Ashtavakra Gita

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20 agosto 2010 In Ashtavakra Gita, Testi antichi

Astavakra GitaL’Ashtavakra Gita, anche nota come Ashtavakra Samhita, o canto di Ashtavakra è un antico testo che riporta il dialogo tra il giovane Maestro Ashtavakra e il Re Janaka di Mithila, orientativamente vissuti nel 5000 AC.
Questo dialogo mostra una tipica conversazione che avveniva tra i maestri della scuola di Advaita Vedanta (Advaita significa “non-dualismo”). Prima di proseguire con la lettura, consiglio al lettore a digiuno sulla tradizione filosofica orientale di leggere l’articolo introduttivo La teoria dell’evoluzione spirituale nella tradizione orientale .

Com’è noto, Yoga significa unione, unione col il Tutto. Parlare di unione con il Tutto sottointende necessariamente che non esiste una reale separazione da esso: la separazione è solo un’illusione creata dalla mente. Le onde dei nostri desideri e quindi dei nostri pensieri, vanno a intorpidire il calmo e immenso oceano del nostro Sé, creando nelle loro increspature mondi fittizzi in cui noi ci identifichiamo. Ma una volta che le onde svaniscono, finalmente riusciamo a percepire il vasto e profondo oceano del nostro Sé individuale (Atma o Jivatma), che in verità non si distingue dal Sé universale (Brahman o Paramatma).
In altre parole: Tutto è Uno.

Accennato il principio del non-dualismo, si può notare che nello Yoga e nell’Advaita Vedanta vengono seguiti due approcci diversi, ma ugualmente validi, in quanto mirano allo stesso fine: la Realizzazione del Sé.
Nell’Advaita Vedanta, non vengono dati suggerimenti per l’auto-miglioramento o per risolvere problematiche di vita quotidiana, non si parla né di Kundalini né di chakra o di sistema sottile; tutto ciò viene semplicemente trasceso, passando direttamente ad esaltare il valore della Realizzazione del Sé e della connessione del Sé con il Tutto.
Per cui, questo testo più che un trattato sullo yoga è un’elegia dello stato ultimo dello yogi e in certi punti raggiunge livelli poetici molto elevati, che purtroppo si perdono un po’ con la traduzione che prevede la spiegazione di elementi non direttamente espressi da una lingua così diversa dal sanscrito: per tradurre una parola sanscrita a volte sono necessarie espressioni complesse nella nostra lingua che non sempre sono sufficienti a descriverne pienamente il senso.

Sommario

Capitolo I ~ Ricerca della Realizzazione del Sé
Raja Janaka chiede ad Ashtavakra come ottenere la conoscenza, il distacco e la liberazione; Ashtavakra gli risponde, illustrando la differenza fra realtà spirituale e illusione della mente e del mondo.

Capitolo II ~ La Gioia della Realizzazione del Sé
Ascoltando le parole di Ashtavakra, Raja Janaka realizza la sua Vera Natura. Rapito dall’estasi, egli descrive la gioia e la meraviglia date del suo nuovo stato.

Capitolo III ~ Distacco dai piaceri mondani
Ashtavakra è lieto per Raja Janaka, ma nota alcune inconsistenze. Tira fuori alcuni versi provocatori sull’attaccamento ai piaceri mondani.

Capitolo IV ~ Glorificazione della Realizzazione del Sé
A questo punto Raja Janaka asserisce che il Signore dell’universo può fare come vuole.

Capitolo V ~ Quattro vie per la dissoluzione dei pensieri
Ashtavakra non dissente, ma in quattro concisi versi punta al prossimo livello: la dissoluzione.

Capitolo VI ~ La più Elevata Conoscenza
Raja Janaka ribatte “Io già lo so”, uguagliandolo in stile e numero di versi.

Capitolo VII ~ Natura della Realizzazione del Sé
Incapace di lasciare il discorso in sospeso, Raja Janaka continua a descrivere il suo stato illuminato.

Capitolo VIII ~ Schiavitù e Liberazione
Udendo ancora troppi “io” nel discorso di Raja Janaka, Ashtavakra lo istruisce riguardo le sottigliezze dell’attaccamento e della schiavitù.

Capitolo IX ~ Distacco
Ashtavakra continua a descrivere il modo per ottenere il vero distacco.

Capitolo X ~ Serenità
Ashtavakra spazza via la follia del desiderio, non importa quanto elevato o sottile esso sia.

Capitolo XI ~ Saggezza
Ashtavakra si sofferma ancora sullo stato di assenza di desiderio.

Capitolo XII ~ Dimorare nello Spirito
Raja Janaka replica descrivendo lo stato di quiete senza tempo nella quale ora si trova.

Capitolo XIII ~ Felicità
Raja Janaka, essendo stato invitato da Ashtavakra (nel primo capitolo) ad essere felice, asserisce che invero lui lo è.

Capitolo XIV ~ Visione interiore degli elementi della vita
Raja Janaka poi riassume la condizione del suo magnifico stato con calma indifferenza.

Capitolo XV ~ Conoscenza del Sé
Impressionato, ma non per gli insegnamenti, Ashtavakra imperterrito mette in rilievo la nullità del pensare e del mondo creato dal pensiero.

Capitolo XVI ~ Futilità della ricerca esteriore
Ashtavakra attacca la futilità dello sforzo e del conoscere

Capitolo XVII ~ Il Vero Conoscitore
Ashtavakra descrive la natura di uno che è veramente libero.

Capitolo XVIII ~ La Pace
Infine Ashtavakra tira fuori cento versetti che descrivono la natura della pura non-dualità, invero uno stato innato dell’essere; ma nonostante ciò sconosciuto per molti, anche per coloro che – nonostante lo cerchino e si sforzino di raggiungerlo – rimangono attaccati alle illusioni del mondo.

Capitolo XIX ~ Riposa nel Sé
Finalmente Janaka riesce ad abbandonare l’identificazione con la sua persona e a liberarsi dal contatto con l’illusione del mondo.

Capitolo XX ~ Liberazione nella vita
In una finale raffica di domande che puntano solo alla loro insensatezza, Janaka da fuoco alle ultime vestigia della sua “personalità” (stato di essere persona) ed entra nella dissoluzione, nella completa idenificazione col proprio Sé Assoluto, fino a concludere con le parole “Niente più può essere detto”.

Riferimenti:

Ashtavakra Gita, versione sanscrito/inglese
Ashtavakra Gita, traduzione di Bart Marshall
Ashtavakra Gita, traduzione di John Richards

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di Silvana Donato

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