IX. Apprendere dall’antica saggezza popolare

Yoga: scienza antica, virtù moderna.

Così è cominciato il nostro percorso lungo la via della conoscenza del nostro Sé, su questo sito. Tutto quello che è stato detto nel corso dei secoli, dei millenni che hanno segnato l’ascesa  dell’essere umano verso l’apice della sua evoluzione, lo ritroviamo proiettato nella nostra vita  di tutti i giorni.
Alcuni racconti, alcune tradizioni hanno portato con sé questa sapienza, capace di riportaci alle radici del nostro essere e di elevarlo ad uno stato di consapevolezza superiore.
E questi racconti sono ancora capaci di stupirci, di fermare il continuo turbinare dei nostri pensieri, di portarci nella sileziosa quiete del nostro Sè, di donarci speranza e serenità.

Alcune ci fanno comprendere il nostro valore interiore, che tendiamo spesso a dimenticare quando siamo sommersi da mille problemi e disagi interiori, come in Il vaso spaccato, la La Divinità nell’uomo o Le spezie nel cassetto.

A volte ci sarà capitato di chiederci se Dio esiste (Dio esiste? il dilemma del barbiere), o se effettivamente vale la pena “essere buoni”, se esiste un paradiso (Inferno e paradiso del… samurai). “Ma se Dio esiste ed è uno solo, come mai esistono tante religioni?” ecco che un’altra domanda che sicuramente può essere affiorata nella vostra mente almeno una volta ed ecco come i sufi provano a dissolvere questo dubbio: L’elefante nel buio.

E allora, cosa ancora ci impedisce di librarci, di affidarci a questa antica sapienza e di essere sereni e felici? Cosa ci fa stare ancora a disagio, se la verità del nostro essere è così immediata, così vicina e reale? Così ci rende a volte così stolti, depressi, ansiosi, volubili, nervosi, arrabbiati? Quale terribile sortilegio è stato lanciato su di noi da impedirci di essere in completa armonia con l’assoluto?
Questo incantesimo in cui tutti gli umani sono avvinti viene chiamato… maya, una sorta di “illusione virtuale” che confondiamo con la realtà… proprio come suggerisce il famoso film Matrix degli Wachowski; agisce attraverso la nostra mente, anzi è propria la nostra mente: questa miriade di pensieri che ci proiettano verso un futuro permeato di ambizioni od ansietà, o verso un languido e nostalgico passato. Questa rete di pensieri intrappola la nostra attenzione, annichilisce le nostre facoltà mentali e ci rende schiavi, vivi ma schiavi di un’illusione.
Chi siamo noi veramente?
Quello che siamo lo vediamo negli altri (I tre uomini e il santo): siamo onesti e vedremo solo gente onesta, siamo leali e non sapremo cos’è la slealtà, siamo santi e vedremo solo la purezza. Inabissiamoci nei nostri condizionamenti, e ci porteremo appresso un’enorme zavorra (I due monaci buddisti e la donna). Crediamo di sapere tutto (Lo scolaro erudito), di essere responsabili della nostra vita, di quella dei nostri cari e di tutto ciò che sviluppa intorno a noi (Come la pazienza può vincere l’ego), persino del mondo, ma in realtà quello è solo l’EGO a farcelo credere.

E allora che fare? Come uscire da questa gabbia dorata?

Prima di tutto ricordiamoci che ogni siamo parte di Tutto, ogni nostra azione non avviene a caso, ogni nostra emozione, ogni desiderio si incastrano meravigliosamente a formare un Quadro Divino di cui siamo solo in minima parte consapevoli (Come la pazienza può vincere l’ego); questa considerazione ci porterà già verso una dimensione di meraviglia e umiltà verso la Maestosità  dell’Universo e del Suo Creatore.
Poi cerchiamo di addomesticare quella ribelle della nostra mente (Il nostro primo discepolo: la mente scimmia); cerchiamo il silenzio nella Natura (Sai che gli alberi parlano?); non lasciamoci ingannare dai nostri sensi sempre e comunque (Saggezza d’elefante): siamone padroni e non schiavi! Impariamo a gioire delle piccole esperienze quotidiane, quelle più semplici e delicata (Il Fiore Champa) e smettiamo di lanciarci nelle assurde ambiziose trappole dell’ego: le forti emozioni, le sfide autodistruttive, la sete di potere, il lusso sfrenato… a che ci servono tutte queste cose quando possiamo penetrare nella profondità del nostro essere ed attingere al nettare della Verità (Imparare a scrivere Uno).

E lo strumento migliore, più semplice e immediato, direi persino ovvio, per raggiungere questo sublime fine nient’altro è che l’ Amore, il Puro Amore (Come installare il programma LOVE.exe); l’Amore di cui parliamo è l’energia pura di Amore che permea tutto l’universo, che è intorno a noi senza che ce ne rendiamo conto.
Essa è il fine e il mezzo.
Dentro di noi si eleva a partire dal nostro osso sacro e la chiamiamo Kundalini, o Madre Universale, o Spirito Santo, o Rhu, ogni cultura ne ha parlato attribuendole un nome diverso.
Anche le favole, quelle più popolari, nascondono il segreto di questa rinascita. Prendiamo per esempio il caso della “Bella addormentata”, la quale cade in un sonno profondo dopo essere stata punta da un fuso. Molto si è parlato del simbolismo della storia, e per alcuni la principessa rappresenta proprio la Kundalini che a causa del materialismo, la realtà materiale (rappresentata dal fuso) si addormenta e con lei tutto il sistema sottile (il palazzo reale). A quel punto la nostra coscienza (il principe) dovrà trovare una via attraverso la spinosa mente (i rovi) e solo nel momento dell’arresa, questa riuscirà a superare la selva e a varcare la soglia del sacro tempio del proprio Sé (il castello incantato), risvegliandolo… con delicatezza (un semplice bacio).

E allora, una volta che avremo raggiunto questa dimensione superiore di completa serenità, pace e gioia, assoluto benessere,  non dovremo fare nient’altro che essere noi stessi per aiutare il mondo (Come aggiustare il mondo).

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