Il Dharma e le maryadas

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30 settembre 2010 In Guru Tattwa

Simboli dei GuruDharma è un termine sanscrito che riveste numerosi significati nelle culture dell’Asia meridionale. Può essere tradotto come “Dovere”, “Legge”, “Legge cosmica”, “Legge Naturale”, oppure “il modo in cui le cose sono”; viene anche tradotto con “religione”.

Il termine Dharma assume un senso diverso a seconda di dove viene applicato. Esso corrisponde a tutta una serie di comportamenti che un essere vivente dovrebbe adottare in conformità con la sua specie.
Per esempio, una tigre ha un suo naturale modo di comportarsi che non potrà essere uguale a quello di un coniglio.
Allo stesso modo, un essere umano avrà un suo dharma specifico da rispettare, che non sarà certo pari a quello di una tigre e nemmeno a quello di un coniglio. L’essere umano è più evoluto rispetto agli animali e nel corso della sua evoluzione ha sviluppato la capacità di pensare e fare scelte che vanno oltre il suo istinto. Sicuramente rimane ancora  un po’ il retaggio del mondo animale da cui deriva, ma non essendo allo stesso livello evolutivo di un animale, dovrà comunque seguire un dharma diverso.

Il punto è che tutti gli esseri hanno uno spirito, ma all’essere umano è data la possibilità di evolvere al punto di diventare completamente lo spirito. Non solo questo, però, all’essere umano è dato anche il “libero arbitrio”, ovvero la possibilità di scegliere se seguire il male o il bene, se evolvere o meno.
E da qui nasce un differente Dharma per l’essere umano, un Dharma che gli consenta di seguire ciò che è bene per il suo equilibrio interiore e per la sua evoluzione.

Mantenere l’equilibrio e l’armonia interiore (stare nel centro) è un compito alquanto difficile, perché siamo continuamente portati a seguire i nostri istinti e tendenze, i quali non sempre ci mantengono sulla via della rettitudine.
Ci sono sei nemici naturali che continuamente tentano di allontanarci dal centro: l’avidità, la rabbia, l’orgoglio, l’invidia, la lussuria e la vanità. Possono insinuarsi nella nostra mente in maniera lieve o più forte, ma di sicuro liberarsi completamente da essi ci consente di essere completamente puri e sereni.
Per questo motivo esistono delle semplici regole, dette maryadas, che ci indicano come comportarci per mantenerci puri e al centro. Le maryadas costituiscono il nostro Dharma.
Un esempio di maryadas è il ben noto Decalogo (I Dieci Comandamenti) che Dio rilasciò a Mosè sul monte Sinai.

Naturalmente, così come l’essere umano si è evoluto, anche il suo Dharma si è evoluto.
Per esempio, nei tempi antichi il perdono e la compassione non erano una cosa comune. Anche un uomo che poteva essere un grande santo era capace di maledire qualcuno per un nonnulla (si possono trovare esempi nel Mahabharata).
Ora non è più così, perché siamo arrivati ad uno stadio in cui il perdono è riconosciuto come una qualità di un essere umano evoluto a livello cosmico (in altri termini l’Agnya chakra è stato aperto a livello universale), per cui la qualità della compassione rientra nel nostro Dharma.
Esisterà poi un livello successivo, in cui l’uomo sarà un essere completamente spirituale e il suo Dharma cambierà nuovamente per adattarsi a questo nuovo livello.



di Silvana Donato

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