Lo spirito delle cose

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28 gennaio 2011 In Testimonianze

In un precedente articolo (L’amore del mondo) ho riportato un’esperienza che mostra come lo stato di consapevolezza senza pensieri può aiutarci non solo a rimanere tranquilli nelle situazioni di difficoltà, ma anche a raggiungere una percezione sottile del mondo intorno a noi più profonda del normale.
In quell’esperienza, ero riuscita a percepire l’amore delle persone intorno a me (benché perfetti estranei) e ad essere completamente pervasa da quell’amore al punto da trascendere il disagio e il dolore.
Ecco, però, ricevere amore da persone, da animali, da piante è una cosa un po’ scontata, che in fin dei conti non meraviglia più di tanto, in quanto si sa che tutti gli esseri vivente sono in grado di farlo.
In realtà, la magia di sahaja yoga può portarci oltre questo limite e farci scoprire che tutto al mondo ha uno spirito, persino la materia inanimata…

Sono apparsi molti film in stile fantasy, come “Final Fantasy“, “Avatar“, “La Principessa Monoke” (un anime dell’artista giapponese Hayao Miyazaki) e così via, che ci hanno mostrato il mondo (inteso come pianeta) sotto una luce diversa, viva. In Final Fantasy, lo spirito del pianeta prendeva il nome di Gaia e, una volta portato agli estremi, aveva reagito ricercando un equilibrio; e lo stesso accade in “Mononoke Hime” dove la vittima della cupidigia umana è invece lo Spirito della Foresta. Sono film che intrattengono, che fanno riflettere, ma forse per molti rimangono pura fantasia.

Eppure, se ci pensiamo un attimo, non è così assurdo credere che l’energia che ci ha creato, che ci fa vivere possa essere la stessa che ha creato il resto del mondo e lo fa esistere. Ma se questa energia esiste in noi e fuori di noi, ovunque (si può ben dire onnipervadentemente), quello che viene spontaneo chiederci è: perché non ne siamo consapevoli? Cosa ci impedisce di essere completamente integrati con il mondo che ci circonda o, meglio, di percepire questa connessione sottile?

Palazzo Doria a Cabella Ligure

Palazzo Doria, Cabella Ligure

Ebbene, tempo fa ho vissuto un’esperienza particolare, anche se non proprio spettacolare.
Mi trovavo all’ashram (= casa collettiva) di Cabella Ligure (dove si trova il Centro Internazionale di Sahaja Yoga), per passare il periodo estivo in collettività.
Un pomeriggio, mi trovavo in cucina a svolgere le faccende del dopo-pranzo; in qualche modo, ad un certo punto, ero rimasta da sola in cucina e, avendo finito di lavare i piatti, mi stavo guardando attorno per vedere se c’era altro da fare. Generalmente quando uno fa le faccende di casa, le fa un po’ meccanicamente, cercando di sbrigarle al più presto; come lo fa a casa propria, lo fa ovunque e così io stessa stavo facendo fino a quel momento.
Poi ad un certo punto, qualcosa è balenato dentro di me, un’intenso desiderio di prendermi cura di quella cucina come se in quel momento essa fosse per me la cosa più cara al mondo. E allora, guardandomi attorno, vedevo sporco o disordinato qua e là e percepivo in me un forte impulso rendere quel posto bellissimo; e, mentre mi accingevo a realizzare ciò, percepivo questa energia benevolente fuoriuscire da me e riversarsi nell’ambiente creando una bellissima atmosfera armoniosa e il mio compito era diventato un piacere piuttosto che un dovere. Come dire? a quel punto sembrava proprio  che la connessione di cui parlavo prima si fosse attivata!

La bella e la bestia bestia, servitù di corte

Poi però, all’improvviso, qualcosa ha interrotto quella magica comunione: qualcuno era venuto in cucina, aveva mangiato qualcosa e lasciato tutto in disordine, assolutamente noncurante. A quel punto mi ha preso un po’ di sconforto e il dubbio che forse stessi esagerando a prendermela così a cuore, visto che nessuno se ne curava: dopotutto, era solo una cucina.
Così sono uscita a fare una passeggiata per un paio d’ore e poi, tornata all’ashram, mi sono diretta prima di tutto in cucina per bere dell’acqua. Ebbene, nel momento in cui ho superato la soglia, sorprendentemente, sono stata avvolta da un “abbraccio d’amore”, come se tutto l’amore che avevo riversato sulla cucina mi stesse ritornando indietro. La nuda pietra del pavimento e dei muri, le mensole e gli accessori in legno, tutto quanto si era dissolto nella sua pura essenza. Ed io facevo parte di essa.



di Silvana Donato

C'è un commento

  1. Angela Spissu ha detto:

    Mentre leggevo ti vedevo avvolta in un manto di luce, ti muovevi leggera come l’aria …; è una bella esperienza, un bel racconto, grazie!

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