Bhagavad Gita – Capitolo 3

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1 luglio 2011 In Bhagavad Gita, Testi antichi
  1. Arjuna disse: Se Tu pensi, o Krishna, che la contemplazione è migliore dell’azione, perché mi costringi all’azione terribile della guerra?
  2. Io mi sento confuso perché nelle Tue parole trovo contraddizioni. Dimmi perciò con certezza per quale strada posso raggiungere il Supremo.
  3. Shri Krishna disse: In questo mondo c’è una duplice strada, come ti ho detto prima: Jnana Yoga, lo yoga della conoscenza per i ricercatori empirici, e Karma Yoga, lo yoga dell’azione per gli yogi (pratici).
  4. Non si ottiene la libertà dall’azione col semplice asternersi dall’azione. Non attraverso la mera rinuncia l’uomo giunge a perfezione.
  5. Perché neanche per un momento l’uomo può rimanere inattivo. Inevitabilmente ciascuno è spinto all’azione dalle forze nate dalla natura (prakriti).
  6. Chi tiene sotto controllo i suoi cinque sensi nell’azione, ma continua a pensare agli oggetti dei sensi, quello sciocco è chiamato ipocrita.
  7. Ma chi, o Arjuna, tenendo sotto controllo la mente, comincia la disciplina dello Yoga dell’azione, senza aspettative per i risultati, questi è superiore.
  8. L’azione è più grande dell’inazione: esegui dunque il tuo compito nella vita. Perfino la vita del corpo non potrebbe esserci se non ci fosse azione.
  9. L’intero mondo è legato all’azione, salvo quando l’azione è compiuta per sacrificio. Lascia dunque che le tue azioni siano pure, o Arjuna, libere dai legami del desiderio.
  10. Così parlo il Signore della Creazione, dopo aver generato tutto gli esseri come risultato del sacrificio a Dio Supremo: “Attraverso il sacrificio vi evolverete e prospererete, e soddisferete tutti i desideri”.
  11. Attraverso il sacrificio tu onorerai gli dei e gli dei ti mostreranno il loro amore. E così, in armonia con loro, tu raggiungerai il Sommo Bene.
  12. Perché, compiaciuti dal tuo sacrificio, gli dei soddisferanno tutti le tue necessità. Perciò chi gode dei beni ottenuti senza aver prima fatto un’offerta al Supremo, quella persona è di certo un ladro.
  13. Gli uomini santi che si cibano dei resti del sacrificio, si liberano dai peccati. Ma gli empi, che preparano il cibo solo per sé stessi, si nutrono in verità di peccato.
  14. Il cibo è la vita di tutte le creature, e il cibo viene grazie alla pioggia; ma la pioggia viene grazie al sacrificio ed il sacrificio viene dall’azione.
  15. L’azione sacra è originata da Brahma e Brahma procede dall’Eterno, quindi l’Eterno è sempre presente in un sacrificio.
  16. Chi, vivendo una peccaminosa vita di piaceri, non asseconda nelle sue rivoluzioni questa Ruota della Legge, conduce un’esistenza vana.
  17. Ma chi ha trovato la gioia dello Spirito e nello Spirito trova soddisfazione, colui che nello Spirito ha trovato la sua pace, è aldilà della legge dell’azione.
  18. Egli è oltre le cose fatte e le cose non fatte, e in tutte le sue azioni non dipende da alcuna creatura.
  19. Perciò, senza attaccamento, compi ciò che devi fare, perché l’uomo la cui azione è pura raggiunge il Supremo.
  20. Il re Janaka e altri guerrieri hanno raggiunto la perfezione attraverso il sentiero dell’azione: lascia che il tuo scopo sia il bene di tutti e porta avanti il tuo compito nella vita.
  21. Nelle azioni degli uomini migliori, altri trovano una regola per le loro azioni. Il cammino che un grande uomo percorre diventa una guida per il mondo intero.
  22. Non c’è nulla nei tre mondi, o Arjuna, che io debba fare, perché essi sono miei. Non ho nulla da raggiungere perché ho tutto. Eppure Io lavoro.
  23. Se Io non agissi di continuo, infaticabile, anche gli esseri umani seguirebbero il sentiero dell’inazione.
  24. Se la Mia azione dovesse avere fine, i mondi sarebbero distrutti e la confusione regnerebbe: ciò significherebbe morte per tutti gli esseri.
  25. Come l’uomo senza saggezza agisce egoisticamente, così l’uomo saggio agisce senza egoismi per il bene di tutto il mondo.
  26. L’uomo saggio non deve turbare la mente degli uomini ignoranti, che agiscono egoisticamente, ma attraverso il suo lavoro svolto con devozione, deve mostrare loro la vera gioia che procura l’azione buona.
  27. Tutte le azioni avvengono nel tempo per l’intrecciarsi delle forze della natura; ma l’uomo perduto nell’illusione del proprio “io” pensa di essere egli stesso l’autore.
  28. Invece chi conosce la relazione tra le forze della natura[1] e le azioni, vede come le forze della natura agiscono su altri costituenti naturali, e non diventa il loro schiavo.
  29. Coloro che vivono nell’illusione della natura restano legati alle forze che agiscono in essa, ma la persona di perfetta Conoscenza non deve turbare le persone che ignorano tale Conoscenza.
  30. Arrendi a Me ogni tua azione e riposa la tua mente in Me, il Sé Supremo. Liberati da vane speranze e pensieri egoistici, e in pace interiore combatti la tua battaglia.
  31. Coloro che seguono sempre questo Mio insegnamento e che hanno fede e buona volontà, trovano attraverso l’azione la loro libertà.
  32. Ma coloro che non seguono la Mia dottrina e che hanno cattiva volontà, sono persone cieche alla saggezza, confuse: sono persone perdute.
  33. Anche un saggio agisce sotto l’impulso della propria natura[1]: tutti gli esseri seguono la natura. A cosa serve opporvisi?
  34. Attrazione e repulsione dei sensi verso gli oggetti dei sensi sono connaturati. Egli non deve cadere in loro potere: questi sono i suoi nemici lungo il suo sentiero.
  35. E compi il tuo dovere anche se è umile, piuttosto che quello altrui anche se è grande. Morire seguendo il proprio dharma è vita, vivere in un altro è morte.
  36. Arjuna disse: Ma spinto da che cosa, o Krishna, l’uomo commette peccato, anche involontariamente, come se fosse spinto fa una forza?
  37. Shri Krishna disse: È la cupidigia che diventa rabbia a causa della passione insaziabile, la cosa più empia e il peggior nemico nel mondo.
  38. La Conoscenza del Sé è avvolta dal desiderio come una coltre di nuvole che la copre, proprio come il fuoco è coperto dal fumo, lo specchio dalla polvere, l’embrione dalla membrana.
  39. La saggezza è coperta dal desiderio, l’onnipresente nemico del saggio, desiderio che prende innumerevoli forme e che è come un fuoco insaziabile.
  40. Il desiderio dimora nei sensi, nella mente e nella ragione. Tramite questi esso accieca l’anima, dopo aver offuscato la saggezza.
  41. Per prima cosa mantieni dunque i tuoi sensi in armonia e poi uccidi la cupidigia colpevole, il distruttore della Conoscenza e della Saggezza.
  42. Si dice che il potere dei sensi sia grande, ma ancora più grande è la mente, più grande della mente è Buddhi (la ragione), e più grande della ragione è il Sé.
  43. Comprendi quindi come il Sé sia al di sopra della ragione, con la mente ferma nella realizzazione del Sé, combatti e uccidi il desiderio, questo terribile nemico.

Note

[1] “forze della natura”, in sanscrito le tre gunas.

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di Silvana Donato

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