Bhagavad Gita – Capitolo 12

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1 luglio 2011 In Bhagavad Gita, Testi antichi
  1. Arjuna disse: Fra i devoti che sono sempre impegnati nell’adorarti nella Tua Forma (più materiale) e quelli che invece di adorano nella Tua Forma impercettibile e trascendente, chi di questi sono i migliori nella conoscenza dello yoga?
  2. Shri Krishna disse: Coloro che con la loro attenzione salda su di Me, Mi adorano in ogni cosa che fanno e sono dotati di fede assoluta in Me che va oltre la concezione materiale, questi Io considero come i migliori yogi.
  3. Ma quelli che adorano l’Imperituro, l’Infinito, il Trascendente non manifesto, l’Onnipresente, Colui che è dietro ogni pensiero, l’Immutabile, Colui che non cambia mai, il Sempre Uno;
  4. che hanno tutti i pensieri dell’anima in armonia, e che hanno la stesssa mente amorevole per tutti, che trovano gioia nel bene di tutti gli esseri, essi raggiungono in verità il Mio vero Sé.
  5. Ancora più grande è la fatica di coloro le cui menti sono dirette verso il trascendente [1]: il sentiero del Trascendente è difficile da raggiungere per il fatto di identificarsi con il corpo.
  6. Ma coloro che dipendono da Me, che arrendono tutte le loro azioni a Me, che Mi adorano e meditano costantemente su di Me in completa connessione con Me (nello stato di yoga),
  7. e le cui menti sono completamente rivolte verso di Me, o Arjuna, Io senza indugio li libero dall’oceano di morte del samsara (cliclo delle rinascite).
  8. Concentra la tua attenzione su di Me solo, riponi la tua intelligenza in Me: invero dopo questa vita tu risiederai in Me.
  9. O Arjuna, ma se tu sei incapace di riporre completamente la tua mente in Me, allora cerca di raggiungermi attraverso la pratica dello Abhyasa-Yoga. [2]
  10. Se non sei capace di ricordarti di Me (abhyasa-yoga), consacra tutte le tue azioni a Me. Attraverso il semplice compimento delle azioni per il Mio servizio, tu raggiungerai la perfezione.
  11. E se non sei capace di fare neanche questo, allora sii semplicemente devoto a Me: controllando la mente, compi le tue attività rinunciando al frutto di tutto il tuo lavoro. [3]
  12. Poiché la conoscenza è superiore alla pratica [2], e la meditazione è superiore alla conoscenza; superiore alla meditazione è rinunciare ai frutti delle proprie azioni, e dopo la rinuncia segue la pace (shanti]).
  13. Il Mio devoto che non è invidioso ma benevolo e compassionevole verso tutti, che non ha il senso di “io” o “mio” [4], che è lo stesso nella buona e nella cattiva sorte, e che sa perdonare,
  14. quello yogi sempre soddisfatto, la cui anima è in armonia e la cui determinazione è forte, la cui mente e visione interiore sono fissate su di Me – ecco questi Mi è veramente caro.
  15. Colui la cui pace non è turbata da altri, e davanti al quale altra gente trova pace, che è libero dall’attrazione per i piaceri mondani, dalla rabbia, dalla paura e dall’ansietà – uno così Mi è caro.
  16. Chi è libero da vane aspettative, che è puro, che è saggio e sa cosa fare, che è libero da attaccamenti, che è libero da inutili preoccupazioni, disinteressato a tutte le attività mondane – questa persona Mi è molto cara.
  17. Chi non si esalta e non disprezza, che non si lamenta e non è avido, che è aldilà del bene e del male, e che è veramente devoto – questi Mi è caro.
  18. La persona il cui amore è lo stesso per l’amico e per il nemico, uguale se stimato o disprezzato, che è aldilà del caldo e del freddo e del piacere e del dolore, che è libera dalle catene degli attaccamenti;
  19. che è bilanciata nel biasimo e nella lode, che riflette prima di parlare, che è felice con qualsiasi cosa possieda, che non è attaccata ad un posto particolare, che ha una forte determinazione e assoluta amorevole devozione – questa persona Mi è cara.
  20. Ma anche più cari Mi sono coloro che hanno fede e amore per Me, e che adorano e seguono questo sublime cammino [5] che ho appena descritto.

Note

[1] l’aspetto non manifesto e quindi impercettibile.
[2] Dnyaneshwara spiega: “E se non sei capace di dare la tua attenzione indivisa insiema alla tua mente ed intelletto a Me allora fa così. Durante l’intero giorno, rivolgi la tua attenzione a me almeno per un momento. Nel momento in cui la tua mente gioisce del senso di beatitudine dato dall’esperienza con il Mio contatto, in quel momento un senso di ripugnanza verso i piaceri dei sensi si creerà nella tua mente, la quale si estraneerà piano piano dalle faccende mondane. (12:104-107). Poi lentamente e fermamente entrerà in Me fino a divenire uno con Me. questo è cià che è chiamato Abhyasayoga o Yoga della pratica. Non c’è niente che non possa essere ottenuto grazie ad esso. Niente è difficile se uno adotta questo tipo di yoga. (12:108- 113)
[3] Dnyaneshwara spiega: lascia che il tuo intelletto sia allerta per contenere gli organi e anche se le azioni hanno luogo, abbandona il desiderio per i frutti di quelle azioni. Proprio come gli alberi e le rampicanti lasciano andare i propri frutti, anche tu dovresti rinunciare ai frutti delle azioni eseguite. Fa che non ci sia nemmeno il sentimento che dovrei essere ricordato o che le azioni dovrebbero essere fatte per Me. Fa che questi sentimenti insieme ai frutti dell’azione svaniscano nel nulla. (12:125-130).
[4] nirmama: senza senso di possessività, nirahankara: senza ego
[5] dharma-amtrita, dharma: rettitudine, amrita: nettare divino.

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di Silvana Donato

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