Tecniche avanzate: la Matka

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7 aprile 2012 In Tecniche, Trattamenti

Benché questa sia una tecnica molto comune fra i sahaja yogi, la indichiamo come tecnica avanzata perché è bene cominciare ad usarla dopo aver praticato la meditazione per un po’, almeno un mese regolare. Questo è importante perché, nonostante le tecniche di Sahaja Yoga siano tutte naturali, vanno fatte con la giusta comprensione sottile e valutandone l’opportunità grazie alla sensibilità alle vibrazioni che a mano a mano sviluppiamo. Questo sarà chiaro più avanti in questo articolo.

limoni e peperonciniMatka significa bomba, perché è una tecnica molto efficace per liberare i nostri chakra dalle impurità. È una tecnica molto semplice, ma un po’ più elaborata rispetto alle altre. Essa prevede l’uso di due tipi di comuni alimenti: limoni e peperoncini. Sono note le capacità antibatteriche di questi alimenti, ma non è altrettanto nota (se non in certe culture) la loro capacità di assorbire le impurità a livello sottile. Anche la cipolla e il cocco hanno questa proprietà, ma li tratteremo in altri articoli.

La matka viene usata occasionalmente, quando sentiamo che i nostri chakra sono davvero molto pesanti; come dicevamo, questo si percepisce dopo un certo periodo di pratica della meditazione sahaja (descritta in questo sito). In quei casi, può essere molto d’aiuto, soprattutto per chi ha forti problemi di lato sinistro (indolenza, letargia, depressione, e anche malattia). Va bene anche per chi ha problemi di lato destro, anche se, in quei casi, è consigliato l’uso regolare di pediluvio fresco e ghiaccio.
Naturalmente, come metteremo in evidenza dopo, questi trattamenti sono decisamente poco efficaci senza la pratica regolare della meditazione.

Come si fa?

Il procedimento è molto semplice.
Di seguito è come lo ricorda un sahaja yogi che ha avuto occasione di cominciare Sahaja Yoga proprio con Shri Mataji negli anni 70:

In modo semplice vi spiegherò come facevamo negli ultimi anni 70 a Caxton Hall (Londra). Shri Mataji ci chiedeva di portare una busta di carta con 7 limoni (o lime, sono quelli tondi e verdi) e 7 peperoncini. Poi Shri Mataji vibrava i limoni e i peperoncini e chiudeva le buste. Andando a letto quella notte dovevamo aprire la busta, piazzandola alla testa del letto; il giorno dopo dovevamo chiudere la busta. Dovevamo ripetere questo per 7 notti, aprire la busta e poi richiuderla la mattina seguente. Poi dovevamo versare questa busta nel fiume (o mare). La busta doveva essere gettata chiusa nel fiume e non si doveva vedere il contenuto, perché ci si stava sbarazzando di negatività e non andava bene seguirla con gli occhi. (Testimonianza di Colin Dunwell)

Ora, siccome Shri Mataji non è presente, allora dovremo ricorrere ad un altro modo per dare vibrazioni ai limoni e ai peperoncini. Quello che si fa è di porli (una volta lavati con delicatezza ma avendo lasciati intatti i piccioli verdi) di fronte ad una foto di Shri Mataji per una giornata circa affinché assorbano vibrazioni. Siccome questo è un atto di offerta, è bene che sia fatto con cura, magari mettendo questi alimenti in un bel cestino o un bel piatto. Anche la cura con cui facciamo le cose ha la sua importanza.
Poi, si si tolgono i piccioli dei limoni e dei peperoncini e si mettono in una busta di carta (che, se necessario, può essere contenuta in una busta di plastica). La busta si tiene aperta alla testa del letto di notte e si chiude di giorno, evitando di guardare il contenuto. Dopodiché la busta va tenuta chiusa là, SENZA rimetterla davanti alla foto di Shri Mataji.
Si dovrebbe eseguire questa procedura — di aprire la busta di notte e chiuderla di giorno — teoricamente per 7 volte, ma noterete da voi che a volte sentirete la necessità di interrompere il trattamento prima, perché percepirete che la matka ha praticamente esaurito la sua capacità assorbente. Come si fa a sentire? Ecco, come dicevamo, qui ha senso l’importanza di aver sviluppato una discreta sensibilità alle vibrazioni, perché è questo che ci permette di discriminare.

Ecco un’altra procedura per la preparazione e l’uso della matka, è un po’ più complicato da eseguire, ma ve lo proponiamo perché magari potrebbe trarne maggior beneficio.

  1. Prendere 7 limes (o limoni) e 7 peperoncini, pulirli, piazzarli in un vaso di terracotta, aggiungere un po’ di acqua vibrata e del kum-kum (è una terra rossa) e mettere il tutto di fronte alla foto di Shri Mataji per una notte (o un giorno) per vibrarlo.
  2. Prima di andare a dormire si mette il vaso vicino alla testa (per esempio sotto il letto o alla testa del letto, di dietro o di lato, a seconda della possibilità).
  3. Di mattina si copra il vaso con un coperchio, senza guardare dentro. La notte seguente, si apra il vaso prima di andare a dormire, sempre senza guardare dentro.
  4. Ripetere per 7 notti. Se la matka marcisce prima della serie delle 7 notti  (si sente un cattivo odore)  oppure vi sentite a disagio, si interrompe il ciclo.
  5. Quando il trattamento è finito, si offre il tutto al fiume o alla Madre Terrra (seppellendolo).
Domanda: se non c’è un fiume o il mare vicino casa, come si fa? Un accorato consiglio: non gettate la matka nel WC! (Se qualcuno si dovesse meravigliare di questo consiglio, è meglio dirlo che non averlo detto). A quel punto, in mancanza, è meglio gettare la matka nella spazzatura.

Nota importantissima

Benché non ci siano controindicazioni nell’uso di questa tecnica, non ha nessun senso usarla se non affiancata dalla pratica della meditazione sahaja, per un motivo molto semplice e ovvio.

Quando la Matka rimuove le impurità dai chakra, non vuol dire che i chakra raggiungono il loro stato ottimale di funzionamento, ma vengono semplicemente alleggeriti dagli ostacoli che glielo impediscono; è come se rimanessero delle lacune nei chakra che però debbono essere colmate dalle vibrazioni (l’energia della Kundalini), altrimenti altrettante impurità tenderebbero a ri-occupare tali lacune.
In merito Shri Mataji ha detto:

Dovete capire voi stessi, qual è il vostro problema, come pulirlo, come dobbiamo correggerlo. Non date tutto per scontato. Con molte persone che hanno problemi di lato sinistro, ad esempio, ci si limiterà a portare loro limoni e peperoncini pensando: “Ci pensa Madre”. Io posso farlo soltanto temporaneamente, ma se c’è un vuoto voi assorbirete nuovamente (la negatività, il blocco, ndt). (24 Luglio 1983)

L’avanzamento è progressivo.  È vero che la Matka (come altre tecniche) ci liberano dalle impurità, ma la possibilità di colmare quelle lacune e direttamente dipendente alla quantità energia cui siamo poi esposti. Se ci troviamo in un posto dove le vibrazioni sono molto forti, allora il lavoro di assestamento dei chakra sarà molto più efficace e veloce.
I posti con alta concentrazione di energia sono detti Satva.
Ora non è necessario andare in cima al mondo per trovare dei posti Satva (anche se occasionalmente qualche pellegrinaggio in posti del genere è altamente consigliato); quando ci si incontra collettivamente con tanti sahaja yogi, allora tutte le nostre Kundalini vanno a sommare, anzi vanno ad elevare esponenzialmente l’intensità di energia totale.
Questo è il valore degli incontri collettivi che si può comprendere solo sperimentandolo.

Nota dell’autrice

Benché la pratica della meditazione serva per la nostra evoluzione spirituale, può capitare che quando uno la comincia possa avere dei problemi di salute o di altro genere e che questo renda la meditazione piuttosto difficile. È per questo motivo che Shri Mataji ci ha insegnato queste tecniche più forti nel liberare i nostri chakra.
In alcuni casi, è necessario una dedizione maggiore nella cura della propria malattia, per cui nel 1996 è stato fondato un centro vicino Mumbai in cui vengono usate solo tecniche di sahaja yoga, inclusa la meditazione naturalmente.
Ho avuto occasione di andare là solo una volta  (e purtroppo solo per un paio d’ore)  e ho subito percepito delle vibrazioni molto forti, che mi hanno in così poco tempo liberato da alcune pesantezze ai chakra; questa è stata la mia esperienza.
Per cui, per chi fosse interessato, questo è il link del centro: Sahaja Health Centre.



di Silvana Donato

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