Le qualità in un maestro

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21 settembre 2010 In Guru Tattwa

A livello del nostro Nabhi chakra, abbiamo visto che il principio fondamentale è quello del maestro. Questo principio si riflette nella nostra personalità a vari livelli: come discepolo, come maestro di sé o come maestro per altri. Sicuramente è difficile diventare dei buoni maestri, se non siamo in grado di essere dei buoni discepoli, in quanto questi due aspetti si complementano. Il principio del maestro risiede in ognuno di noi e può essere risvegliato, manifestando tutte le sue bellissime qualità.

Il Principio del Maestro in sanscrito è detto Guru Tattwa. Tattwa significa “principio”, mentre guru significa “gravità”.  Ora, quando si parla di gravità, essa non deve essere intesa come serietà, rigidità o scontrosità, ma come capacità di rendere dignitosa e maestosa ogni cosa che facciamo. Non è necessario agire in un qualche modo per far sì che la nostra gravità si manifesti, essa affiora nel momento in cui noi entriamo in uno stato di testimonianza, di silenzio interiore. Nel silenzio possiamo manifestare la nostra gravità e toccare le profondità del nostro essere. Ma come dicevamo, essa non può essere raggiunta in modo artificioso, atteggiandosi in un qualche modo.

Ora noi sappiamo che la Madre Terra possiede la gravità: la gravità terrestre, questo effetto magnetico di attrazione, permette a tutti gli esseri di rimanere attaccati alla Terra e di non perdersi nello spazio. Allo stesso modo un vero maestro dovrebbe sviluppare questo magnetismo, questa capacità di attrazione che permette al discepolo/ricercatore di rimanere saldo nella sua ricerca della verità e non deviare verso strade sbagliate; e oltre a questo, anche la capacità di tirar fuori le tante qualtà che il discepolo porta con sé in maniera latente:  il Maestro le attrae e le porta alla luce con maggior forza e velocità rispetto alla Vita stessa.

Gravità significa altresì stabilità, la capacità di rimanere saldi nelle situazioni più difficili. Per esempio, se ci troviamo nel bel mezzo di una crisi, una situazione che sembra di una difficoltà insormontabile, la prima cosa che faremo sarà di cercare il silenzio dentro di noi. E questo silenzio ci renderà forti, perché non è solo il nostro silenzio, ma è il silenzio del cosmo intero. Nel momento in cui entreremo in questa dimensione e saremo connessi al potere cosmico, esso potrà agire per noi.
Quando lasciamo che sia la mente a guidarci, allora essa ci porta da un estremo all’altro, ci fa sentire confusi, impotenti o arrabbiati: cosa potrebbe venire mai di buono da un tale stato di disordine e caos interiore?
Se invece, come si verifica un problema, lasciamo che la nostra attenzione si immerga nel silenzio, allora saremo in contatto con il nostro Sé, il nostro Spirito, che sa come affrontare il problema.
Di solito noi non siamo connessi con il nostro Spirito, perché la nostra mente crea la separazione creando l’illusione di sapere tutto e di saperci guidare.
“Tutto quello che so è di non sapere!” questa era la frase che usava ripetere Socrate e partendo da essa cercava le risposte nelle profondità del silenzio.

Un’altra qualità che un vero maestro deve avere è infinita compassione, un’infinita capacità di perdono. Consapevole del fatto che “errare è umano”, che senso ha non perdonare gli errori di un essere umano, quando anche noi, come umani, erriamo? Con il perdono, noi risolviamo metà dei nostri problemi (e ci liberiamo dai nostri mal di testa). Con il perdono, possiamo effettivamente entrare in quello stato di testimonianza e di silenzio di cui parlavamo prima. Ci liberiamo infatti dalla causa del “rumore interiore” e il silenzio verrà da sé. La compassione ci porta quindi a sviluppare uno stato di pace interiore permanente e quindi la pazienza.
Grazie alla pazienza e alla benevolenza, sarà anche possibile aiutare gli altri, con le parole o con il silenzio, perché anche il silenzio parla per un vero maestro.

Una volta che avremo toccato le sfere del silenzio e attinto la pura conoscenza dal potere cosmisco, allora la vera, piena qualità del Guru sgorgherà da sè: l’amore puro, il quale fluisce dentro di noi e si diffonde fuori di noi, verso tutti indistintamente. E’ come una luce che ci illumina e illumina anche gli altri. E questo potere esiste dentro di noi, da sempre, nel nostro cuore.
Un’espressione d’amore comunemente nota è quella che ci lega ai propri amici o familiari oppure anche verso il lavoro, l’arte, i nostri ideali, etc. E’ un’amore condizionato e limitato, ma che può comunque donarci una certa gioia e soddisfazione. Ci fa capire quanto è importante mantenere una relazione amorevole con altre persone, ma spesso ci porta a manifestare attaccamento, delusione e persino gelosia.
Un’altra espressione d’amore ha un senso più vasto, cosmico, eterno; è un sentimento incondizionato e diffonde verso tutti senza distinzioni; esiste da sé: ci fa gioire e fa gioire gli altri con la sola nostra presenza. E’ come un sole posto nel nostro cuore che illumina tutti a 360 gradi e ci fa sempre sentire gioiosi e sereni.
Questo è il tipo di amore cui il maestro dovrebbe mirare per essere completo.

L’Angolo della Poesia

Osservando il mare, il nostro mare Mediterraneo, mi sembra di avere di fronte a me l’immagine di un maestro, un immenso maestoso maestro. Da questa idea è nato questo brano poetico in Ode al Mediterraneo.

Mare Meditettaneo

Mediterraneo,
il tuo nome evoca una moltitudine di arti e colori,
così calmo e suadente, ricco di fascino e calore.
Il tuo mite ondeggiare e riversarti sulla riva,
mi ricorda il respiro di un Maestro
che si concentra prima di pronunciare la sua sentenza.
Tutti si raccolgono intorno a te,
pronti a ricevere dal tuo immenso bacino
tutta la ricchezza e la vita che sai dare.
Solitaria mi raccolgo ai tuoi piedi
e ammiro la tua bellezza, i tuoi tramonti,
le vele che imperlano i tuoi orizzonti,
e rimango silente e serena,
completamente immersa
nel tuo amorevole abbraccio.



di Silvana Donato

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