Bhagavad Gita – Capitolo 8

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1 luglio 2011 In Bhagavad Gita, Testi antichi
  1. Arjuna disse: Che cos’è Brahma? Che cos’è l’Adhyatma? E cos’è il Karma, o Spirito Supremo? Che cos’è Adhibhuta? E cos’è Adhidaiva?
  2. Qual è Adhiyajna nel corpo e come è? E quando arriva il tempo del trapasso, come possono riconoscerti quelli che hanno ottenuto il controllo sulle loro menti?
  3. Shri Krishna disse: Brahma è il Supremo, l’Eterno. Adhyatma è il Suo Sé (riflesso nell’essere umano). Karma è la forza della creazione e dello sviluppo di tutti gli esseri.
  4. Adhibhuta è tutto ciò che si consuma e muore [1]; Adhidaiva è la persona vivente [2]; e ovviamente Io sono Adhiyajna (il principio sottile del sacrificio) nel corpo.
  5. E colui che alla fine del suo tempo abbandona il suo corpo pensando a Me, egli, in verità, viene a Me, senza alcun dubbio.
  6. Poiché in verità nell’ultimo istante di vita, viene in mente il pensiero che è stato costantenemente l’oggetto della propria attenzione.
  7. Pensa quindi a Me tutto il tempo, ricordati di Me e combatti. E con la mente e la ragione su di Me, tu verrai, senza dubbio, a Me.
  8. Perché se una persona pensa allo Spirito Supremo con mente che non vacilla, perché è stata educata nello Yoga, essa va verso l’Essere Supremo.
  9. Chi medita sull’Onniscente, il Primordiale, Colui che guida tutte le cose; più infinitesimo di un atomo, eppure Che sostiene questo vasto universo, la Cui forma è inimmaginabile; Che risplende come il sole aldilà dell’oscurità.
  10. Colui che nel momento della sua morte è con la mente ferma grazie allo Yoga e al suo servire Dio con devozione, mantiene l’energia vitale (prana) fra le sue sopracciglia[3], costui raggiunge lo splendido Essere Supremo.
  11. Ti dirò ora brevemente di quel sentiero che i conoscitori dei Veda chiamano l’Eterno, che è raggiunto dagli asceti privi di passioni terrene, e che si sforzano di raggiungere coloro che mantengono il voto di celibato.
  12. Ritirando i suoi sensi dagli oggetti tangibili, e mantenendo l’attenzione ferma nel cuore, è stabilizzato perfettamente nello Yoga quando la sua energia vitale (prana) con la sua consapevolezza del Sé sono (portati) nella testa [4];
  13. così, ricordandosi sempre di Me, pronuncia l’OM, la sillaba primordiale; abbandonando il corpo in questo modo raggiunge il Sentiero Supremo.
  14. Coloro che nella devozione dello Yoga ripongono tutta la loro anima sempre in Me, senza deviare, sicuramente vengono a Me.
  15. E quando questi grandi anime sono in Me, la Dimora della Gioia Suprema, non tornano più in questo mondo di sofferenza umana.
  16. Tutti i mondi, dal mondo di Brahma (brahma-loka) in giu, sono soggetti ai cicli di rinascita e morte; ma venendo a Me le rinascite cessano [5].
  17. Coloro che sanno che il vasto giorno di Brahma, il Dio della creazione, dura mille yuga (ere), e altrettanti dura la Sua notte, conoscono il giorno e la notte.
  18. Quando quel giorno viene, tutta la creazione visibile sorge dall’invisibile; e tutta la creazione sparisce di nuovo nell’invisibile, quando la notte arriva.
  19. Così, l’infinità degli esseri che vivono ancora ed ancora scompare impotente quando la notte oscura arriva, e ritorna di nuovo con il sorgere del giorno.
  20. Ma aldilà di questa creazione, visibile ed invisibile, c’è un Invisibile più alto, Eterno; e quando tutte le cose muoiono questo rimane per sempre e per sempre.
  21. Questo Invisibile è chiamato Eterno ed è la più alta Perfezione Suprema. Quelli che lo raggiungono non tornano più. Questa è la Mia Dimora Suprema.
  22. Questo Spirito Supremo, Arjuna, si raggiunge con un completa devozione [6]: questo Spirito Supremo si trova in tutti gli esseri e pervade ogni cosa.
  23. Ora ti descriverò il momento preciso in cui gli yogi lasciano questo mondo ricevendo la liberazione e il momento nel quale uno riceve la rinascita.
  24. Se muoiono nell’epoca del fuoco, della luce, del giorno, delle risplendenti settimane della luna e dei mesi di luce crescente del sole, coloro che conoscono Brahma vanno verso Brahma.
  25. Ma se muiono nel fumo, nella notte, nella scure settimane della luna e nei mesi dei giorni decrescenti del sole, essi entrano nella luce lunare e prendono rinascita.
  26. Ci sono due sentieri eterni: il sentiero della luce e il sentiero dell’oscurità. Il primo conduce alla liberazione dal samsara, l’altro nuovamente alla rinascita.
  27. Lo Yogi che conosce questi due cammini non vivrà mai più nell’illusione. Quindi, o Arjuna, sii sempre uno nello Yoga.
  28. Qualunque ricompensa indicata nei Veda, ottenuta tramite il sacrificio ritualistico o un’austera vita o filantropica carità, viene di gran lunga superata dallo yogi che conosce questa Verità: egli raggiunge la Suprema Dimora Eterna.

Note

[1] Adhibhuta è l’aspetto materiale degli esseri costituito dai cinque elementi.
[2] Adhidaiva è il principio sottile della persona vivente, l’occhio della sua consapevolezza, ed è ciò che continua a vivere dopo la morte del corpo
[3] Shri Mataji dice che queste parole sono inesatte. In verità è dannoso porre l’attenzione fra le sopracciglia, poiché provoca un blocco all’Agnya; l’attenzione va portata sulla cima della testa, nel Brahmarandra, come indicato anche nel Dnyaneshwari.
[4] nel Brahmarandhra, che è sulla cima della testa (Dnyaneshwari)
[5] ovvero rimangono sempre in Paradiso.
[6] ananya-bhakti: Ananya significa “dove non c’è l’altro”, ovvero quando si è uno, quando si è connessi l’uno con l’altro non c’è più distinzione fra i due (quindi fra il devoto e Dio); allora questo tipo di devozione è veramente accettata da Dio.

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di Silvana Donato

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