Bhagavad Gita – Capitolo 2

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1 luglio 2011 In Bhagavad Gita, Testi antichi
  1. Sanjaya disse: Allora si levò lo Spirito di Krishna e parlò ad Arjuna, il suo amico, che con gli occhi pieni di lacrime era sprofondato nella disperazione.
  2. Shri Krishna disse: Perché questo turbamento, o Arjuna, proprio nell’ora difficile, l’ora del giudizio? Gli uomini forti non conoscono disperazione, poiché essa non conduce al cielo e non procura fama sulla terra.
  3. Non cadere in debolezza degradante, perché un uomo che è un uomo non lo fa. Getta via questo ignobile scoraggiamento, e sorgi come un fuoco che brucia tutto ciò che gli è davanti.
  4. Arjuna disse: Devo venerazione a Bhishma e a Drona: dovrei forse uccidere con le mie frecce il fratello di mio nonno, il grande Bhishma? Dovrei forse scagliare le mie frecce contro Drona, il mio maestro?
  5. Dovrei forse uccidere i miei stessi maestri che, sebbene avidi del mio regno, sono pur sempre i miei sacri maestri? Preferirei in questa vita mangiare cibo di mendicante piuttosto che cibo reale che abbia il sapore del loro sangue.
  6. E non sappiamo se sia meglio per noi vincere o essere vinti. I figli di mio zio e re Dhristarastra sono qui davanti a noi: dopo la loro morte, dovremmo desiderare di vivere ancora?
  7. Nella scura notte della mia anima, provo desolazione. Nella mia pietà, non vedo la via del giusto comportamento. Io sono il tuo discepolo, giunto a te per supplicarti: sii una luce dentro di me nel sentiero del mio dovere.
  8. Poiché nemmeno la promessa di un regno terreno, o del regno degli dei in cielo potrebbe aiutarmi a scacciare il mio dolore che dissecca le mie facoltà.
  9. Sanjaya disse: Dopo che Arjuna, il grande guerriero, ebbe così alleggerito il suo cuore, “Non combatterò” disse, e poi tacque.
  10. Krishna sorrise e parlò ad Arjuna; proprio lì, tra i due eserciti, la Voce di Dio si pronuciò:
  11. Shri Krishna disse: Tu piangi per chi non merita il pianto, e le tue sono forse parole sagge? Il saggio non si addolora né per i vivi né per i morti, poiché vita e morte sono transitorie.
  12. Perché tutti noi ci siamo sempre stati: Io, tu, e questi re degli uomini. E tutti noi ci saremo sempre.
  13. Così come il Sé del nostro corpo mortale passa attraverso l’infanzia, la giovinezza e la vecchiaia, allo stesso modo lo Spirito passa in un altro corpo: di questo il saggio non dubita.
  14. Dal mondo dei sensi, Arjuna, vengono caldo, freddo, piacere e dolore. Essi vengono e vanno: sono temporanei. Sorgi sopra di essi, grande anima.
  15. L’uomo che non è da essi turbato, o Arjuna, che va oltre il piacere e il dolore, è degno di vita eterna.
  16. Né l’inestistente può essere, né l’esistente può non essere. Coloro che possono vedere la realtà, hanno visto questa realtà.
  17. Intessuto nella Sua creazione, lo Spitito, è al di là della distruzione. Nessuno può porre termine allo Spirito, che è eterno.
  18. Sebbene questi corpi siano destinati a perire, lo Spirito che vi dimora è immortale, incommensurabile, indistruttibile. Perciò combatti, o valoroso guerriero.
  19. Se un uomo pensa di uccidere, e un altro di essere ucciso, nessuno dei due conosce la Via della Verità. L’Eterno nell’uomo non può uccidere, l’Eterno nell’uomo non può morire.
  20. Lo Spirito non nasce e non muore mai. Esso esiste in eterno, per sempre. Mai nato ed eterno, oltre il passato e il futuro, Esso non muore quando il corpo muore.
  21. Quando un uomo Lo conosce come mai nato, eterno, immutabile, oltre ogni distruzione, come può quell’uomo uccidere, o spingere un altro ad uccidere?
  22. Come una persona lascia un vecchio vestito e ne indossa uno nuovo, così il Sé abbandona il suo corpo mortale e ne prende uno nuovo.
  23. Le armi non possono ferire lo Spirito e il fuoco non potrà mai bruciarlo. Acque tumultuose non possono bagnarlo, i venti non possono disseccarlo.
  24. Aldilà del potere della spada e del fuoco, aldilà del potere dell’acqua e del vento, lo Spirito è onnipervadente, immutabile, stabile, eterno.
  25. Invisibile agli occhi mortali, aldilà del pensiero e aldilà del cambiamento. Sapendo ciò smetti di soffrire.
  26. Ma se lo credessi destinato a rinascere e a morire in continuazione, anche così, o eroe dalle grandi braccia, cessa di soffrire.
  27. Perché, in verità, tutto ciò che nasce muore, e dalla morte viene la vita. Faccia a faccia con ciò che deve essere, cessa di provare pietà.
  28. Tutti gli esseri sono invisibili prima della nascita e dopo la morte sono invisibili di nuovo. Essi sono visibili tra due momenti invisibili. Perché provare dolore in questa verità?
  29. Qualcuno vede lo Spirito in una visione miracolosa, mentre un altro ne parla, qualcun altro ne sente parlare, anche senza percepirlo o conoscerlo.
  30. Lo Spirito che è in tutti gli esseri è immortale. Per la morte di ciò che non può morire, cessa di provare pietà.
  31. Pensa anche al tuo dovere e non vacillare. Non c’è cosa migliore per un guerriero che combattere in una guerra giusta.
  32. C’è una guerra che apre le porte del Paradiso, o Arjuna! Felici i guerrieri il cui destino è lottare per una tale guerra.
  33. Ma se tu non vuoi combattere questa giusta battaglia, stai venendo meno al tuo dovere e al tuo onore e stai compiendo una grave trasgressione.
  34. Gli uomini racconteranno del tuo disonore ora e nel tempo a venire. E per un uomo stimato il disonore è peggio della morte.
  35. I grandi guerrieri penseranno che tu sei fuggito dal campo per paura; proprio quelli che ti stimavano parleranno di te con disprezzo.
  36. E i tuoi nemici diranno di te molte parole sconvenienti, gettando scherno sul tuo coraggio. C’è per un guerriero un destino più vergognoso?
  37. Vinto, otterrai la gloria del cielo; vittorioso, la gloria sulla terra. Sorgi dunque, o Arjuna, con la tua anima pronta a combattere.
  38. Preparati alla guerra con la pace nell’animo. Sii in pace nel piacere e nel dolore, nel guadagno e nella perdita, nella vittoria e nella sconfitta. Così sarai immune dal peccato.
  39. Quella che ho esposto è la saggezza sul piano speculativo. Ascolta ora la saggezza sul piano pratico[1]: se ne farai uso, ti sbarazzerai dalle catene dell’azione (karma). [2]
  40. Nessun passo è perso su questo sentiero, e nessun pericolo vi si trova. Anche un piccolo progresso in questa disciplina salva dalla paura.
  41. Colui che segue questo sentiero ha un solo desiderio ed esso lo conduce alla meta della sua ricerca, ma di molte specie ed infiniti sono i desideri degli uomini che mancano di un autentico spirito di ricerca.
  42. Ci sono uomini che, privi di discernimento, parlano molto. Essi seguono alla lettera i Veda e dicono: “Non c’è altro che abbia valore”. [3]
  43. La loro anima è piena di desideri egoistici, e il loro paradiso è anch’esso l’ispirazione di un desiderio egoistico. Essi pregano per ottenere piaceri e potere, e la ricompensa di tutto ciò è la rinascita terrena.
  44. Coloro che amano piaceri e potere e le cui menti si perdono dietro a tali parole: essi non sono adatti ad ottenere il samadhi [4].
  45. I Veda hanno per loro oggetto le tre Guna della natura. Sorgi al di sopra delle tre Gunas, o Arjuna! Sii nella Verità Eterna, aldilà delle contraddizioni terrene, aldilà di guadagni e possessi, segui la tua stessa anima. [5]
  46. Come l’uomo si serve di una sorgente d’acqua, confluita da ogni dove, così colui che vede il Supremo deve usare i Veda. [6]
  47. Occupati solo dall’azione, non occuparti mai dei frutti. Non essere mai spinto ad agire dalla ricompensa, né d’altro canto abbi attaccamento per l’inazione.
  48. Compi le tue azioni nella pace dello yoga, libero da desideri egoistici, senza essere turbato dai successi o dai fallimenti: Yoga è costanza di mente, una pace imperturbata.
  49. L’azione fatta per ricompensa è di molto inferiore di quella fatta nello Yoga della saggezza. Cerca la salvezza nella saggezza del tuo Sé. Sventurati sono coloro che agiscono per una ricompensa.
  50. Con questa saggezza un uomo va oltre ciò che è bene e ciò che è male. Diventa quindi maestro in questa disciplina: l’abile padronanza nell’azione.
  51. I saggi dediti allo yoga, rinunciando ai frutti delle loro azioni e liberi dalla schiavitù delle rinascite, raggiungono uno stato di suprema beatitudine.
  52. Quando la tua mente si lascia dietro la scura foresta del dubbio, tu andrai oltre ciò che è stato udito e si potrà udire dai precetti dei Veda.
  53. Quando la tua mente, confusa dalle contraddizioni delle Scritture, infine riposerà ferma in divina meditazione, allora avrai raggiunto lo Yoga.
  54. Arjuna disse: Qual’è il segno di un anima realizzata, stabilizzata nel Samadhi[4]? Come parla? Come siede? Come si muove?
  55. Shri Krishna disse: Quando uno abbandona tutti i desideri e trova soddisfazione nel Sé grazie alla gioia del Sè, allora la sua mente ha veramente trovato la pace.
  56. Colui la cui mente non è turbata dal dolore, non ha attaccamenti per i piaceri, è oltre la passione, il timore e l’ira, egli è un saggio dalla mente ferma.
  57. Colui che è libero da tutti i legami, che non si rallegra né si addolora se la sorte è buona o cattiva, costui è un saggio dalla mente ferma.
  58. Quando uno ritrae i sensi dagli oggetti tangibili, proprio come una tartaruga ritira le sue zampe, la sua mente diventa ferma.
  59. Gli oggetti tangibili, ma non i desideri, scompaiono da un’anima austera. Ma anche i desideri scompaiono in chi ha ralizzato il Supremo.
  60. I sensi, che agitano senza riposo la mente, trascinano impetuosamente anche l’uomo saggio che lotta per raggiungere la perfezione.
  61. Avendoli ricomposti armoniosamente nella meditazione, egli dovrebbe sedere in meditazione, con la mente che trova riposo in Me. Poiché quando i suoi sensi sono in armonia, allora egli ha raggiunto la serenità mentale.
  62. Quando un uomo indulge nel piacere dei sensi l’attrazione per essi cresce in lui. Dall’attrazione nasce il desiderio, e la brama di possesso incontentabile conduce all’ira.
  63. Dalla rabbia deriva l’illusione; dall’illusione la confusione della memoria; dalla confusione della memoria viene la perdita della ragione; e dalla perdita della ragione uno va verso la completa rovina.
  64. Ma l’anima che si muove nel mondo dei sensi mantenendoli in armonia, libera da attrazioni e avversioni, trova riposo nella pace.
  65. In questa calma vi è alleggerimento da ogni pena, perché quando il cuore è in pace anche la ragione trova pace.
  66. Non vi è saggezza per un uomo che non sia in armonia, e senza armonia non c’è contemplazione. Senza contemplazione non può esservi pace, e senza pace come può esservi gioia?
  67. Poiché quando la mente è incatenata ad una passione dei sensi, tale passione porta via la saggezza di quell’uomo proprio come il vento spinge un vascello tra le onde.
  68. Perciò, Arjuna, colui che  ritira i suoi sensi dagli oggetti dei sensi, ottiene la serenità mentale.
  69. Nel tempo in cui per tutti gli esseri è notte, in quello stato di Divina Conoscenza e Suprema Beatitudine, vi è Luce per lo yogi realizzato (in Dio). Ma ciò che è luce per gli altri esseri, è oscurità per il saggio che vede.
  70. Come tutte le acque scorrono verso l’oceano, ma l’oceano non straripa mai, così il saggio prova desideri, ma rimane sempre uno nella sua pace infinita.
  71. Perché l’uomo che rinuncia a tutti i desideri e abbandona ogni orgoglio di possesso e di egoismo raggiunge la pace suprema.
  72. Arjuna, questo è lo stato dell’anima realizzata in Dio: raggiungendolo, ogni illusione se ne va. E stabilizzato in questo stato, persino nella sua ultima ora, questi può raggiungere lo stato di beatitudine.

Note

[1] “piano pratico” traduce yukti che vuol dire tecnica, trucco (inteso come trucchi del mestiere)

[2] Karma viene tradotto come “azione”, in quanto intende il nostro agire nella vita terrena; generalmente con Karma è inteso quello che ereditiamo a livello sottile dalle vite precedenti e che determina la nostra condizione iniziale di questa vita, a partire dalla quale dovremmo evolvere.

[3] Qui si nota il passaggio dall’Era di Shri Rama che aveva portato ad una rigida osservanza dei rituali, a quella di Shri Krishna che dà una visione diversa della vita: Lui dice che la vita è un gioco, una commedia di cui noi siamo gli attori e gli spettatori.

[4] lo stato di serenità mentale e unione col Divino

[5] Le tre Guna sono le qualità sottili delle tre Nadi, o canali energetici: Rajo Guna nel canale destro, Tamo Guna nel canale sinistro, Sattva Guna in quello centrale; in seguito nella Bhagavad Gita, Shri Krishna darà una descrizione più dettaglia di queste qualità e di come si manifestano.

[6] Cioè deve usarli limitatamente, come limitati sono gli usi che l’uomo fa di una sorgente (lavarsi, bere). I Veda, con il loro rigido ed “esteriore” ritualismo, non sarebbero adatti per liberare l’uomo dalla continua trasmigrazione.

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di Silvana Donato

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