Vishuddhi chakra: simboli e tradizioni

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17 settembre 2010 In Vishuddhi

Come abbiamo visto, il Vishuddhi chakra è uno dei più complessi. Esso è sito alla base del collo ed è riflesso negli indici delle mani e dei piedi. Si prende cura di tutti i nostri organi di comunicazione (orecchie, gola, occhi, etc), delle spalle e della nostra capacità di percepire le vibrazioni: più il nostro Vishuddhi sta bene e più facile sarà sentire chiaramente le vibrazioni.

Oltre alla comunicazione e quindi al rapporto con il mondo esterno, questo chakra è coinvolto anche nel rapporto che abbiamo con noi stessi nel aspetto di lato sinistro: la stima e il rispetto di se stessi sono caratteristici di questo aspetto. Da cui si deduce che la qualità fondamentale del Vishuddhi sinistro è la dignità. Un altro aspetto fondamentale del Vishuddhi sinistro è il rapporto puro che si ha fra le persone nella società. L’attitudine che spesso si ha di guardare questa o quell’altra persona per attirarne l’attenzione e mandare segnali sensuali indebolisce questo chakra. Pensate alla dignità di un Re (o di una Regina) che ha la propria consorte e ha un contegno rispettoso verso tutte le altre donne; e poi pensate ad un Re, sempre sposato, che si lascia sedurre da tutte le donne che gli capitino a tiro. Per quanto questa attitudine libertina, nella nostra società, sembri quasi un simbolo di orgoglio e di “saper vivere”, in realtà rendersi continuamente disponibili indebolisce il senso di dignità, parimenti in uomini e donne.

Analogamente nel lato destro del chakra, le qualità fondamentali sono il rispetto degli altri e il senso di diplomazia, ovvero la capacità di comunicare in maniera da non ferire gli altri. Shri Krishna usava un’espressione molto bella:satyam bade, priyam bade… itam bade, che significa: bisogna dire la verità, ma dirla in modo che sia gradevole allo Spirito, al bene dell’altra persona.

L’aspetto centrale del chakra, naturalmente comprende quelli citati finora e ci porta ad una dimensione superiore nel nostro rapporto con le altre persone. All’equilibrio esso ci dona un forte senso collettivo e in stato meditativo potremmo percepire l’universo come un unico essere: quello che in sanscrito è chiamato Virata. Esiste una scena molto bella nella Bhagavad Gita (vedi in basso), in cui Shri Krishna rivela la sua vera natura (ovvero l’essere cosmico, il Virata) al suo interlocutore; davanti agli occhi di Arjuna si manifestano mondi, esseri… praticamente tutto e lui, non potendo sostenere tale visione, infine supplica Krishna di riprendere le sue sembianze umane.
Il fatto di comprendere e percepire di essere parte del Tutto, ci permette anche di sviluppare il distacco dalle nostre azioni e dalle azioni degli altri.

Simboli

Elemento: Etere

Colore: Blu

Pianeta: Saturno

Giorno: Sabato

Pietra: Zaffiro

Tradizioni

Colui che rappresenta appieno le qualità del Vishuddhi nella tradizione indiana è Shri Krishna, la cui shakti (potere femminile) è Shri Radha.
Shri Krishna e Shri Radha sono veramente esistiti circa seimila anni fa in India (Shri Krishna è considerata l’ottavo avatar di Shri Vishnu, mentre Shri Radha è l’avatar di Shri Laxmi). Di tutte le incarnazioni, quella di Shri Krishna è fra le più interessanti, perché si è manifestano nella sua piena forma divina.
Egli si manifestò al mondo in un periodo in cui il ritualismo e la rigidità avevano preso il sopravvento nelle religioni, perdendo così la bellezza della gioia e dell’amore nel rapporto che si ha con Dio e la capacità di vedere il “gioco della vita”. Così Shri Krishna usava spesso incantare i pastori e le pastorelle del suo villaggio con la  musica melodiosa del suo flauto; giocava molto e scherzava spesso e attraverso i suoi scherzi impartiva importanti lezioni di vita alla sua gente.
La sua stessa vita si presenta come una “commedia”. Lo zio aveva usurpato il trono del proprio padre e una profezia aveva predetto che l’ottavo figlio di Devaki (la sorella) sarebbe stato il suo giustiziere; così lo zio aveva imprigionato sorella e consorte, con l’intento di uccidere l’ottavo nascituro. Con un sotterfugio, la coppia reale riuscì a salvare il figlio dandolo in adozione ad una famiglia di pastori (Yashoda e Nanda di Gokula) con i quali crebbe. Infine, al momento giusto, Shri Krishna riuscì a uccidere il terribile zio e a liberare i suoi familiari imprigionati. E questo è solo l’inizio.

Le gesta del Re Krishna sono celebrate in uno dei più famosi poemi epici indiani, il Mahabharata (significa “Grande India”), una parte del quale è la Bhagavad Gita (Canto del Beato), uno dei più noti trattati di yoga. Nella Bhagavad Gita, Shri Krishna interloquisce con Arjuna (uno dei protagonisti del Mahabharata). All’inizio di una importante battaglia, Arjuna è colto dallo sconforto perché deve affrontare ed uccidere alcuni dei suoi parenti. Nella battaglia, Shri Krishna è l’auriga e consigliere ed è in questo momento che interviene per dare conforto al suo amico e per illustrare e l’importanza dello yoga (uno dei nomi di Shri Krishna è proprio Yogeshwara, che significa proprio Signore dello Yoga). Nei versi di questo poema, egli evidenzia le virtù del distacco, il fatto di agire senza essere attaccato ai frutti dell’azione.

Il Vishuddhi sinistro e il Principio della Sorella

L’archetipo primordiale che raffigura il Principio della Sorella è quello di Shri Vishnumaya.
Nella tradizione indiana, anche questo principio è celebrato, proprio come quello tra marito e moglie, tramite una cerimonia chiamata Raksha Bandhan (significa “legame di protezione”); in essa, le donne scelgono gli uomini che considererano come fratelli donando loro un filo di cotone (di solito un braccialetto in cotone) detto raki.
Il legame fratello-sorella non è esattamente un legame di amicizia, ma un legame profondo e sacro in cui la sorella sostiene il fratello e il fratello protegge la sorella, proprio come comunemente dovrebbe avvenire in una famiglia. È un legame speciale e molto puro.

Uno degli esempi di rapporto sorella-fratello si ritrova nel Ramayana (l’opera che narra la vita di Shri Rama). Mentre Rama si trovava in esilio nella foresta con sua moglie Sita e suo fratello Laxmana, il terribile demone di Shri Lanka decise di rapire Sita. Con l’inganno, un amico del demone aveva allontanato dall’accampamento Rama, per cui  Laxmana era rimasta l’unica protezione di Sita. Ma nel momento in cui anche Laxmana fu attirato in una trappola, prima di allontanarsi, egli realizzò un cerchio protettivo intorno alla casa dove si trovava Sita (che per lui era una sorella) e nessuno poteva varcare quel cerchio protettivo; quando il demone si avvicinò, non riuscì infatti a oltrepassare il “bandhan” (cerchio protettivo) e solo con l’inganno poté infine rapire Sita.



di Silvana Donato

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