Un po’ di terminologia Yoga

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21 maggio 2010 In Chakra

Abbiamo visto che il benessere del nostro biosistema dipende dal corretto funzionamento dei microsistemi di cui esso è composto.
Un microsistema è dato non solo da elementi fisici funzionali (quali organi, plessi nervosi, sistemi linfatici, etc.), ma anche dal suo aspetto emozionale e spirituale: tutti questi aspetti collaborano per il corretto funzionamento dei microsistemi. Consideriamo che, se abbiamo qualche problema fisico, sicuramente anche il nostro stato emotivo ne sarà influenzato e viceversa se siamo emotivamente indisposti è molto probabile che fisicamente accuseremo un disagio.
Ora vi facciamo notare che la conoscenza interiore di noi stessi era stata investigata dagli yogi prima ancora che esistesse la medicina moderna e la psicologia ed aveva portato alla individuazione di tali microsistemi tramite una profonda introspezione. In lingua sanscrita, questi “microsistemi” sono stati chiamati chakra. La traduzione corretta del termine chakra è ruota, ovvero ruota di energia.
I chakra principali si trovano allineati lungo la colonna vertebrale e nella testa e in tutto sono 7. Ognuno di questi chakra è quindi preposto a regolare il funzionamento fisico, emozionale, mentale e spirituale del nostro essere, aspetti che risultano quindi essere strettamente correlati l’uno con l’altro.
Come abbiamo detto nel precedente articolo, se uno o più di questi chakra non funzionano correttamente, è possibile aiutarli grazie all’intervento di una energia localizzata nel nostro osso sacro e chiamata in sanscrito Kundalini. Kundal significa spirale, perché la Kundalini si trova avvolta in 3 spire e mezzo nella sua sede naturale, ma una volta attivata si sviluppa lungo la nostra colonna vertebrale fino a raggiungere l’ultimo chakra in cima alla testa, in corrispondenza dell’osso chiamato “fontanella” (in sanscrito Sahasrara Chakra).
Una cosa interessante da notare è l’attribuzione di nomi così significativi a certe parti del nostro corpo, come “osso sacro” e “osso della fontanella“: questo ci fa capire come la conoscenza sottile del nostro essere sia stata intuita non solo in India, ma anche nel mondo occidentale. Esistono infatti molteplici iconografie e simbolismi raffiguranti la Kundalini che sale e che fuoriesce dal Sahasrara. Alcuni simboli della Kundalini sono la colomba, il serpente (che vediamo simboleggiare la conoscenza ne caduceo, icona usata tipicamente nella medicina) oppure la fiammella dipinta sulle teste dei santi.

Pentecoste El GrecoGeneralmente l’attivazione della Kundalini viene più poeticamente chiamata risveglio della Kundalini, perché si immagina che essa sia in uno stato dormiente fino a che non viene risvegliata. Una volta che essa è risvegliata, sale lungo la nostra colonna vertebrale e crea il canale (centrale) attraverso il quale essa si muove fino al raggiungimento del Sahasrara chakra. Questo canale viene chiamato Sushumna Nadi e viene giustamente indicato come il canale della nostra evoluzione spirituale. Lungo il suo tragitto, la Kundalini incontra sei dei chakra (i chakra sono 7 ma il primo si trova sotto l’osso sacro e non viene attraversato da essa) e passando attraverso di essi se ne prende cura, proprio come una madre, e permette loro di rinvigorirsi e correggersi se ne hanno bisogno.
Il risveglio della Kundalini non può essere forzato, ma può avvenire solo in modo spontaneo. D’altro canto, una caratteristica molto importante della Kundalini è che la Kundalini risvegliata di una persona può stimolare la Kundalini di un’altra persona a salire in modo spontaneo.  Possiamo comparare questo fenomeno con la risonanza “per simpatia” (risonanza acustica), che avviene quando le corde di un particolare strumento entrano in risonanza (oscillazione) quando altre corde oscillano.  Ed è questo il segreto di Sahaja Yoga, che consente a tutti di gioire di questa esperienza e di permettere ad altri di gioirne, in modo così semplice.

Siccome i chakra sono delle ruote di energia, dobbiamo immaginare che essi funzionano in modo ottimale quando riescono a ruotare ad una appropriata frequenza (spin); se un qualsiasi disturbo provoca una variazione della loro frequenza, allora il compito della Kundalini sarà quello di aiutarli a ripristinare la frequenza ottimale.
Più poeticamente i chakra sono raffigurati come dei fiori che si chiudono e si aprono a seconda del loro stato. Se essi sono in armonia, si aprono ed emanano tutta la loro fragranza, che possiamo ammirare dall’esterno come l’espressione di tutte le qualità di cui essi sono dotati. Se invece i chakra sono appesantiti o stressati, il fiore si chiude e nessuna aroma è in grado di diffondersi. Noi accusiamo disagio e non ci sentiamo bene con noi stessi e con gli altri.  In Sahaja Yoga, ci sono tecniche molto semplici che consentono di riportare all’equilibrio i nostri chakra, donandoci così momenti di benessere crescenti fino a raggiungere uno stato di benessere costante: in questo modo diventiamo sereni e affrontiamo più facilmente le problematiche che possono presentarsi nella nostra quotidianità.

Ecco di seguito una video che visualizza l’ascesa della Kundalini nei nostri chakra.
Animazione dell’ascesa della Kundalini



di Silvana Donato

Ci sono 2 commenti

  1. Laura ha detto:

    Ciao Silviana,
    continuo a fare domande su questo sito, ma più leggo e più sono curiosa.
    Scusa la domanda un po’ stupida, ma non ho capito se la kundalini risvegliata che percorre tutto il canale centrale la prima volta rimane in questa “posizione” o se “torna indietro” e bisogna fare ogni volta lo stesso procedimento per proteggere tutti i chakra.
    Grazie comunque per la disponibilità che dimostri.

  2. […] blocco ai chakra. Quando noi adottiamo delle attitudini (e abitudini) scorrette verso noi stessi (lato sinistro) e/o verso il mondo (lato destro) allora andiamo ad influenzare negativamente il lavoro dei nostri […]

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