regno dei tre mondi, quanto meno per la gloria terrena!
  36. Se uccidiamo questi uomini malvagi, il male cadrà su di noi: che gioia potremmo ricavare dalla loro morte, o Janardana, anima delle anime?
  37. Io non posso quindi uccidere i miei propri parenti, i figli del re Dhristarastra, il fratello di mio padre. Come possiamo esser felici avendo ucciso in battaglia la nostra propria gente?
  38. Anche se costoro, avendo la mente sopraffatta dalla cupidigia, non vedono il male nella distruzione di una famiglia, né nel tradimento degli amici,
  39. perché noi, che vediamo il peccato della distruzione, non dovremmo scongiurare tutto questo terribile male?
  40. La distruzione di una famiglia fa perire le sue leggi originarie e, distrutta la legge, l’ingiustizia prende il sopravvento sull’intera famiglia.
  41. A causa di questo prevalere del disordine, le donne della famiglia si corrompono, o Krishna, e quando le donne non sono pure, si crea disordine nelle caste e confusione sociale.
  42. Tutta questa confusione conduce agli inferi gli offensori della famiglia e la famiglia. E anche gli spiriti dei loro morti soffrono, privati delle offerte di cibo e acqua.
  43. Questi tremendi atti dei distruttori di una famiglia, che causano disordine sociale, estinguono le leggi della casta e i rituali ancestrali di giustizia.
  44. Non sappiamo, forse, che l’inferno sta aspettando coloro per i quali le leggi familiari non esistono più?
  45. O giorno di oscurità! Quale cattivo spirito ispirò le nostre menti, quando per cupidigia di un regno terreno giungemmo in questo campo di battaglia pronti ad uccidere la nostra stessa gente?
  46. Sarebbe davvero meglio per me, se i figli di Dhritarastra, con le armi in pugno, mi trovassero disarmato, e senza che io opponga resistenza mi uccidessero nella lotta della guerra.
  47. Sanjaya disse: Così Parlò Arjuna nel campo di battaglia, e lasciando cadere arco e frecce si accasciò nel carro, la sua anima sopraffatta dallo sconforto e dal dolore.

Note

[1] “Campo della Verità”, traduce il sanscrito “dharmakshetra”: l’espressione indica perciò il dharma, il campo della rettitudine, ed introduce uno degli argomenti fondamentali dell’opera.

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di Silvana Donato

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