Ryonen, colei che realizzò chiaramente

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30 settembre 2013 In Racconti

Quando sentiamo parlare di ricerca spirituale e di ascesi, siamo propensi a pensare a degli uomini dediti a questo percorso. In realtà, sono moltissime le donne che hanno seguito questo percorso di vita, quando è stato concesso loro di farlo.

zen-fioreQuesto è il caso di Ryonen Genso, una monaca buddhista giapponese. Nacque nel 1797 in una nobile famiglia. Il suo talento poetico e la sua bellezza erano così grandi che già a diciassette anni era tra le dame di corte dell’imperatrice. Ma l’imperatrice morì improvvisamente e molto presto, per cui la vita di Ryonen prese un altro percorso deciso dai suoi familiari.

Lei avrebbe voluto dedicarsi allo studio dello Zen, ma i suoi familiari la costrinsero al matrimonio. A quel punto, Ryonen giunse a strappar loro una promessa, ovvero di ottenere la propria libertà una volta che avesse messo al mondo tre figli.
Prima ancora di compiere venticinque anni, era riuscita a soddisfare questa condizione e a quel punto nessuno poté impedirle di dedicarsi alla vita che desiderava.

A quel punto, la giovane si rase il capo e prese il nome di Ryonen, che vuol dire “realizzare chiaramente”, e cominciò il suo pellegrinaggio.
Nella sua ricerca di una scuola Zen, non aveva previsto però un impedimento: nessun maestro la voleva presso di sé perché era troppo bella e ciò era una minaccia per l’armonia dei monaci uomini. Dopo essere stata rifiutata a malincuore da un altro maestro, Hakuo, Ryonen prese una decisione drastica: prese un ferro rovente e se lo appoggio sul viso. A quel punto la sua bellezza era svanita per sempre e poté essere accettata dal maestro Hakuo.

Commemorando questo avvenimento Ryonen scrisse una poesia sul retro di un piccolo specchio:

Quando ero una ragazza, giocavo in una corte, bruciando incenso.
Ora, brucio il mio viso per studiare lo Zen.
Ogni stagione scorre facilmente nell’altra, e
non so chi scrive questo in un mondo di cambiamento.

e poi:

Questo è il mondo vivente,
ma il mio volto è stato bruciato.
Sarei una cosa pietosa se non sapessi
che il fuoco non ha bruciato altro che la mia illusione.

Quando stava per lasciare questo mondo, Ryonen scrisse un’altra poesia:

Sessantasei volte questi occhi hanno guardato
la mutevole scena dell’autunno.
Ho parlato abbastanza del chiaro di luna,
Non domandare altro.
Ma ascolta la voce dei pini e dei cedri quando
non c’è un alito di vento.

Tratto da “101 Storie Zen”.



di Silvana Donato

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