Discorsi sul Vishuddhi

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3 agosto 2011 In Discorsi, Vishuddhi

L’Arte dello Yoga

Oggi abbiamo deciso di adorare Yogeshwara. Credo che questo sia il nome più grande di Shri Krishna che noi possiamo pronunciare: significa che Lui è ‘Yog-Ishwara’ cioè il Signore dello Yoga. Come sapete la parola Yoga vuol dire ‘unione con il Divino’, ma Yoga ha anche un altro signifi­cato che è Yukti [è un termine usato proprio nella Bhagavad Gita]. Non è possibile tradurre la parola yukti in inglese in modo appropriato. Forse potremmo tradurla con ‘trucco’. Però il termine termine ‘trucco’ è sempre riferito a qualcosa di strano e di nega­tivo, invece il senso di ‘yukti’ si riferisce alle tecniche. Ma la parola ‘tecnica’ sottin­tende qualcosa di meccanico… Insomma non riesco a trova­re una parola idonea per tradurre ‘yukti’.
Possiamo comunque dire che significa ‘conoscere la tecnica e i trucchi della tecnica’. Dunque ‘yukti’ è un altro significato della parola yoga, che vuol dire che anche se siete connessi con il Divino, se non conoscete i trucchi dell’unione è inutile, non riuscirete a trarre alcun vantaggio dalla vostra connessione. E dunque dopo la realizzazione si tratta non soltanto di imparare le tecniche ma anche i loro ‘trucchi’.

Lila: il gioco della vita

Tornando a parlare di Shri Krishna, Egli è un’Incarnazione venuta dopo Shri Rama. Shri Rama era venuto come Mariadapurushottama, vale a dire come una persona che ha veramente raggiunto l’ideale delle mariadas [i giusti limiti del comportamento, sostegno dell’evoluzione, n.d.t.], ed era anche un re che agiva per il bene comune.
Ma nel caso di Shri Krishna si era in un’altra fase. La gente era diventata estremamen­te seria e discipli­nata, conduceva una vita, per così dire, super-dharmica; e questo aveva bloccato l’evoluzione. Pensavano : “Basta seguire queste regole ogni gior­no, e abbiamo rag­giunto la meta”. Era proprio arrivato il momento in cui doveva venire shri Krishna.
E’ stato Shri Vishnu stesso a venire come Shri Krishna per parlarci dell’asce­sa e per dirci che tutto è un gioco; però questo gioco può farlo solamen­te chi ne è maestro. Facciamo un esempio: supponiamo di avere a che fare con un problema di trasmissione di energia elettrica e di non sapere come giocarci con questa cosa. Non sto parlando della conoscenza che ci vuole o di come fare le connessioni, ma di come giocare. Supponiamo che conosciate solo tutta la tecnica che ci vuole. Diventa tutto un gratta­capo, perché pensate in continuazione a ciò che state facendo e a ciò che dovete ancora fare: “Dobbiamo fare questo e quest’altro, questo collega­mento non va bene, quell’altro dovrebbe essere fatto meglio…” Vi stan­cate e vi annoiate. Ma se è un gioco, solo un gioco – e per chi ne abbia piena padronanza è un gioco – se è un gioco non vi stancate, è divertente, è solo divertente.

E’ proprio questo che viene chiamato Lila. Shri Krishna viene chiamato Liladhar [colui che dà il gioco] perché è un maestro [in questo]. E’ venuto come maestro. Maestro non nel senso di Guru, ma nel senso di “maestro delle yukti”, maestro di tutte le arti dello yoga. Ed è molto destro ed abile perché per lui tutto è un gioco ed è questo ciò che noi tutti dobbiamo sapere: nello yoga tutto quello che facciamo dovrebbe essere un gioco.
Per esempio svegliarsi alle cinque di mattina dovrebbe essere un gioco. E’ veramente bello la mattina a quell’ora, quando il sole non è ancora sorto per sugge­rirvi ciò che dovrete fare e la luna è già tramonta­ta. Vi alzate, è ancora buio, e vi sedete per la vostra Dhyana [meditazione]. Non è una cosa ‘seria’, non è qualcosa di noioso, è un gioco. Ma per poter fare questo dovete essere un maestro, se siete un maestro dello yoga allora tutto questo diventa un gioco.

Comunicare con dolcezza

Ci sono però altre yukti di Sahaja Yoga, sempre più sottili, e anche di quelle dovete diventare i maestri. La prima è connessa al carat­tere di shri Krishna, che era madhuri, cioè dolce, l’essenza della dolcezza. C’è quel modo di dire: ‘dolce come il miele’… Quando lui parlava o comu­nicava con qualcuno, lo faceva attraverso la dolcezza. Se non avete svilup­pato questo modo di comunicare, allora in nessun caso siete vicini allo Yoga. Parlava alla gente con dolcez­za, automaticamente. Per lui tutto è madhuri, il suo linguaggio, le sue azioni, il suo viso, tutto è madhuri.
Per quanto riguarda il comunicare, il tipo di comunicazione più grande è quello che avviene tra gli esseri umani. A questo proposito molti pensano che con l’aggressività si comunica meglio. Il che non è vero. Supponiamo che vogliate ottenere qualcosa da qualcuno. Andate da lui e gli dite :”Devo avere questa cosa!”. Come potete fare così? La sua risposta sarà certamen­te “No!”. Ma se siete dolci e vi mettete a parlare con dolcez­za, allora al novantanove per cento dei casi la persona si scioglierà.

Un vero yogi non conosce la collera

Secondo shri Krishna fra le cose peggiori che abbiamo ci sono sei nemici, ma il primo di cui parla è ‘krodh’, il primo è ‘krodh’: la collera! Se dentro di voi c’è della collera, allora non siete affatto dei maestri. Un maestro non ha bisogno di arrabbiarsi, perché sa guidare il gioco. Può farvi girare in tondo come niente. Che bisogno ha di perdere la pazienza? Ma se non ce l’avete questa maestria nel trattare la gente, allora dopo cinque minuti che parlate comincerete ad alzare la voce e dentro di voi qualcosa comincerà ad abbaiare. Questo perché dentro di voi c’è ancora della collera che brucia, ma un maestro non dovrebbe conoscere la collera. Non ne ha bisogno.
Shri Krishna ha parlato prima di tutto di ‘krodh’. Dalla ‘krodh’ cominciano tutti i problemi, uno dopo l’altro, uno dopo l’altro… Se siamo persone colleriche dobbiamo stare all’erta. La collera viene dal vishuddhi. Parte dal fegato, Vishnu, e viene espressa dal vishuddhi: la faccia diventa rossa, gli occhi diventano rossi, dalla bocca escono un sacco di parole orribili, tutta l’espressione cambia così tanto.
Dobbiamo guardarla questa collera dentro di noi. Dove sta? “Dove sta questa collera? Nel fegato? Bene, lo metterò a posto!” Per padroneggiarla dovete affrontare voi stessi con chiarezza. Per esempio capita che in diversi mi vengano a dire: “Madre, quella donna è così collerica, così dominante. Fa questo, fa quest’altro…” Ma se parlate con lei: “No, no, non faccio affatto così… Mi comporto bene…”. “Com’è allora che gli altri dicono così?”. “Non lo so, ma io comunque mi comporto bene”. Nient’altro. Ma se qualcuno fa certe osservazioni, esaminatevi un po’. Vi arrabbiate o no? Perdete presto il controllo? E’ facile rendersene conto e poi affrontare se stessi. Insomma il trucco per riuscire sta nell’affrontare se stessi e da soli comprendere quanto si stia sbagliando.

Dunque la prima cosa è l’umiltà, che dovrebbe essere autentica, e poi la capacità di tenere l’animo tranquillo. Niente collera, non c’è nessun bisogno di andare in collera. Al massimo potete dire : “Che fai, perché fai così?” Se voi fate qualcosa che non va… io al massimo dico: “Non mi piace che facciate così!”, e non insisto oltre. Al massimo questo. Fin qui, va bene, va bene finché dite :”Questo non mi piace!” Ma non andate oltre. Se vi riuscite a bloccare a questo punto, questa abitudine di arrabbiarsi se ne andrà, questa arroganza se ne andrà. E se ne deve andare, questa collera se ne deve andare! Poi vi sorprenderete di quanto vi sentirete sollevati. Perché quando l’ira viene provoca una reazione e colpisce il left Vishuddhi e vi sentite colpevoli. Non ci restate bene: “Perché ho detto così? Non avrei dovuto farlo”. E il Vishuddhi è a pezzi. Il left Vishuddhi è un vero grattacapo: ci si accumula tutto dentro come un magazzino, la vostra collera, l’ira, tutto. Va fuori uso e sapete questo che problemi comporta!

Allora se vi arrabbiate con qualcuno non sentitevi poi colpevoli, ma andate davanti allo specchio e schiaffeggiatevi una, due, tre volte per benino. Arrabbiatevi con voi stessi: “Mi arrabbio? Va bene, allora adesso vado davanti allo specchio e giù schiaffi!” Così come vi arrabbiate con gli altri, fatelo con voi stessi, recitate questa parte. Non vi sentirete più colpevoli. Anzi è meglio che con voi vi arrabbiate ancora di più di quanto non facciate con gli altri, così il left Vishuddhi sarà completamente svuota­to. La prossima volta non vi arrabbierete più. Ma sentirsi colpevoli signifi­ca che lo rifare­te, lo rifarete e lo rifarete ancora.

Guardare se stessi

È essenziale osservarsi dentro. La natura di Shri Krishna ci spinge a guardare dentro di noi, per vedere che cosa ci procura i problemi. Dovremmo scoprirlo. Dovremmo guardare noi stessi, dentro di noi, e non è molto difficile.
Quando vogliamo vedere il nostro volto, ci guardiamo allo specchio. Allo stesso modo, quando sentiamo il bisogno di vedere il nostro spirito, dovremmo scoprire in che modo vederlo dentro di noi. Molti Sahaja yogi mi hanno chiesto: “Madre, come possiamo vedere ciò che è dentro di noi e come ci comportiamo?” Per questo è necessario diventare molto umili. Se non abbiamo umiltà, saremo offuscati dai nostri stessi pensieri.
Shri Krishna, nella sua vita, per prima cosa dimostrò di essere proprio come un bambino piccolo. Proprio come un fanciullo. Non sapeva niente, non pensava niente di se stesso. Aveva sua madre e voleva crescere con il sostegno di lei. Anche noi dovremmo guardarci dentro e renderci conto che siamo come bambini piccoli. Shri Krishna l’ha ripetuto più volte, ed anche Gesù Cristo ha detto la stessa cosa: dovremmo diventare come fanciulli. Dovremmo vedere il confortante alone tipico della dolcezza dei bambini. Parliamo come loro? Qual è la qualità dentro di noi che ci fa diventare come i bambini?
I bambini sono sinonimo di purezza, di innocenza. Dobbiamo osservare noi stessi con questa innocenza ed ammantarcene. L’innocenza è davvero adorabile: se osservate i bambini, l’amore che sentite per loro è dovuto al fatto che sono innocenti. Non conoscono la furbizia, non si considerano importanti, niente del genere. Che cosa sanno? Sanno che tutte queste persone sono la nostra famiglia, i nostri fratelli, sorelle, tutto. Ma come lo sanno? È questa la domanda. Mentre i bambini hanno questa consapevolezza, noi abbiamo dimenticato che siamo come bambini innocenti e che, dentro di noi, abbiamo l’innocenza.

È questo l’unico aspetto di Shri Krishna. Da bambino era assolutamente semplice, e una volta cresciuto spiegò la (Bhagavad) Gita, che è molto profonda. Come è accaduto che gli esseri umani siano cresciuti in essa? Allo stesso modo noi possiamo crescere in Sahaja Yoga: l’abbiamo trovato ma non approfondito. Per progredire occorre lasciarsi dietro tutti gli aspetti negativi.
Innanzitutto ci occorre il temperamento dei bambini. Se diciamo a qualcuno che si dovrebbe diventare come bambini, è molto difficile da realizzare. Non si può semplicemente abbandonare la propria personalità e diventare come fanciulli. Ma vivere con i bambini, rispettandoli, ascoltando ciò che dicono, può fare una grande differenza e possiamo cambiare tutto dentro di noi.

Innanzitutto dobbiamo essere consapevoli del fatto che, durante la crescita, molte cose negative si sono insinuate in noi. Come dovremmo rimuoverle? Che genere di negatività è entrata dentro di noi? Se ci riflettiamo e vi poniamo la nostra attenzione, possiamo correggerle.
Dobbiamo fare attenzione, per esempio, a quando parliamo a qualcuno in modo aggressivo, o vogliamo sgridare qualcuno, o pensiamo in continuazione a come correggere qualcun altro. Quando la nostra attenzione si rivolge agli altri ci allontaniamo dal nostro sé, perché siamo noi stessi a dover essere a posto. Ecco perché non serve a niente pensare agli altri. Quindi dovremmo, innanzitutto, osservare soltanto noi stessi, dovremmo vedere noi stessi. Ma sta accadendo tutto ciò di cui ho parlato; sta accadendo ai Sahaja yogi, perché la Kundalini si risveglia interiormente e mostra tutti i percorsi.

Introspezione

Resta però da vedere come scovare l’impurezza interiore. In primo luogo si dovrebbe cambiare il modo in cui guardiamo i difetti degli altri, perché le stesse mancanze si trovano anche dentro di noi. Invece di guardare i difetti altrui, quindi, dovremmo osservare quelli dentro di noi. Se impararemo a vedere questo, molte cose si risolveranno automaticamente.
La caratteristica dei santi e dei saggi è che vedono i propri difetti e riflettono su cosa li abbia fatti diventare così. Pensano: “Perché dico cose tanto dure? Perché mento così?” È un flusso costante di auto-osservazione. La maggior parte del tempo noi non siamo in questo flusso, pensiamo di esserne separati, ma non è così. Se comprendiamo che in noi esiste questo flusso che ci porta su percorsi dove non riusciamo nemmeno a riconoscere noi stessi, allora l’essere umano può rivolgersi all’interno.
Non credo che esista uno Yogi più grande di Shri Krishna, perché egli ci mostrò in che modo osservare gli errori dentro di noi, i difetti dentro di noi. Questa è una cosa enorme. Lui lo disse, ma coloro che davvero lo fanno sono pochissimi.
Vedere i propri difetti non è difficile, ma è abbandonarli la parte più ardua. Ecco perché il modo di osservarli deve essere sottile e minuzioso, e la nostra attenzione dovrebbe essere rivolta in questa direzione. Ci si può pulire molto in questo modo.
Per quale motivo non riusciamo a vedere noi stessi? Cos’è questo velo che si frappone? È il velo delle cose negative, quali l’ego ecc. Esse si innalzano e noi non riusciamo a vedere i difetti che dovremmo vedere e che è davvero essenziale vedere.

Stato di testimonianza

Quello che più conta, a proposito dei poteri di Shri Krishna, è che lui vi dà lo stato di testimonianza, il che è molto importante anche perché, in questi tempi di Kali Yuga [l’Era del Caos], in cui c’è una confusione completa per quanto riguarda i valori, ci sono problemi di tutti i tipi che rendono il vivere molto complicato.
Lo stato di testimonianza è possibile solo attraverso la meditazione, quando raggiungiamo lo stato di consapevolezza senza pensieri. Sono due cose che vanno insieme: lo stato di testimonianza è lo stato in cui non reagiamo, perché se si reagisce allora cominciano tutti i problemi. É molto facile da capire: reagiamo o attraverso l’ego o attraverso il superego, non ci sono altri modi.
Ad esempio qui ora c’è un bel tappeto. Se guardandolo uso il mio ego comincio a pensare: “Dove l’hanno preso? Quanto l’hanno pagato?” Questa è la prima reazione, poi potrei andare oltre e arrivare addirittura all’ira: “Perché hanno portato un tappeto così pregiato? Che bisogno c’era di metterlo qui?” E potrei andare avanti così, una critica dopo l’altra. Se invece guardo sotto l’influenza dei miei condizionamenti, potrei direi: “Ma questo colore non è adatto per un Krishna Puja! Avrebbe dovuto essere di un altro colore per il Krishna Puja!…” E potrei proseguire, una lamentela dopo l’altra, senza fine.

Lo stato di testimonianza non è uno stato mentale, è uno stato di ascesa spirituale in cui voi diventate un testimone. Il modo migliore per esercitarsi nello stato di testimonianza è quello di non criticare nessuno. Non criticate. Ho visto persone che stanno sempre a criticare gli altri. Non sanno criticare se stesse e allora si mettono a criticare gli altri, al punto che non riescono nemmeno a vedere cosa non va in loro, non vedono il male che loro hanno fatto agli altri. Pensano di avere il diritto di criticare gli altri e gli piace molto farlo. In verità non c’è niente che debba essere criticato, voi semplicemente osservate e constatate. Questo è tutto ciò che rientra nei vostri diritti. Non avete alcun diritto di criticare niente e nessuno.

Estratti di discorsi di Shri Mataji su Shri Krishna del 1991, 1998, 2003.

Ecco una video (in inglese) in cui Shri Mataji illustra, in un programma pubblico, gli aspetti sottili del Vishuddhi chakra.



di Shri Mataji Nirmala Devi

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