Il Fiore Champa

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17 febbraio 2011 In Racconti

Presi dai nostri mille impegni quotidiani, ci dimentichiamo spesso dei rapporti puri e semplici che possiamo avere con i nostri cari. Anzi, a volte, travolti da ansie e preoccupazioni, questi rapporti nemmeno si mantengono sereni e giosiosi come dovrebbero. La nostra casa dovrebbe essere un nido cui noi dovremmo tornare, stanchi per gli affanni quotidiani, desiderosi di un po’ di conforto e di pace. È veramente così?
Se non lo è, potremmo desiderarlo e fare in modo che si realizzi.
Nella seguente storiella si narra di un sogno di bambino, che osserva di nascosto sua madre. In India, ci sono molte storie che narrano della dolcezza e della tenerezza dei rapporti tra una madre e il suo bambino. Sono molto semplici, ma significative di quanto sia importante questo tipo di rapporto nella vita di ogni essere umano: difficilmente questi potrà crescere in modo sano, se privato di una tale ricchezza.
Anche Leonardo da Vinci, nei suoi manoscritti, evidenzia come sia stato fondamentale per la sua crescita il rapporto stupendo instaurato con sua madre nella sua infanzia. Ma tale rapporto, in realtà, si estende al di là del rapporto familiare, la tenerezza e l’amorevolezza sono qualità intrinseche di ogni cuoreo umano, uno scrigno colmo di ricchezze dal valore incommensurabile.

un bambino offre un fiore a Shri Mataji

E che dire poi delle miriadi di artisti che si sono dilettati nel ritrarre i soavi sguardi di Madre-Maria e del suo bambino, Gesù bambino: i dipinti che ne sono scaturiti sono uno più bello dell’altro! Quale armonia, quale purezza sono in grado di trasmetterci!
Ma quanta innocenza c’è nei bambini e quanto è importante proteggerla!

“Il sorriso dei fanciulli è il miglior premio alle fatiche degli uomini”

Su questo argomento si potrebbero scrivere pagine e pagine, ma al momento vi lascio alla lettura di questa tenerissima storiella, di questa poesia.

Il Fiore Champa di Rabindranath Tagore

Supponendo, giusto per scherzo, che io diventassi un fiore di champa e crescessi su di un alto ramo di quell’albero e il vento mi scuotesse con allegria e mi facesse danzare sulle foglie da poco spuntate, mi riconosceresti tu, mamma?
Tu chiameresti: ” Bambino mio, dove sei?” ed io riderei fra me e me, e me ne starei nascosto, zitto zitto.
Furtivamente aprirei i miei petali e ti guardeeri mentre lavori.
Se, dopo il bagno, con i capelli bagnai e sparsi sulle spalle, ti mettessi a passeggiare all’ombra dell’albero di champa, nel cortiletto dove dici le preghiere, sentiresti il profumo del fiore, ma non sapresti che viene proprio da me.
Se, dopo il pasto del mezzodì, ti sedessi alla finestra a leggere il Ramayana e l’ombra dell’albero cadesse sul tuo capo e sul tuo grembo, io getterei la mia piccolissima ombra sulla pagina del tuo libro, proprio là dove tu stessi leggendo.
Ma indovineresti tu, in quella piccola ombra, il tuo bambino?
Se, di sera, tu andassi nella stalla con la lambada accesa tra le mani, io tornerei all’improvviso sulla terra per essere di nuovo il tuo bambino e per pregarti di narrami una storia.
“Dove sei stato bambino capriccioso?”
“Non voglio dirtello mamma!” Ecco, questo tu ed io diremmo allora.

Tratto da una vecchia antologia di mia madre



di Silvana Donato

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