Il Tocco d’Oro

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1 novembre 2011 In Insegnare ai bambini

C’era una volta, in un regno molto lontano, un Re molto ricco, ma ricco davvero, che si chiamava Mida.
Lui amava l’oro più di ogni cosa al mondo, fatta eccezione per il sua adorata figlioletta Dorotea.

Un giorno, il re Mida era nella stanza del Tesoro ad ammirare la sua immensa abbondanza di oro: “Che visione celestiale” gongolava il re Mida in cuor suo. Proprio in quel momento comparve uno straniero davanti a lui. “voi siete davvero un uomo ricco, re Mida” disse lo straniero “Avete tantissimo oro in questa stanza, vedo. Nessun altro al mondo ne ha così tanto!”
“Sì, è vero” rispose re Mida “ma non così tanto quanto ne vorrei. Come vorrei che ogni cosa che toccassi, si trasformasse in oro…”
“Il Tocco d’Oro?” disse lo straniero “ma siete proprio sicuro che questo vi renderà felice?”
“Certo che lo sono!” disse re Mida.
“E non sarete mai dispiaciuto di aver il Tocco d’Oro?”
“No, mai!” gridò re Mida “Sarò molto felice di averlo”.
“E sia come desiderate” disse lo straniero. “Domani al levare del sole, voi avrete il Tocco d’Oro”

Detto, fatto. L’indomani mattina, al levar del sole, il re si svegliò e notò che il suo letto era diventato alquanto duro e scomodo; infatti era diventato tutto d’oro! “Che meraviglia!” gridò il re tutto contento: finalmente il suo sogno si era realizzato.
Subito, saltò giù dal letto e corse su e giù per la stanza toccando tutto quello che gli capitava a tiro. Prese un libro in mano e come cominciò a girare le pagine, esse si trasformarono in oro. Invero, nessuna delle pagine era più leggibile, ma questo il re non lo notò affatto, tanto era contento di quella fantastica magia.
Egli indossò i suoi abiti regali che, in un attimo, si trasformarono in oro anch’essi. Erano diventati davvero pesanti, ma il re era troppo contento per notarlo.

Andò in giardino e lì trovò tante rose bellissime. Le toccò un ad una, correndo da un cespuglio all’altro e tutte, al minimo tocco, si trasformavano in oro.
Allora, tutto contento il re se ne tornò al palazzo per fare colazione: tutta quel movimento gli aveva messo una gran fame!

Il re Mida sedette a tavola e attese l’arrivo della figlioletta, Dorotea, che arrivò poco dopo piangendo.
“Suvvia, mia piccola principessa, cosa ti rende triste in una così radiosa mattina?”
Dorotea stava tenendo una rosa in una mano: era proprio una delle rose che poco prima re Mida aveva tramutato in oro.
“Oh che bella!” disse il padre. “No, caro Padre, non è bella per niente. Sono andata in giardino per raccogliere delle rose per voi. Ma – che tristezza! – non c’erano più delle belle rose là. Non avevano più il loro dolce profumo ed erano tutte gialle”
“Oh mia cara principessina, non piangere per questo”, disse re Mida. “Siedi qui e fai colazione”

Allora, egli prese una tazza di tè e provò a berla; senonché si rese conto che non poteva: non appena tocco il tè con le sue labbra, esso si trasformò in oro. Allora, mise un pesciolino nel suo piatto e con delicatezza toccò la sua coda e… pure quello divenne d’oro.
Finalmente il re si rese conto che questo suo tocco magico aveva delle “controindicazioni”.
“Non vedo proprio come potrò fare colazione” disse fra sé se sé.
Allora ci riprovò con della torta, poi con un uovo… sempre la stessa storia: tutto diventava oro.
Sperando che, muovendosi più velocemente avrebbe potuto mangiare qualcosa, provò a prendere un patata molto calda; velocissimamente, la prese e se la ficcò in bocca. Ma – ahimè! – non appena toccò la bocca si trasformò in metallo, per di più caldissimo. Il re allora fece un salto e cominciò a saltellare qua e là per la stranza gridando per il dolore.
“Padre, caro Padre” gridò Dorotea “Cosa vi succede? Cosa vi succede?”
“Oh mia cara bambina” rispose re Mida tristemente “è terribile, è terribile”
La graziosa Dorotea saltò giù dalla sedia e corse fra le braccia del padre. Lui la bacio e… oh no! anche Dorotea si trasformò in oro, una stupenda statua d’oro.
A questo punto il re andò proprio in preda alla disperazione “Dorotea, my adorata Dorotea! nooo!” ma Dorotea non poteva più rispondere al suo amato padre.

Povero re Mida, era prorpio disperato ora.
All’improvviso, vide lo straniero stare in piedi proprio vicino alla porta.
“Bene, re Mida” gli disse “come stanno andando le cose ora che avete il Tocco d’Oro?”
“Io sono l’uomo più povero al mondo” disse re Mida, ho perso quello che il mio cuore amava più al mondo.”
“Ah, allora pare che la vita vi abbia insegnato una buona lezione” disse lo straniero. “Vediamo, allora, quale di queste cose vi è più cara: il Tocco d’Oro o una tazza do acqua fresca?”
“L’acqua fresca, l’acqua fresca!” rispose Mida.
“E fra il Tocco d’Oro o un pezzo di pane?” andò avanti lo straniero.
“Un pezzo di pane” rispose il re “è meglio di tutto l’oro del mondo!”
“Il Tocco d’Oro, o la vostra figlioletta Dorotea, adorabile e graziosa bambina, com’era fino ad un’ora fa?”
“Oh la mia bambina, la mia bambina” disse il povero re piangendo.
“Bene, mi sembrate molto più saggio di quello che eravate ieri, Re Mida” disse lo straniero “Il vostro cuore, vedo, non è più attaccato all’oro come prima. Ditemi ora, volete veramente rinunciare la Tocco d’Oro?”
“Sì, sì, lo voglio, ve ne prego!” diceva il re piangendo.
“Allora, andate al fiume che si trova nel vostro giardino e mettete le mani nell’acqua. Poi prendete dell’acqua da quel fiume e andate a spruzzarla tu tutte le cose che volete ritornino com’erano prima di essere trasformate in oro.”
Re Mida non se lo fece ripetere due volte. Corse subito al fiume e si buttò nell’acqua con tutti i piedi e le scarpe. Prese dell’acqua e per prima cosa corse verso il palazzo per spruzzare la figlia Dorotea. Non appena lo fece, la figlia ritornò la rosea e graziosa bambina che era.
Però lei non sapeva nulla di cosa era successo, di essere divetata una statua d’oro; per cui si meravigliò molto di vedere il padre tutto bagnato e che le stava pure a spruzzare dell’acqua addosso.
“Padre, ma cosa state facendo?” gridò “ho messo questo bel vistito proprio questa mattina”.

Il padre non si sentì di dirle in quel momento quanto sciooco era stato, ma la condusse nel giardino dove spruzzò il resto dell’acqua sulle rose, che ritornano ad essere i bellissimi e profumatissimi fiori di sempre.
Il re avrebbe voluto ringraziare lo straniero, ma così come era apparso, era scomparso nel nulla.

Quando il re Mida divenne vecchio, si dilettava nel raccontare questa storia incredibile ai suoi nipotini. Allora dava una carezza alla loro dorata chioma e diceva che odiava la sola vista dell’oro, fatta eccezione per quella.

Liberamente ispirato da una leggenda greca



di Silvana Donato

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