Bhagavad Gita – Capitolo 13

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1 luglio 2011 In Bhagavad Gita, Testi antichi

Arjuna disse: O Krishna, desidero sapere di più su questa energia materiale (prakrti), sulla consapevolezza individuale, sul campo, sul conoscitore del campo, sulla conoscenza e sul fine della conoscenza.

  1. Shri Krishna disse: Questo corpo, Arjuna, è chiamato “il campo” (kshetra), chi conosce questo è chiamato “il conoscitore del campo” (kshetrajna). [1]
  2. Sappi che Io sono il conoscitore di tutti i campi (della Mia creazione); e che considero conoscenza quella che comprende sia il campo che il conoscitore del campo.
  3. Ascolta da Me brevemente cosa è il campo e come è, quali sono le sue modificazioni, da dove viene, chi è il conoscitore del campo e qual è il suo potere.
  4. Tutto ciò è stato cantato dai profeti dei Veda in molti versi; ed in grandi parole concernenti il Bhrama, parole di fede e piene di Verità.
  5. I cinque elementi, il senso dell’io, l’intelligenza, il subcosciente, i dieci organi (i cinque dell’azione e i cinque dei sensi), la mente è l’undicesimo, i cinque elementi della percezione dei sensi (vista, tatto, udito, gusto e odorato);
  6. desiderio, avversione, piacere, dolore, l’aggregazione di tutti questi, la consapevolezza, la determinazione: questo è “il campo” e le sue modificazioni.
  7. Umiltà, sincerità, non violenza, perdono, rettitudine, devozione al maestro spirituale, purezza, costanza, armonia del Sé;
  8. libertà dalla cupidigia dei sensi, assenza dell’ego, consapevolezza delle afflizioni della nascita, morte, vecchiaia, malattia e sofferenza;
  9. libertà dalle catene degli attaccamenti, anche da egoistico attaccamento al proprio figlio, moglie, o casa; una sempre presente uniformità di mente negli eventi piacevoli o spiacevoli;
  10. una singola unicità di puro amore, di mai smarrito amore per Me; preferenza per posti solitari, ed evitare le moltitudini rumorose;
  11. una costante brama della conoscenza dello Spirito interiore, ed una visione di Verità che dà liberazione: questa è la vera conoscenza. Tutto ciò che è contrario a questo è ignoranza.
  12. Ora ti parlerò del fine della conoscenza realizzando il quale si ottiene il nettare dell’immortalità: è il Supremo ed Eterno Brahma, Colui che si dice oltre l’essere e il non essere.
  13. Le Sue mani e piedi sono dappertutto, Egli ha teste e bocche ovunque: Egli vede tutto, sente tutto, in tutto Egli è.
  14. La Luce della conoscenza viene a Lui attraverso infiniti poteri di percezione, eppure Egli è al di sopra di tutti questi poteri. Egli è oltre tutto, ed ancora Egli sostiene tutto. È oltre il mondo della materia (nirguna), eppure Egli gioisce di questo mondo.
  15. La Verità è dentro e fuori tutti gli esseri, per quanto sia infinitesima non si può comprendere, è molto lontana eppur anche molto vicina.
  16. Indiviso, sembra essere diviso fra le varie creature. Sostiene tutti gli esseri: da Lui viene la distruzione, e viene la creazione.
  17. Egli è la Luce di tutte le luci che brilla dietro tutta l’oscurità. È la conoscenza, è il fine della conoscenza, da raggiungere tramite la conoscenza, e che risiede nel cuore di tutti.
  18. E ho spiegato brevemente cosa è il campo, cosa è la saggezza, e cosa è l’oggetto della conoscenza dell’uomo. Quando una persona conosce questo, entra nel Mio Essere.
  19. Sappi che Prakriti (la natura, l’energia materiale) e Purusha (la consapevolezza individuale), sono entrambe senza inizio, e che cambiamenti temporali e guna [2] vengono tutte dalla natura.
  20. A livello materiale la Natura è responsabile della causa ed effetto di tutto. Mentre la consapevolezza individuale è responsabile dell’esperienza di piacere e dolore.
  21. La consapevolezza individuale quando è nella natura certamente percepisce le mutevoli condizioni della natura (guna), ed è l’attaccamento ad esse a causare il continuo cambiamento, un buono o cattivo fato la trascina con sé nel circolo delle rinascite.
  22. Ma nel corpo, superiore alla consapevolezza individuale, vi è lo Spirito Supremo, detto anche Signore Supremo, che osserva, guida, supporta, gioisce. [3]
  23. Chi capisce in verità la propria consapevolezza interiore e conosce la natura con le sue condizioni mutevoli, in qualunque condizione si trovi a vivere, non prende più nascita di nuovo.
  24. Alcuni percepiscono lo Spirito in loro stessi, attraverso lo Yoga della meditazione, per grazia dello Spirito; altri attraverso lo Yoga della speculazione; altri attraverso lo Yoga dell’azione.
  25. E altri ancora non sanno, ma ne sentono parlare, e lo adorano. Anche essi superano la morte, per la loro devozione alle parole di Verità.
  26. Qualsiasi creatura che nasce, Arjuna, che si muova o no, sappi che proviene dall’unione del “campo” e del “conoscitore del campo”.
  27. Chi vede il Signore Supremo essere ugualmente disposto in tutto ciò che è, immortale nel campo della mortalità, egli vede la Verità.
  28. E quando uno vede che Dio si trova imparzialmente ovunque, egli non si danneggia danneggiando gli altri: allora egli va veramente verso il Sentiero Superiore.
  29. Chi vede che tutte le azioni, ovunque, sono eseguite dalla Natura, e che lo Spirito osserva questo lavoro – egli vede la Verità.
  30. Quando uno vede che le diversificate esistenze dei vari esseri risiede nell’UNO, ed è un’evoluzione dall’UNO, allora egli diventa uno con Brahma.
  31. Senza inizio, immutabile e imperituro è lo Spirito Supremo. Sebbene risieda nel corpo, non sua è l’azione del corpo, ed è puro dal tocco della materia.
  32. E proprio come l’etere che tutto pervade non è contaminato grazie alla sua “sottigliezza”, così il Sé, essendo onnipervadente, benché sito nel corpo non ne è influenzato.
  33. E proprio come il sole dà luce a tutte le cose in questo mondo, così il Signore del “campo” (il Sé) illumina tutto il suo “campo”.
  34. Coloro che con l’occhio della conoscenza interiore vedono la differenza tra il “campo” e il “conoscitore del campo”, e comprendono la libertà dello Spirito dalla natura materiale, vanno verso il Supremo.

Note

[1] è importante non solo conoscere il proprio corpo fisico ma il proprio corpo sottile; lo spiega comunque a mano a mano.
[2] vedi nota nell’Introduzione
[3] “Quello che è noto con il nome di Sé Supremo, anche se esiste nel corpo, sempre rimane nel suo stato puro. (13:1094). Infatti non è corretto dire che il Sé risiede nel corpo. Il Sé è detto essere nel corpo nello stesso modo in cui quando uno si guarda nello specchio si crede che quello che vede sia la sua faccia. E’ assolutamente senza senso dire che il Sé è relazionata con il corpo. (13:1096- 1098)” Dnyaneshwari

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di Silvana Donato

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